«Ha affrontato il fascismo scavalcando le leggi razziali»
Intimo e profondo il confronto realizzato con Paola, presidente della Fondazione «Intensa anche l’amicizia che si era creata fra mio papà e il regista Mario Soldati»
Sono tanti gli spunti che si possono trarre leggendo l’opera di Federico Migliorato. Ecco altre domande poste dall’autore alla figlia di Bassani.
Abbiamo affrontato “en passant” il tema, drammatico, delle leggi razziali. Come ha vissuto questa tragedia il giovane Bassani, allora poco più che ventenne?
«Le ha combattute, ma direi soprattutto che le ha “scavalcate” impegnandosi politicamente, affrontando di petto il fascismo e l’antisemitismo e questo “non appena ho iniziato a leggere i miei primi veri libri”, diceva. La sua casa di via Cisterna del Follo ha ospitato spesso anche incontri clandestini tra oppositori al regime. Ha trascorso anche qualche mese di prigione (da metà maggio al 26 luglio 1943, immediatamente dopo la caduta di Mussolini) nel carcere di via Piangipane, oggi sede del Meis (il Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah). Fin da giovane si è avvicinato ad autori di immenso peso culturale, come Benedetto Croce, rimanendone affascinato, tanto da ‘sposarne’ la filosofia idealista. Durante la Resistenza ha conosciuto Capitini e ha insegnato nella Scuola ebraica di via Vignatagliata a Ferrara: in realtà le sue lezioni non puntavano solo o soprattutto sulla cultura legata all’ebraismo (come il luogo potrebbe indurre a pensare), ma erano aperte all’intero panorama culturale italiano ed è stato proprio qui che, anche grazie al suo insegnamento, Bassani avvia i suoi giovani allievi all’antifascismo. Nel 1943, lasciata Ferrara che gli era diventata ormai stretta, decide di recarsi per un breve periodo a Firenze e, in seguito, a Roma. Nella capitale ha vissuto tutta la vita e sempre qui ha composto quasi tutte le sue opere. Vorrei sottolineare la diversa impostazione ideologica tra mio padre e mio nonno paterno, Angelo Enrico: mentre il primo, come ho appena detto, ha combattuto duramente il fascismo, il secondo lo ha vissuto con grande entusiasmo, tanto da prendere addirittura la tessera del Fascio prima ancora della Marcia su Roma. Ne aveva sposato l’ideologia, lo aveva sostenuto, era, in sostanza, il classico italiano fascista di quel periodo, pur essendo ebreo e questo ben mostra come gli israeliti, tanto durante il Risorgimento, quanto nel Ventennio, fossero inseriti a pieno titolo nel sistema. Erano italiani come chiunque altro, e quindi potevano anche essere fascisti. Con il 1938, con l’infamia della separazione razziale degli ebrei, con quella ‘ferita indicibile’ di cui abbiamo parlato prima, ovviamente il discorso prende una piega diversa».
Come definirebbe, in sintesi, l’opera di Giorgio Bassani?
«Tutta l’opera di Bassani è una finta opera ottocentesca, una finta opera naturalistica. In essa è presente una fondamentale dicotomia: da una parte vi è rappresentata la realtà in tutti i suoi particolari storici, politici, geografici, logistici, dall’altra c’è una specie di filtro tra questa realtà e lo sguardo di chi la vede e racconta. Certo, Bassani è uno scrittore di pieno ’900, in rapporto con le grandi letterature novecentesche mondiali nelle quali spesso l’Io è alienato. Ma mio padre si sente alienato, ‘diverso’, non solo in virtù della sua adesione alla sensibilità ed alla filosofia del Novecento, ma anche e soprattutto in 23 quanto poeta, e per di più poeta ebreo. L’essere italiano ed allo stesso ebreo, comporta per lui un’integrazione piena nella società italiana ed allo stesso tempo un sentimento di alienazione, come sostiene appunto Micol nei Finzi-Contini, quando dice che “noi siamo troppo uguali, amiamo guardare sempre indietro, al passato”. Così Bassani guarda al passato per macerare i fatti e le cose, per imputridirle, filtrarle, digerirle e così vederle distaccate, in maniera più obiettiva, ma anche in maniera più inquietante ed allucinata. Una cosa è certa: come mi aveva detto una volta, se non fosse divenuto uno scrittore probabilmente sarebbe impazzito».
E parlando di amicizie, Paola Bassani racconta anche quella tutta speciale con un altro cantore del mondo ferrarese. «Intensa è stata anche l’amicizia che si era creata con Mario Soldati, regista e scrittore, un personaggio eclettico, buffo, strano, che divertiva molto mio padre, ma anche un vero maestro, per lui».
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