Con re-Woodstock tre giorni di concerti «per rifare la storia»
di DAVIDE BONESI
A Stellata una rassegna ripercorrerà il festival americano Obiettivo avere uno degli organizzatori e la coppia simbolo
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Il sottotitolo è “altri tre giorni di pace & musica”. Il titolo invece è re-Woodstock, manifestazione in programma da venerdì 28 a domenica 30 luglio nel parco della Rocca di Stellata, dove si tiene il Bundan. L’idea è partita da Alan Fabbri, ex sindaco matildeo ed ora capogruppo della Lega Nord in Regione ma - forse prima di tutto - appassionato di rock. «So che ci macinava da diverso tempo - ci racconta Achille Vaccari, coordinatore dell’evento - e alla fine il ruolo principale in questa iniziativa è proprio il suo. Alan ci ha stimolati e coinvolti, praticamente ci sentiamo ogni giorno».
Un passo indietro. Ma cos’è il re-Woodstock? In pratica una tre giorni di musica che vuole ripercorrere (nella maniera più fedele possibile) la tre giorni del festival musicale più famoso di sempre, andato in scena nell’agosto del 1969. Così al parco della Rocca di Stellata si proverà a far rivivere un’epoca andata e che, forse, è finita proprio quando ha toccato l’apice, a Woodstock.
«In effetti - continua Vaccari - è stato un momento storico importante, ha fatto da spartiacque, c’è un ‘prima’ e un ‘dopo’. Il nostro obiettivo è quello di mostrare ai giovani un periodo decisivo nella storia mondiale ma poco conosciuto. Sì, i ragazzi di oggi sanno che c’è stato Woodstock, ma se gli chiedi cosa è successo e cosa ha rappresentato non sanno rispondere».
Tornando al re-Woodstock, l’elemento principale sarà quello musicale, ovvero la necessità di ripercorrere la tre giorni di concerti, proponendo a grandi linee la stessa scaletta, grazie a tribute band provenienti da tutta Italia ma anche dall’Europa e non solo.
«Assolutamente, per noi è proprio una rievocazione, perché riproporremo tre elementi del Woodstock originale. Il primo è la cornice: ci saranno un’area psichedelica, mercatini, i famosi furgoncini della Volkswagen (a cui dedicò una canzone Janis Joplin, ndr), gruppi di nativi americani e di are krishna come avvenne allora e, ovviamente, i concerti, secondo elemento e cuore pulsante della manifestazione. Arriveranno tribute e cover band dei principali artisti che si esibirono a Woodstock nel 1969, oltre una decina, alternati ad altri gruppi. Avremo alcune band europee e siamo già in contatto per portare dagli Stati Uniti alcuni artisti minori che suonarono allora. Nomi? No, li faremo quando saremo sicuri di averli, nessun annuncio fatto tanto per fare».
E il terzo elemento?
«Ah, giusto, la cultura. Nel senso che chiameremo giornalisti, critici musicali e scrittori che in tutti questi anni si sono impegnati per raccontare il festival di Woodstock. Fra una band e l’altra saliranno sul palco per descrivere quel particolare momento storico».
Guardando alla locandina del re-Woodstock si imbatte nella foto di Nick e Bobbi Ercoline, la coppia americana la cui immagine divenne il manifesto simbolo di Woodstock (nonché la copertina del disco) e che tuttora gira il mondo per parlare del festival.
«Li abbiamo contattati - aggiunge Vaccari -, così come vorremmo portare a Stellata Artie Kornfeld, uno dei tre ideatori di Woodstock. È tutta una questione di budget, ovviamente far venire persone dagli Stati Uniti costa, ma l’obiettivo è fare un’edizione che sia la migliore possibile».
Evento una tantum o ci sarà un seguito negli anni?
«Vogliamo fare una prima edizione buona - spiega il regista dell’evento, Andrea Moretti -, per poi crescere correggendo gli errori nel 2018 e arrivare all’edizione perfetta nel 2019, con grandi ospiti per celebrare i 50 anni di Woodstock. L’obiettivo fondamentale è provare a rivivere l’atmosfera e le emozioni di Woodstock, fra pace, musica e tranquillità. Ci sono ancora persone che vivono ispirandosi a queste parole, proviamo a fare come loro...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un passo indietro. Ma cos’è il re-Woodstock? In pratica una tre giorni di musica che vuole ripercorrere (nella maniera più fedele possibile) la tre giorni del festival musicale più famoso di sempre, andato in scena nell’agosto del 1969. Così al parco della Rocca di Stellata si proverà a far rivivere un’epoca andata e che, forse, è finita proprio quando ha toccato l’apice, a Woodstock.
«In effetti - continua Vaccari - è stato un momento storico importante, ha fatto da spartiacque, c’è un ‘prima’ e un ‘dopo’. Il nostro obiettivo è quello di mostrare ai giovani un periodo decisivo nella storia mondiale ma poco conosciuto. Sì, i ragazzi di oggi sanno che c’è stato Woodstock, ma se gli chiedi cosa è successo e cosa ha rappresentato non sanno rispondere».
Tornando al re-Woodstock, l’elemento principale sarà quello musicale, ovvero la necessità di ripercorrere la tre giorni di concerti, proponendo a grandi linee la stessa scaletta, grazie a tribute band provenienti da tutta Italia ma anche dall’Europa e non solo.
«Assolutamente, per noi è proprio una rievocazione, perché riproporremo tre elementi del Woodstock originale. Il primo è la cornice: ci saranno un’area psichedelica, mercatini, i famosi furgoncini della Volkswagen (a cui dedicò una canzone Janis Joplin, ndr), gruppi di nativi americani e di are krishna come avvenne allora e, ovviamente, i concerti, secondo elemento e cuore pulsante della manifestazione. Arriveranno tribute e cover band dei principali artisti che si esibirono a Woodstock nel 1969, oltre una decina, alternati ad altri gruppi. Avremo alcune band europee e siamo già in contatto per portare dagli Stati Uniti alcuni artisti minori che suonarono allora. Nomi? No, li faremo quando saremo sicuri di averli, nessun annuncio fatto tanto per fare».
E il terzo elemento?
«Ah, giusto, la cultura. Nel senso che chiameremo giornalisti, critici musicali e scrittori che in tutti questi anni si sono impegnati per raccontare il festival di Woodstock. Fra una band e l’altra saliranno sul palco per descrivere quel particolare momento storico».
Guardando alla locandina del re-Woodstock si imbatte nella foto di Nick e Bobbi Ercoline, la coppia americana la cui immagine divenne il manifesto simbolo di Woodstock (nonché la copertina del disco) e che tuttora gira il mondo per parlare del festival.
«Li abbiamo contattati - aggiunge Vaccari -, così come vorremmo portare a Stellata Artie Kornfeld, uno dei tre ideatori di Woodstock. È tutta una questione di budget, ovviamente far venire persone dagli Stati Uniti costa, ma l’obiettivo è fare un’edizione che sia la migliore possibile».
Evento una tantum o ci sarà un seguito negli anni?
«Vogliamo fare una prima edizione buona - spiega il regista dell’evento, Andrea Moretti -, per poi crescere correggendo gli errori nel 2018 e arrivare all’edizione perfetta nel 2019, con grandi ospiti per celebrare i 50 anni di Woodstock. L’obiettivo fondamentale è provare a rivivere l’atmosfera e le emozioni di Woodstock, fra pace, musica e tranquillità. Ci sono ancora persone che vivono ispirandosi a queste parole, proviamo a fare come loro...».
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