Lavori speciali raccontano la tragedia di Lampedusa
Inaugurata nella sede della Regione un’esposizione dell’artista Sansavini Dal Tribunale di Agrigento l’ok per prendere i pezzi dal “cimitero delle barche”
Il dramma dei migranti raccontato e testimoniato dall’arte contemporanea. È quanto ha realizzato l'artista forlivese Massimo Sansavini il quale, con frammenti di alcuni scafi sui quali sono giunti i migranti a Lampedusa, ha raccontato il dramma e la tragedia delle vittime dei naufragi e dei sopravvissuti.
Un ricordo anche per i posteri, per non dimenticare mai quell’immane tragedia del mare che da anni si consuma nel cosiddetto Mare Nostrum. La mostra, battezzata “Touroperator”, appena inaugurata nella sede della Regione Emilia Romagna, in via Aldo Moro a Bologna, è il frutto di un percorso artistico iniziato nel 2015, quando Sansavini, dopo varie sollecitazioni, ottiene il permesso per accedere al “cimitero delle barche” di Lampedusa, direttamente da parte del presidente del Tribunale di Agrigento.
Nella sede della Regione sono ospitate una ventina di opere realizzate con il legno degli scafi, «frammenti che sono stati applicati a pannelli laccati di colore blu - racconta l’artista romagnolo -, i quali rappresentano il fondale marino. Su ogni pannello ci sono elementi che rimandano al naufragio e che rappresentano una simbologia universale. Può essere ad esempio un cuore, una rosa dei venti, elementi che possono essere letti da qualsiasi cultura», racconta Sansavini.
Ad accompagnare queste opere, una serie di fotografie realizzate nell’ex base americana Loran, il cimitero delle barche. La mostra “Touroperator” ha ottenuto il patrocinio dell’assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, del provincia di Forlì-Cesena e del Comune di Forlì.
«Tutto ha avuto inizio il 2 ottobre del 2013 - ricorda ancora l’artista -, quando morirono circa 400 persone al largo di Lampedusa. Già prima c’erano state tragedie del mare, però in quel momento mi sono chiesto cosa potessi fare io come artista per portare una testimonianza».
Proprio da quella tragica situazione per Sansavini ha iniziato un intenso percorso, di ricerca e documentazione, per capire come e perché tante persone decidessero di giungere in Italia, così ha iniziato a conservare articoli ed a raccogliere informazioni. Lo snodo arriva tra il 2013 ed il 2014, quando l’artista viene a sapere che esiste nell’isola siciliana un “cimitero delle barche”, che è di fatto una ex base americana. Da lì ha iniziato a contattare il sindaco di Lampedusa, fino ad arrivare appunto al presidente del Tribunale di Agrigento, che si è mostrato interessato al percorso artistico.
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«Solitamente, infatti non si concede l'autorizzazione, perché gli scafi sono confiscati e devono essere distrutti».
Nel settembre del 2015 arriva finalmente l’autorizzazione, a quel punto Sansavini è andato a Lampedusa, e con due motoseghe ha tagliato gli scafi e ha preso il materiale per la mostra. Il risultato finale visibile a Bologna è un’esposizione di circa 15 pannelli di legno laccato, Questi raccontano il dramma del naufragio, il cui titolo è la data del naufragio. Oltre ai pannelli, in mostra c’è un video di 7 minuti che racconta del viaggio compiuto dall’artista per andare a Lampedusa ed alcune sculture. La mostra, dopo essere stata esposta al Parlamento di Bruxelles lo scorso novembre, rimarrà visitabile nella sede della Regione Emilia Romagna fino al 18 aprile, con orario dalle 9 alle 17, ad eccezione del venerdì, con chiusura alle 14.
Parallelamente, “Touroperator” è visitabile presso la fondazione Dino Zoli di Forlì fino al 21 maggio, perché la mostra è stata suddivisa in due parti.
Nei progetti di Sansavini, c’è anche di «rendere itinerante l’esposizione, per far sì che le persone si rendano conto del dramma vissuto dai migranti».
In attesa, magari, che la mostra possa arrivare anche a Ferrara, bisogna infine annotare che nel catalogo c’è una presentazione di Pietro Bartolo, il medico protagonista del documentario Fuocoammare (in lizza agli Oscar), e una poesia di Davide Rondoni scritta appositamente per l’esposizione.
Veronica Capucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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