La Bottega delle Stelle e le favole di ceramica
Biavati: «Con l’arte si creano mondi e si può evadere dalla realtà» Dalla città i lavori fanno il giro del mondo e arrivano fino in Australia
di SAMUELE GOVONI
Entrare nella “Bottega delle stelle” è un po’ come aprire la porta di un mondo parallelo, come aprire una libro delle fiabe. Alle pareti ci sono decine di creature fantastiche, sculture di tutte le dimensioni che osservano ciò che succede all’interno della stanza. Cani, gatti, gufi, civette, uomini panciuti, donne allungate, diorami e soprammobili c’è spazio per tutti nella bottega di Riccardo Biavati, in via Vignatagliata a Ferrara. Lo spazio, situato nel cuore del quartiere ebraico, è il “quartier generale”, il luogo in cui tutto ha origine. È qui che nascono le creature di ceramica, tutte uniche e tutte diverse l’una dall’altra. Alcune sono destinate a rimanere nelle vetrine ferraresi, altre partono per città vicine e lontane: Firenze, Roma, Venezia, Torino, Milano ma anche Londra e altre località in Australia. Biavati nel corso degli anni attraverso le sue opere ha saputo crearsi un nome a livello internazionale nel settore delle ceramiche, diventando una garanzia del Made in Italy.
«La Bottega delle Stelle - racconta l’artista e artigiano, Riccardo Biavati - nasce negli anni Ottanta. Da ragazzo studiai all’accademia delle belle arti di Bologna poi insegnai arte al liceo Dosso Dossi di Ferrara e oggi eccomi qua. Non so dire - riflette - una persona si innamori di una tecnica piuttosto che di un’altra; rimane un mistero difficile da spiegare. Il mondo dell’arte è un percorso fatto di incontri e suggestioni. Lavorare la ceramica significa modellare, cancellare, ricominciare. Creare opere di questo tipo penso che sia un po’ una sorta di continuazione della stanza dei giochi che si aveva da bambini, un rifugio da una realtà non sempre piacevole». Nella Bottega delle Stelle, accanto a Biavati ci sono diversi artigiani e professionisti del settore, a partire dalla moglie Antonella Manfredini, fino ad arrivare agli altri collaboratori. Ognuno si occupa di una parte della creazione del manufatto. Si inizia col disegnare un bozzetto e si arriva a posare l’opera finita su uno scaffale espositivo.
«In mezzo, tra l’inizio e la fine c’è un lavoro fatto di attese e cura per il dettaglio. Noi - spiega Biavati - utilizziamo un’argilla plastica così definita perché contiene l’acqua ed è modellabile. Una volta data la forma, si lascia riposare in attesa dell’essicazione; poi si passa alla fase della “biscottatura” ovvero si cuoce l’argilla una prima volta. Successivamente l’opera viene colorata e decorata poi ricotta a una 1200 gradi». La produzione di bottega va dalla creazione di un oggetto piccolissimo a quello più impegnativo e per questo è difficile stabilire un tempo medio impiegato per la creazione.
«E poi - sorride - in un lavoro come questo è quasi impossibile misurare le ore perché la professione si mescola con la passione, con la vita e quindi idee e intuizioni si possono avere in qualsiasi momento del giorno o della notte».
Essere artigiani oggi come oggi è dura e Biavati non ne ga un mistero: «Avere una bottega che sia tale nel vero senso della parola è difficilissimo, è molto dura. I costi di lavoro sono altissimi e poi viviamo un momento di recessione planetario. Ci salviamo - dice - perché siamo all'interno di vari circuiti in diverse città d’arte; questa realtà non potrebbe vivere solamente su un mercato locale. Facciamo fatica ad andare avanti però continuiamo sia per la passione, sia perché ci sono famiglie che vivono grazie a questa attività però è dura, non nascondiamoci dietro un dito».
Nonostante i costi, le mille difficoltà, le fatture e i soldi che non bastano mai, le mani sapienti di questi artisti/artigiani sanno creare figure allegre, genuine e capaci di trasmettere serenità. La fantasia da sola non basta ma a volte può essere sufficiente una civetta o un barbagianni per strappare un sorriso. E allora forse è proprio vero che si va sempre alla ricerca di quella camera dei giochi o di quel mondo parallelo, in cui i problemi restano fuori dalla porta. Almeno per un po’.
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