La Nuova Ferrara

Fabio diventato Stefania racconta la difficile scelta 

Fabio diventato Stefania racconta la difficile scelta 

Sabato la poliziotta sarà una delle ospiti del Tag Festival alla sala Estense «Ho toccato il fondo e tentato il suicidio, ma poi è cominciata la rinascita»

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Stefania Pecchini è la prima e unica poliziotta transessuale italiana e sarà ospite del Tag Festival di cultura Lgbt, sabato alle 16 in sala Estense, per raccontare la sua storia a Ferrara. Storia di una ricostruzione personale profonda, non solo esteriore. Spesso si è considerato il mondo dei trans legato alla prostituzione, vite ai margini della legalità. Invece Stefania, che una volta si chiamava Fabio, ha scelto di testimoniare il contrario. È stata sposata, ha due figli e indossa una divisa; tutt’oggi la sua vicenda suscita ancora stupore e curiosità. Va fiera di non aver mai avuto segreti, perché più si conosce meglio si vive.
Quando ha iniziato il percorso di transizione?
«Ho 51 anni e ho iniziato a 40 - dice -. Cinque anni fa ho fatto l’intervento di conversione. La terapia ormonale dura tuttora, al pari di quella di una donna in menopausa. Né più, né meno. Assumo un estrogeno per bocca, onde evitare osteoporosi o altri problemi».
È stata una sfida costosa in tutti i sensi. Come si fa con uno stipendio normale?
«La transizione comporta un impegno economico notevole; perciò la maggior parte dei transessuali si prostituisce per poter cambiare. Per me sarebbe stato un peso eccessivo da sopportare, sottostare ai soprusi altrui ai margini di un marciapiede. Neanche per un istante ho pensato di lasciare il lavoro che amo».
Lei ha due figli adulti, ma quando maturò quella decisione erano ancora piccoli: in che modo reagirono?
«A prescindere da qualunque difficoltà l’amore ha permesso di non abbandonarci. La bimba aveva 11 anni, il maschio 14 e nel momento in cui provai a spiegarglielo mi rispose così: “Papà, se ti serve per stare bene devi farlo, ma preferirei che andassi via e tornassi quando sarà tutto finito. Però non dimenticarti che ti vorrò per sempre bene”. Adesso sono orgogliosi della mia battaglia, di avere un genitore che ha fatto anche più di uno normale».
Presumo abbia avuto a fianco una compagna forte.
«Ero d’accordo con la mia ex moglie e siamo rimaste ottime amiche. Decidemmo insieme di separarci. Non volevano tenermi imprigionata, così mi allontanai per non sottoporli a un cambiamento che sarebbe stato troppo duro. E mi ritrovai sola».
Ha impiegato molto tempo per accettarsi?
«Ho fatto fatica. Mi chiedevo di continuo perché stesse succedendo proprio a me… avevo una famiglia, una casa, un lavoro: mi mancava nulla. Ho lottato a lungo per comprendermi, ma per amare chi ti sta vicino in maniera sincera e trasparente, dovevo prima accogliere la donna che ero».
Ha sofferto per gli altri?
«Chiunque ti stia intorno prende le distanze, specie per ignoranza. La mia ex moglie e io siamo nati e cresciuti in provincia di Milano, a San Donato: sapevano tutti, nel bene e nel male. Crollata? Di più, ho pensato di farla finita. Mi sono seduta a tavolino, ho tirato fuori la pistola d’ordinanza e me la sono puntata alla tempia. Per fortuna il secondo prima di tirare il grilletto mi domandai con quale diritto avrei lasciato ai miei figli l’esempio di un padre che si uccide. E appena sono arrivata a toccare il fondo è cominicata la rinascita».
Persino i suoi colleghi l’hanno sostenuta...
«Non scherzo nel sostenere che hanno fatto la transizione con me. Mi sono presa anche in giro per farli partecipi della mia evoluzione in modo sereno. Spiegavo loro i farmaci che assumevo, cosa mi succedeva, le emozioni che mi pervadevano mentre mi cresceva il seno e stava cambiando la fisionomia del mio viso».
In cosa consiste un intervento di gyno plastica?
«L’ignoranza da adito a fantasie spesso morbose. L’operazione è durata circa 7 ore, in cui viene demolito l’apparato sessuale maschile con asportazione delle gonadi e del pene escluse le terminazioni nervose, conservate per mantenere il piacere sessuale. Poi coi tessuti viene ricostruita una vagina nella sua completezza, al pari di una nata tale».
Le manca il corpo di prima?
«Nemmeno mi ricordo com’ero. Mi alzo al mattino e mi sento da sempre così. Il mio essere donna - spiega - è talmente quotidiano che non ho conflittualità con il passato».
Non è stato pericoloso esporsi mediaticamente?
«Avevo paura per i miei cari. Allora mi sono chiesta se procedere o meno, ma era un’occasione troppo importante per la nostra società. Se volessimo - conclude Stefania - potremmo davvero migliorare la situazione e spero che condizioni come la mia diventino tanto naturali da non doverne più parlare».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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