Funder35 non premierà progetti di Ferrara
Tra i 57 sostenuti dal bando nazionale con 2.5 milioni di euro ne figurano due di ferraresi, ma presentati in altre città
Il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, aveva già lanciato l’sos insieme al bilancio della mostra ariostesca a Palazzo dei Diamanti: «Non è facile mantenere questa offerta culturale in una città che non riceve contributi da privati, o almeno non quanto le fondazioni bancarie locali e gli sponsor nazionali sostengono le mostre a Forlì, Cesena e Treviso». Al contempo crescono le imprese culturali giovanili no-profit sostenute attraverso il Bando Funder35, promosso da 18 Fondazioni associate ad Acri (Associazione di fondazioni e casse di risparmio spa), con l’obiettivo di rafforzarle sul piano organizzativo e gestionale, gratificando l’innovatività e favorendo la sostenibilità. Sono rappresentati tutti i settori: danza, teatro, musica, cinema, arte, circo, archeologia e turismo, tanto che il ministro Franceschini ha aperto la cerimonia di premiazione.
Nel 2016 sono stati selezionati 57 progetti che saranno sostenuti con 2.5 milioni di euro. Purtroppo Ferrara non c’è ed in regione non è la sola a mancare, mentre ne beneficeranno Bologna, Modena e Parma. Il dato curioso è la presenza di alcuni operatori culturali particolarmente attivi sul territorio, che però compaiono altrove. Ad esempio Elena Bertelli, attiva da anni per il Centro studi “Dante Bighi” di Copparo, la quale ha vinto con il team della Cooperativa BAM! di Bologna, mentre Marco Sgarbi, direttore del Teatro Arkadiis di Occhiobello, nonché anima tenace di Ferrara Off, ha vinto in provincia di Rovigo.
Scendiamo nel dettaglio: in cosa consiste Funder35?
«È un esperimento unico nel suo genere in Europa - spiega Sgarbi -, raggruppa fondazioni bancarie di tutta Italia con l’intento di finanziare progetti per aiutare le imprese culturali composte da giovani Under 35 a svilupparsi ed a crescere in un ambiente sicuro. Il bando è alla quinta edizione e supporta idee attuabili al massimo in un triennio».
Perché non c’è Ferrara tra le province coinvolte?
«Perché nessuna fondazione con sede nel nostro territorio ha accolto i termini del programma, ovvero coprire circa i due terzi delle spese progettuali. Nel rodigino c’è la Fondazione Cariparo, Cassa di Risparmio di Padova e di Rovigo».
Lei crede molto nelle potenzialità del luogo in cui vive e lo dimostra con Ferrara Off. Cosa ci stiamo perdendo?
«Potendomi confrontare con l’attuale presidente di Acri, Giuseppe Guzzetti, le ipotesi sono due: o c’è stata mancanza di fiducia nei confronti di Funder35 o è proprio mancanza di risorse. Per decenni la nostra città si è retta sulla Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, che sosteneva cultura e intrattenimento a 360 gradi; non è un segreto. Se ci fosse lungimiranza, sarebbe auspicabile reperire un ente analogo, specie con la possibilità di allargare i nostri confini».
“Fare rete” ormai è diventato un jingle…
«Ma è un procedimento simile che raccoglie i bacini degli attori in gioco. Forse sarebbe illusorio aspettarsi che una realtà come la Fondazione Cassa di Risparmio di Cento avesse, da sola, la forza di sostenere l’intera provincia ferrarese. Mi associo alla richiesta di aiuto del sindaco, perché dovrebbe essere amplificata e meritare più ascolto».
Cosa vi siete inventati come Teatro Arkadiis?
«Il nostro progetto si chiama “Next Generation” e intende avvicinare le nuove generazioni al teatro, cercando di sopperire a una mancanza formativa. Non c’è ricambio di spettatori. Al teatro di Occhiobello ci siamo accorti che non c’è un pubblico adolescente, la fascia sotto i 30 anni è quasi assente agli spettacoli. Perciò ci siamo spesi per la fascia dai 6 ai 12 anni. Ci concentreremo sul nostro Comune e sarà una sinergia con le scuole e l’assessorato alla cultura. Concretamente? Andremo a creare delle situazioni laboratoriali insieme alle compagnie in palinsesto, in modo che i ragazzi possano fare un’esperienza diretta. Ci piacerebbe appassionare anche genitori e nonni dei bimbi coinvolti, altre generazioni che non hanno avuto la fortuna di essere spettatori, per trascorrere un momento insieme. A questo proposito - continua - assumeremo una nuova figura professionale sotto i 30 anni che inizialmente si formerà, per poi permettere che il progetto si concretizzi e diventi auto-sostenibile».
Quanto vi costerà metterlo in pratica?
«Riceveremo 35mila euro complessivi per tre anni, ma il costo totale è 50mila euro. Il denaro che resta sarà a nostro carico».
Ma si sa che con i contributi a consuntivo non si va lontano…
«Infatti, i finanziamenti non arrivano solo a lavori ultimati, ma prevedono una serie di anticipi che consentono la realizzazione, senza così penalizzare le realtà culturali che non dispongono di una cospicua liquidità o di altri crediti».
E una volta incassati i fondi sarete pronti?
«Affatto, Funder35 seguirà i progetti dall’inizio alla fine - conclude Sgarbi -, offrendo una serie di servizi ed opportunità per migliorare: formazione e accompagnamento, accesso facilitato al credito, sino al crowdfunding».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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