Bianchini, una voce degli anni ’80
Oggi il noto conduttore di Radio 2 presenta il nuovo romanzo all’Ibs + Libraccio
Sono pochi gli autori che hanno coraggiosamente rimesso in gioco il loro “tempo delle mele”, specie se ancora nell’aria. Luca Bianchini porta a Ferrara i suoi anni ’80, le sue giornate turbolente al liceo di Moncalieri (To), quando solo il tragitto casa-scuola sembrava un’impresa. E oggi, alle 18, presenta Nessuno come noi (Mondadori), ospite della libreria Ibs+Libraccio. Attraverso le emozioni di tre 17enni la voce inconfondibile di Radio 2 racconta le prime pene amorose ed esperienze sessuali. Un romanzo per chi ha conservato nel cassetto almeno una felpa Best Company e rimpiange le musicassette. Impossibile non associarlo a Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Brizzi, e a Come te nessuno mai di Muccino; d’altronde il passo dalle pagine allo schermo è breve.
Il primo amore è sempre una trappola…
«L’amore lo è in generale, ma nel primo - risponde - ci caschi più volentieri, perché non sai che puoi farti male».
Facendo il verso a Raf, cos’è rimasto dei suoi anni ’80?
«Ricordo che andavo in contro a una telefonata con gioia. Mi sono rimaste la corsa al bus ogni mattina e la speranza. Per quanto li abbiano denigrati come anni superficiali, mi hanno insegnato a essere ottimista. Potevi venire come me da una famiglia proletaria, iscriverti a Lettere moderne e farcela, trovando un lavoro vero. Allora l’adolescenza aveva uno sbrilluccichio in più. Poi ho una grande nostalgia per i piatti con la panna, oggi scomparsa dalle mode culinarie».
Quanto c’è di suo nella coppietta di protagonisti?
«Avevo un rapporto morboso con una vicina di banco a cui ho dedicato il libro. Soffrivo per la fine di una cotta, ma anche di un’amicizia intensa senza rendermi conto della differenza. E succede solo a diciassette anni, perché non ci sono confini, né definizioni».
Il libro insegna a non avere paura delle nostre debolezze, quando a quell’età sono tutto ciò che abbiamo.
«In realtà l’adolescente non ne è mai consapevole. Le ho capite 30 anni dopo. Quando le affronti vivi una specie di malessere, che combatti affermandoti come sai, come puoi. Ad esempio rinchiudendoti nello studio, ma anche i belli non ne uscivano illesi».
Il telefono fisso era l’unico collegamento con il mondo, ora web e social hanno sciupato pure i sentimenti?
«Il batticuore è rimasto uguale. All’apparenza sembriamo tutti più coraggiosi, ma siamo solo più codardi. Il vero corteggiatore è chi rischia di prendersi un ‘no’ e si butta sulla vita, chi ti vuole vedere in faccia. C’è questo galateo della difesa che ci rende più burocrati, nascosti dietro una mail». (m.b.)
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