Addio a Squitieri Raccontò l’Italia tra mafia e politica
Il regista è morto ieri a Roma a 78 anni Iniziò coi western, nel 2014 l’ultimo film
Quasi 50 anni di cinema è durata la storia di regista di Pasquale Squitieri, morto ieri a Roma a 78 anni. Una vita di grandi film, ma anche di provocazioni, di polemiche, di scontri sempre sul filo della ’vis polemicà e dello sberleffo. Il debutto come regista e sceneggiatore è segnato con Io e Dio (1969), prodotto da Vittorio De Sica e, sulla falsariga di registi come Sergio Leone si dedicherà brevemente al genere spaghetti western con Django sfida Sartana (1970) e La vendetta è un piatto che si serve freddo (1971), entrambi da lui firmate con lo pseudonimo William Redford.
In seguito, Squitieri abbandona il suo nome d’arte e si occupa di tematiche più attuali e realtà allora poco raccontate della società italiana. Pellicole come L’ambizioso (1975), Il prefetto di ferro (1977) e Corleone (1978) riguardano i contatti tra mafia e politica; Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene (1973) e Atto di dolore (1990) hanno come tema principale la droga; Gli invisibili (1988) il terrorismo; L’avvocato de Gregorio (2003) le cosiddette «morti bianche»; Razza selvaggia (1980) e Il colore dell’odio (1989) l’argomento dell’immigrazione.
Squitieri era noto soprattutto per i suoi film storico-politici, alcuni dei quali valsero non poche critiche. Tra questi sono da citare I guappi (1974), Claretta (1984) e Li chiamarono... briganti! (1999), film sul brigantaggio postunitario che narra la storia del suo maggior rappresentante Carmine Crocco. Quest’ultima è probabilmente la sua opera più discussa, tanto da essere immediatamente ritirata dalle sale cinematografiche in circostanze mai chiarite: secondo alcuni per l’insuccesso al botteghino, per altri perché boicottata e tacciata di revisionismo. Nel 2001 è stato membro del comitato scientifico che ha organizzato la settima edizione della «Città del libro», rassegna nazionale degli editori, a Campi Salentina (Lecce).
Squitieri lega il suo nome anche ad una storia sentimentale che negli anni Settanta è sulle prime pagine di tutti i rotocalchi con Claudia Cardinale, che ha anche recitato in molti suoi film come Il prefetto di ferro, Corleone, Claretta, Li chiamarono... briganti! e I guappi. Dal 2003 è legato sentimentalmente all’attrice e cantante Ottavia Fusco, che ha sposato nel dicembre 2013. In passato è guarito da un tumore, ma ha poi affermato di continuare a fumare accanitamente.
Squitieri fu un regista impegnato: nel 1971 sottoscrisse la lettera aperta a L’Espresso sul caso Pinelli e nell’ottobre dello stesso l’autodenuncia pubblicata su Lotta Continua in cui esprimeva solidarietà verso alcuni militanti e direttori responsabili del giornale inquisiti per istigazione a delinquere a causa del contenuto violento di alcuni articoli, impegnandosi a «combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato». Negli anni si spostò a destra e fu candidato ed eletto senatore nelle liste di Alleanza Nazionale nel 1994 nel collegio di Andria-Barletta.
In quella legislatura fece parte delle commissioni Industria, commercio, turismo, e vigilanza Rai. Nel 1996 si è ricandidato al Senato con il Polo per le Libertà nel collegio di Nola, ma ha ottenuto il 40,2% dei voti ed è risultato sconfitto dal rappresentante de l’Ulivo, Aldo Masullo. Si è poi iscritto al Partito Radicale Transnazionale, e ha collaborato ad alcune campagne insieme a marco pannella. Il cordoglio per la scomparsa dell’intellettuale oltre che dal mondo della cultura è arrivato anche da quello della politica. Secondo il ministro alla Cultura, Dario Franceschini: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) la cultura italiana perde uno dei suoi autori più importanti». Giorgia Meloni in un post su Facebook ha scritto: «A nome mio e di Fratelli d’Italia esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Pasquale Squitieri. Ci lascia un grande italiano che ricorderemo per il talento, l’onestà, la voglia di non omologarsi mai e di ribellarsi al politicamente corretto. La sua scomparsa è una grave perdita per la nostra Nazione da un punto di vista culturale, cinematografico e ideale».
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