Boni porta le lotte interiori sul palco del Teatro Abbado
L’attore in scena da stasera: «La vita è un eterno confronto con noi stessi»
di SAMUELE GOVONI
Alessio Boni da stasera a sabato torna al Teatro Comunale Abbado di Ferrara con . I Duellanti di Joseph Conrad; una pièce che può essere interpretata come una metafora della vita. Una lotta contro il proprio io interiore, un confronto/scontro eterno con sé stessi. Boni, che nel corso della sua carriera ha interpretato ruoli e storie diverse, dalla Meglio Gioventù di Giordana a Walter Chiari, da Caravaggio al principe Andrej Bolkonskij di Tolstoj, fino ad arrivare ad indossare i panni di Dio ne Il visitatore con Alessandro Haber (a Ferrara nel 2014), racconta alla Nuova lo spettacolo che lo vede protagonista, ripercorrendo anche i suoi cambiamenti dagli esordi ad oggi.
Cosa rappresenta per lei “I Duellanti”?
«È uno spettacolo molto diverso dal precedente. Qui non faccio “solo” l’attore ma ho sposato il progetto in toto curandone insieme ai miei collaboratori anche la drammaturgia e l’allestimento. È un ruolo diverso, bellissimo e faticosissimo allo stesso tempo. Anche per questo I Duellanti mi sta dando grandi soddisfazioni; è uno spettacolo che può piacere oppure no, però è onesto e sincero. Fino in fondo».
Il testo di Conrad è uscito più di un secolo fa. Perché risulta ancora attuale?
«Per come la vedo io, è come se nel corso di una giornata qualunque aprissi una botola ed entrassi nel mio “Fight Club”. In questo luogo comincio a duellare e confrontarmi con me stesso, con la mia ombra. Ed è qui che sento il pugno della vita, la realtà. Poi, dopo il confronto/scontro esco, richiudo la botola e torno alla normalità. Questa però è la mia lettura dello spettacolo, ce ne sono tante altre. I Duellanti è una metafora della vita perché dobbiamo sempre confrontarci con il nostro nemico principale che, generalmente, siamo proprio noi stessi».
A Ferrara fa tappa spesso. Cosa la lega a questa città?
«Non lo dico per piaggeria però mi piace moltissimo il Teatro Comunale. I cartelloni che propongono sono sempre di qualità, quello di Ferrara è un palco importante per me e quella di domani (oggi per chi legge, ndr) sarà un po’ come una prova del nove».
Ha superato i 25 anni di carriera. Quanto e come è cambiato l’approccio al lavoro e chi è Alessio Boni oggi?
«Mettiamola così, ogni 4 anni le cellule del nostro corpo cambiano. Cambiamo fisicamente ma anche interiormente. Leggere Siddhartha di Herman Hesse a 30 o 40 anni non è come quando lo si è letto la prima volta a 16; non cambia il libro, cambiamo noi. E così anche nella mia carriera. In questo quarto di secolo abbondante sono cambiato almeno sei o sette volte. Ogni volta mi confronto con personaggi e storie diverse. Devo studiare, approfondire, capire, entrare in altre dimensioni e questo inevitabilmente ti trasforma. Più conosci e più sai gestire le cose della vita. Oggi sono di certo un uomo migliore».
Lei ha lavorato e lavora in tanti campi però non rinuncia mai al teatro. Perché?
«Io ho cominciato dal teatro. Ho studiato all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma e poi per 6-7 anni ho fatto solo teatro. Ne ho bisogno, almeno tre o quattro mesi all’anno devo dedicarmi solo a questo. Il cinema, la televisione, gli audiolibri, i radiodrammi, sono tutte cose che mi piacciono moltissimo ma il teatro è fondamentale. È l’unico posto in cui ti puoi permettere il lusso di destrutturare e ricominciare un giorno dopo l’altro».
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