La Nuova Ferrara

Aminta riscopre la musica rinascimentale

di DAVIDE BONESI
Aminta riscopre la musica rinascimentale

Due giovani ferraresi hanno creato un’associazione che recupera e suona brani del ’400 e ’500 con strumenti, voci e danza

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di DAVIDE BONESI

G. iovani e amanti della musica rinascimentale. Due caratteristiche difficilmente compatibili. Eppure... eppure proprio a Ferrara nasce l’associazione Aminta, sottotitolo Nuova Bottega Musicale Ferrarese, formata da alcuni giovani della nostra provincia, musicisti e musicologi innamorati della musica rinascimentale, quella suonata alla corte degli Estensi.

«Siamo partiti nel 2016 - raccontano alla redazione della Nuova Ferrara il presidente Eugenio Sorrentino e il vice Enrico Scavo -, l’obiettivo da subito è stato quello di far riemergere il valore della musica estense del Rinascimento. “Un progetto che si propone di ristabilire la tradizione di artigianato musicale e competenze musicologiche che a momenti alterni sono riemerse tra la nebbia della città estense nel corso dell’ultimo secolo” - recita il sito dell’associazione -. In effetti negli anni ’70 cercò di fare lo stesso percorso la Bottega Musicale Ferrarese e proprio un disco realizzato da questo gruppo alla fine di quel decennio ritrovato in un mercatino ci ha dato lo spunto per partire. Fra l’altro, nella nostra associazione figurano anche alcuni elementi della storica Bottega Musicale Ferrarese».

Aminta cosa propone? Ricerca, sperimentazione, recupero, concertistica?

«L’idea di partenza è quella di dare stabilità a questo percorso - spiega Sorrentino -, cerchiamo di prendere tutti gli approcci, da quello più didattico dei musicologi a quello di rievocazione proposto da diverse compagnie, a quello di ricerca e recupero di tali musiche, fino alla parte conclusiva, i concerti. Si tratta di dare una certa organicità, per presentare una visione globale della musica rinascimentale e abbiamo fondato un’associazione proprio per far sì che chiunque fosse interessato potesse unirsi».

«Spesso - aggiunge Scavo -, si tengono solo seminari, oppure solo musica o, ancora, solo rievocazione. Percorsi separati che vanno raggruppati».

«Inoltre - riprende il presidente -, a parte un discorso storico-metodologico, si tratta anche di fare ricerca, perché ci sono manoscritti a Modena (Archivio Storico e Biblioteca Estense) ed in varie capitali europee, come Parigi e Lisbona. Così, recuperando il materiale il passo successivo sarà quello di riproporre lo spirito della musica rinascimentale, così come era nel ’400 e ’500. Musica d’uso è un termine del ’900, però la musica è nata proprio per essere vissuta». «Infatti, nel Rinascimento - dice Scavo - c’era commistione fra musica, danza e recitazione».

Qual è il vostro percorso musicale?

«Ci siamo visti tante volte a concerti di altro genere perché abbiamo suonato anche musica diversa - raccontano -, scoprendo di avere questa passione in comune4. Entrambi abbiamo frequentato il Conservatorio cittadino, ma la conoscenza e l’amicizia sono nate fuori. L’idea di una bottega è stata immediata, ovvero creare un laboratorio aperto in cui tutti si porti un contributo, per creare insieme e rinnovare questa antica, e valida, tradizione ferrarese».

Sapete che non sarà semplice arrivare al pubblico, perlomeno quello popolare...

«Sappiamo - dice Scavo - che è difficile avvicinare i giovani a questo tipo di musica, ma i primi responsi ricevuti sono stati positivi, anche all’interno del Conservatorio e le porte della nostra associazione sono aperte a tutti. Poi le nostre esibizioni, a partire da quella di domenica mattina al Museo Archeologico, sono complete, nel senso che sono coinvolte una decina di musicisti, un ensemble vocale con tre voci, il coro formato da 12 persone e la direttrice, fino al gruppo di danzatrici con tanto di abiti della Contrada di San Giorgio, oltre a tecnico luci, una persona per le riprese e una per quella grafica. Lo spettacolo è completo, penso valga la pena venire a vederlo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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