Da Fellini alla Pandurera, l'eterna carriera di Sandra
Arriva a Cento la Milo, popolare attrice che a 83 anni ci racconta le sue passioni. "Che ricordi in Otto e mezzo, ora amo il teatro per lo scambio diretto col pubblico"
Sandra Milo è una di quelle attrici destinate a rimanere nella storia del cinema italiano. La sua filmografia vanta titoli eccezionali e collaborazioni leggendarie, da Fellini a Pietrangeli, passando per Risi, Zampa, Salce e tanti altri. Oggi a 83 anni (saranno 84 l’11 marzo), la Milo è impegnata in una tournée nazionale. Sta girando il Paese con “Cento metri quadri” e sabato alle 21 farà tappa alla Pandurera di Cento. Cordiale e sorridente si è raccontata alla Nuova, partendo dal suo nuovo personaggio per arrivare agli anni d’oro del nostro cinema.
Che spettacolo è “Cento metri quadri”?
«Il testo è stato scritto da Juan Carlos Rubio, un autore spagnolo molto bravo. È una commedia in cui si ride, si piange, ci si diverte, insomma: si vive. In scena ci sono tre personaggi, una donna di 82 anni, che sono io, una giovane ragazza (Giorgia Wurth) e un ragazzo (Emiliano Reggente). Sono ruoli bellissimi e interessanti. Il mio, e non esagero, mi piace davvero da impazzire».
Perché? Com’è?
«È una donna molto forte e passionale, ma che poi si dimostra anche fragile e delicata. La mia 82enne si divide tra grandi cattiverie, gesti generosi e teneri senza però scordare la sua forza, la sua durezza e la sua fierezza. È una donna che riesce a superare tutte le difficoltà».
In scena dunque c’è la vita.
«Esatto! Ed è per questo che il pubblico si emoziona. A Roma ha riscosso grande successo e per me è davvero una bella soddisfazione perché significa che sono riuscita, e siamo riusciti, a colpire il pubblico. A fine spettacolo la gente arriva nei camerini, mi ringrazia e mi racconta cosa ha ricevuto dalla commedia. Questo è bellissimo per me perché significa che si è riusciti a trasmettere momenti di vita vera».
Quanto le piace continuare a mettersi in gioco?
«Tanto, più che altro mi piace mantenermi attiva. Mi piace lavorare nel cinema ma ancor di più mi appassiona il teatro perché il riscontro col pubblico è immediato. Quando si è lì, a tu per tu con le persone, c’è uno scambio diretto. È una specie di magia».
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C’è stato un momento preciso nella vita in cui decise che sarebbe diventata un’attrice?
«Sì, ero ragazzetta, non avevo nemmeno vent’anni. A 17 anni ero a Milano, facevo la top model; mi piaceva ma non del tutto. Mi sembrava di comunicare a metà, solo col fisico, la gestualità e le pose. Così decisi di andare a Roma per fare il cinema. Avevo 19 anni. È stato faticoso all’inizio ma poi ce l’ho fatta».
Che ricordi ha degli anni d’oro del cinema italiano?
«Ho avuto una carriera un po’ anomala, fatta di alti e bassi, di partenze e ritorni. Sono stata a un passo dalla Coppa Volpi ma anche vicina all’oblio. Ho dato un taglio al cinema per stare coi miei figli e vederli crescere poi sono tornata e ho dovuto ricominciare da capo; era come se si fossero scordati di me però sono riuscita a tornare un’altra volta».
C’è un momento della sua carriera che porta nel cuore più di altri?
«Forse il momento a me più caro fu quello in cui girai e uscì Otto e mezzo di Federico Fellini. Fu un periodo ricco di emozioni. Persi mia madre a cui ero legatissima, rimasi in cinta di Deborah, la mia prima figlia, e il film uscì proprio il giorno in cui nacque lei. Poi il film ebbe un successo strepitoso in Italia e nel mondo e io vinsi anche il Nastro d’Argento; insomma, furono mesi davvero eccitanti e pieni di entusiasmo e emozioni».
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