La Nuova Ferrara

Grazie alle foto la vecchiaia diventa poesia 

Grazie alle foto la vecchiaia diventa poesia 

Una casa di riposo a Vignola ospita il progetto “Theoria degli affetti” del ferrarese Caselli Nirmal

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«Un progetto al quale sono molto affezionato, di cui vado fiero». Così Marco Caselli Nirmal, fotografo del Teatro Comunale di Ferrara, parla del lavoro che ha realizzato all’interno della casa di riposo “Giorgio Gasparini” di Vignola (Mo), visibile fino al 12 marzo.
Caselli ci tiene però a precisare che, la sua parte fotografica, si inscrive all’interno di un più ampio progetto, “Theoria degli affetti. Abitare le conseguenze-osservatorio poetico sulla vecchiaia”, pensato, realizzato e curato da Isabella Bordoni, poetessa che ama declinare al sociale la poesia.
“Theoria degli affetti” è promosso da Asp Vignola, con il contributo di Fondazione e Comune di Vignola, e il coordinamento dell’associazione culturale Wunderkammer. Il frutto del lavoro dell’artista ferrarese sono 37 immagini disposte lungo 12 metri del corridoio che collega la casa residenziale al giardino, più altri 350 scatti in loop,r accolti in una proiezione all’interno della stanza 3 della struttura.
Come nasce questo progetto? «Mi sono inserito in un progetto più vasto curato dalla Bordoni. C’è stata una sorta di prologo, realizzato attraverso una trasmissione radiofonica. Dal 23 al 27 gennaio è stato trasmesso nel programma Tre soldi di Radio 3, in cui venivano trasmesse e montate con cura il sonoro e la voce delle persone che ho fotografato all’interno della casa di riposo. Voci che raccontano la loro vita o momenti in cui si relazionano tra loro. È stato un momento molto dolce».
Poi il progetto non si chiude all’interno della casa residenziale. «Esatto. Il progetto ha una sua dislocazione urbana, perché le parti di questo sonoro si possono ascoltare girando per Vignola, dove ci sono manifesti con un Q-code e con lo smartphone si fa partire l’audio di una parte delle trasmissioni. L’intenzione è stata quella di andare oltre la struttura, aprirsi alla città. Da questo punto di vista è una casa residenziale all’avanguardia, ci si è resi conto che questi luoghi sono considerati una sorta di getto, quindi l’obiettivo è stato far conoscere tali storie».
Cosa le ha trasmesso questo lavoro? «Non è usuale per me lavorare con gli anziani. All’interno di una casa di riposo è stata la prima volta. È stata un’occasione importante e mi rendo conto che il sottotitolo “Osservazioni sulla vecchiaia” è perfetto. Non si parla infatti in termini politicamente corretti di 3ª-4ª età, bensì di vecchiaia, con uno sguardo sulla bellezza di questo momento e sulla sua fragilità e i limiti che necessariamente ci sono in questa fase della vita. Nelle immagini non c’è niente di abbellito, c’è la pura realtà».
Lei ha vissuto all’interno della struttura per compiere il progetto. «Sì, 2-3 giorni, a contatto con ospiti e operatori socio sanitari. Avevo una sorta di “silenziatore” alla macchina fotografica, come quando scatto a teatro, per evitare che gli ospiti si accorgessero della mia presenza. Ero come invisibile, per catturare immagini naturali, mai di posa. In quei giorni - chiude - ero una sorta di arredamento, è stato molto interessante». (v.c.)

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