La Nuova Ferrara

«Con le canzoni parlo di me e della vita che mi circonda»

di SAMUELE GOVONI
«Con le canzoni parlo di me e della vita che mi circonda»

Grant Lee Phillips, la voce dell’America arriva alla Sala Estense di Ferrara Quella di martedì sarà l’unica data italiana del tour del folk singer

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di SAMUELE GOVONI

Martedì la Sala Estense, ribattezzata per l’occasione Sala K, ospiterà Grant Lee Phillips; iconico cantautore statunitense che arriva a Ferrara per un concerto che si preannuncia intimo, coinvolgente e a contatto diretto col pubblico, come del resto vuole la migliore tradizione folk e umplugged. Per l’artista di Stockton, California, quella di martedì alle 21 sarà l’unica data italiana. Per il concerto organizzato dalle associazioni Zone K e Roots Music Club, in collaborazione con Arci Ferrara e col patrocinio del Comune, si prospetta un sold out. Nonostante l’oceano e il fuso orario siamo riusciti a contattare Grant Lee Phillips che ha accettato di raccontarsi alla Nuova..

Il suo ultimo album “The Narrows” è uscito un anno fa. Come descriverebbe il disco?

«È un album che racconta un periodo della mia vita, che testimonia una fase di ricerca, perdita, sradicamento e incontro con una realtà sconosciuta, nuova. Queste tematiche sono ricorrenti in tutto l’album, ho messo in musica qualcosa di molto personale. The Narrows però si addentra anche in un contesto sociale più ampio, che va al di là della mia condizione e lo fa con brani come Cry Cry e Santa Irons».

Chi Grant Lee Phillips oggi? È cambiato nel tempo?

«Ciò che sono, la mia identità non è cambiata nel corso degli anni. Sicuramente mi sono evoluto ma non sono diverso da ieri. Ho sempre lavorato come musicista e compositore. Tutti i campi che ero curioso di esplorare come la scrittura, l’arte e la musica, non sono mai stati messi da parte in favore della professione; anzi. E poi la mia vita grazie alla vicinanza e al sostegno di mia moglie è diventata più ricca. La nascita di mio figlio è stato un motivo per ricalibrare e rivalutare tutto. Sono un marito, un padre e un’artista, tutto qui».

Dopo 18 anni dallo scioglimento dei Grant Lee Buffalo, che ricordo ha della band? Ci sarà una reunion?

«L’intero periodo, che va più o meno dal 1993 al 1999, è un po’ sfocato. Ci sono stati alti e bassi, estremi che si toccano con esperienze di questo tipo. Sicuramente gli album sono la testimonianza e il documento migliore. Abbiamo fatto una piccola reunion nel 2011 ed è stato un momento molto significativo anche per riscoprire l’energia collettiva della band. Sapevamo tutti che quell’esperienza non ci avrebbe intrappolati, però rappresenta una parte importante di tutti noi».

Molti si stanno schierando contro Trump, altri lo appoggiano. Da americano come vive questo momento politico?

«Era tanto tempo che il nostro Paese non si trovava faccia a faccia con un personaggio così. Questo presidente è entrato alla Casa Bianca con tanta aggressività e ridondanza. Ha i suoi sostenitori certo, ma le persone a lui avverse sono a mio avviso di gran lunga più numerose. Ciò che è allarmante è la velocità con cui la sua “cerchia” si è mossa per cercare di “far fuori” un governo democratico».

Conosce l’Italia? Ha qualche ricordo legato al Paese?

«Sono stato in Italia spesso e ho avuto occasione di attraversarla con i Grant Lee Buffalo prima e da solista. Durante il mio ultimo tour italiano ho viaggiato in treno ed è stata una vera e propria avventura, un modo diverso di vedere e conoscere il Paese. Da musicista, posso dire che l’Italia è uno dei luoghi più accoglienti del mondo. Si ha la possibilità di apprezzare i veri piaceri della vita, gli italiani hanno la capacità di mettere in pausa, riconoscersi l’un l’altro, trasmettono allegria e affetto e sanno essere grati di questa vita».

Biglietti disponibili (15 euro). Per info consultare l’omonima pagina Facebook.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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