La Nuova Ferrara

“I Duellanti”, ultima chiamata a teatro

di FABIO ZIOSI
“I Duellanti”, ultima chiamata a teatro

Boni & CO. portano in scena la Campagna di Russia e le quotidiane lotte interiori

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FABIO ZIOSI. Ancora prima che si alzi il sipario si sente già l’incrociarsi delle spade, la “musica” del duello. È questa la cifra che accompagnerà la serata di questa interminabile sfida tra due ussari dell’esercito di Napoleone, una metafora della vita, tradotta per il teatro proprio da nostri protagonisti de “I duellanti” di Joseph Conrad, andato in scena con successo l’altra sera al Comunale Abbado (oggi alle 21 ultima replica). Con Alessio Boni, che firma la regia con Roberto Aldorasi, Marcello Prayer, la traduzione e adattamento di Francesco Niccolini e la drammaturgia di tutti e quattro. Sul palco, oltre a Boni (Armand D’Hubert) e Prayer (Gabriel Feraud) ci sono Francesco Meoni che interpreta ben cinque ruoli e la violoncellista Federica Vecchio che con lo strumento sottolinea dal vivo i passaggi più intensi e che brevemente interpreta il ruolo di tre donne. Due ufficiali che per vent’anni si sfidano a duello in mezzo a tutta Europa con un motivo iniziale praticamente inesistente, legati a quel codice d’onore che va mano a mano scemando per tutto il mondo fuorchè per loro due. Un mondo che sta inesorabilmente cambiando non solo geograficamente ma anche come valori. I due diventano famosi dentro e fuori la Grande Armèe per questa sfida, una sfida di cui tutti cercano e vogliono capire la motivazione. Ma il motivo del duello è il duello stesso. D’Hubert, origini nobili, uomo del nord, posato, si trova perennemente inseguito da Feraud, uomo del sud di umili origini, guascone, fedele a Napoleone sino al fanatismo. Ma anche quando D’Hubert potrebbe sbarazzarsi dell'avversario non lo fa. Anzi, lo salva dalla ghigliottina sapendo, in fondo, che questo non porterà altro che al prosieguo della sfida. Fino all’ultimo duello che D’Hubert vince ma senza uccidere Feraud e tenendolo così legato a se per tutta la vita, grazie proprio al codice d’onore. In fondo D’Hubert scopre sì l’amore per la giovane fidanzata Adèle e anche la pace di una vita in famiglia, ma arriva anche a dire che è la tetra pace del deserto dove c’è pace perché non c’è vita. Non a caso l’ultima immagine è quella dei due ussari che incrociano le lame. Ottimo il lavoro fatto fuori e sopra il palcoscenico, con le scene di scherma (maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco) veramente notevoli con il duello che sembra tale. Molto coinvolgente e intensa la scena a due voci che si intersecano sino a diventare un unico coro dove Boni e Prayer raccontano i momenti della tragica ritirata di Russia. Bravo Meoni nei vari ruoli, in particolare nel Ministro Fouchè.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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