Si ride tanto nel segno di Eduardo De Filippo
FABIO ZIOSI. Eduardo De Filippo bisognerebbe renderlo obbligatorio! Quando poi la Compagnia è quella di Teatro Luca De Filippo, vista l’altra sera al Teatro Comunale Abbado dovrebbe essere...
FABIO ZIOSI. Eduardo De Filippo bisognerebbe renderlo obbligatorio! Quando poi la Compagnia è quella di Teatro Luca De Filippo, vista l’altra sera al Teatro Comunale Abbado dovrebbe essere doppiamente obbligatorio. Eduardo riesce a farti ridere e sorridere e contemporaneamente a farti pensare. Di “Non ti pago” (oggi l’ultima replica) lo stesso Eduardo aveva detto: «È una commedia molto comica che secondo me è la più tragica che io abbia mai scritto». Ed è grazie anche ad un ben orchestrato gruppo di attori che ciò è possibile. A partire da Gianfelice Imparato nel ruolo di Ferdinando Quagliuolo che fu di Eduardo e Luca, poi Carolina Rosi sua moglie Concetta, Nicola Di Pinto in Aglietiello uomo di fatica e di fiducia di Ferdinando, Massimo De Matteo il contrastato e fortunato Mario Bertolini, e di seguito tutti gli altri. Bella la scena di Gianmaurizio Fercioni: metà spazio alla casa di Quagliuolo con finestre e porte che danno sulla strada e l’altra metà al cielo, protagonista della piéce con i suoi cambiamenti climatici, con nuvole e fulmini. Al centro della parete il ritratto del padre buonanima, sempre ben illuminato perché è da lui che parte tutta la storia. È lui a dettare in sogno a Mario Bertolini, impiegato nel banco del lotto gestito da Quagliuolo, i numeri vincenti per la bella somma di 4 milioni di lire. Ma il padrone del banco non ci sta: il padre defunto si è sbagliato a dare i numeri a lui, in realtà li voleva dare al perennemente sfortunato al gioco Quagliuolo. «Il biglietto è mio perché i numeri te li ha dati mio padre. Io non ti pago e il biglietto lo tengo io». In casa si scatena il putiferio, da una parte Quagliuolo e dall’altra moglie e figlia (fidanzata proprio con Bertolini); ma ci sono anche un’altra serie di personaggi che ben condiscono la scena. Dopo aver capito che c’è nulla da fare dal punto di vista legale ed è impossibile portare in tribunale la testimonianza del padre morto e i sogni che danno numeri e notizie varie, Quagliuolo decide di restituire il maltolto. Ma, contemporaneamente, lancia una maledizione chiamando in aiuto il padre, maledizione che puntualmente si avvera, tanto che il vincitore non riesce a riscuotere la cifra, perché ogni volta che va nell’apposito ufficio gli capita qualcosa. Ma il finale, che non vi sveliamo, non può essere che lieto e istruttivo. Tanti applausi e ripetute chiamate in scena.
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