La Celentano al teatro Nuovo tra amori, eccessi e paradossi
di SAMUELE GOVONI
“Qualche volta scappano” a Ferrara: in scena con lei anche Quartullo e Fontana «Il mio personaggio? Un’ex figlia dei fiori che rimette in discussione la sua vita»
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Rosita Celentano arriva al Nuovo con Qualche volta scappano, una commedia diretta da Pino Quartullo che, oltre a firmarne la regia, ne è anche interprete al fianco dell’attrice e di Attilio Fontana. I tre saranno a Ferrara sabato sera con uno spettacolo che tra tutte le situazioni e le storie di vita affrontate, rivela anche il legame fortissimo, a tratti paradossale (ma diffusissimo) che si instaura con i propri animali domestici che smettono di essere considerati tali, ovvero esseri viventi che appartengono ad una specie propria, per essere umanizzati in un eccesso di amore.
Celentano, quasi due anni di tournèe in tutta Italia. Perché secondo lei lo spettacolo è così apprezzato dal pubblico?
«Innanzi tutto penso che questo spettacolo sia scritto molto bene e una delle sue peculiarità, oltre alla storia, sono proprio i dialoghi, i concetti e le situazioni. Capita spesso a fine rappresentazione di incontrare spettatori che ti dicono: “La penso così anche io” o “mi sembrava di rivedere me stessa”. Qualche volta scappano è tutto il contrario di tutto e chiunque può rivedersi almeno in un frammento della storia o in qualche personaggio».
Questo perché è una commedia sulla vita vera.
«Sì, si parla di sentimenti, rapporti umani, amore tra persone, tradimenti, perdono, amicizia, amore per i cani; insomma, si parla della vita nella sua quotidianità, si riesamina un percorso e ci si mette in discussione».
Si può presentare come se fosse il personaggio che interpreta nello spettacolo?
«Mi chiamo Marzia e sono la moglie di Alessandro (Pino Quartullo, ndr). Ho vissuto gli anni Settanta ed ero una classica figlia dei fiori. Oggi vivo a Milano in un appartamento normale, conduco una vita normale e mio figlio è lontano perché se ne è andato a studiare in America. Ho un cane che mi tiene compagnia, al quale sono molto legata e quando all’improvviso sparisce rimetto in discussione tutta la mia vita».
Cambiamo argomento. Da cantante, giurata e figlia d’arte, cosa ne pensa dei talent?
«Se sono fatti bene hanno una loro valenza però bisogna stare attenti perché, possono creare anche grandi illusioni. Ci sono dei nomi usciti dai talent che conosciamo, apprezziamo e ricordiamo, ma quante ragazze o ragazzi ci sono che sono finiti nell’oblio? I concorrenti o gli aspiranti tali devono acquisire una consapevolezza fondamentale: nessuno sta regalando niente a nessuno; bisogna stare attenti a non farsi usare. Detto questo, forse oggi ce ne sono pure troppi di talent ma credo che sia una fase, un momento di passaggio e poi cambierà ancora; la storia è fatta così».
E prima com’era?
«Una volta i ragazzi che volevano farsi notare da agenti e produttori discografici si davano appuntamento a Milano davanti agli studi per incontrare i produttori che uscivano per andare in pausa pranzo. Oggi non funziona più così, almeno non qui. In California, a Santa Monica, questo metodo per farsi notare per esempio funziona ancora. Forse pure qui si tornerà alle origini, ma non ora».
È mai stata a Ferrara?
«Sono circa 15 anni che non passo da Ferrara anche se me la ricordo bene perché quando la vidi mi piacque tanto. Negli anni Novanta grazie ad un programma che condussi ebbi la possibilità di scoprire e visitare tante località in tutta Italia; fu molto bello».
Sta lavorando a qualche progeto in particolare? Ha un sogno nel cassetto?
«Sono una “pazza”, di progetti ne ho sempre tanti e tutti collegati tra loro. Il mio sogno nel cassetto però è riuscire a portare il concetto di rispetto in generale e per gli animali in particolare, in tutti i Paesi del mondo. È una cosa a cui tengo molto e per la quale mi sono già attivata con campagne e iniziative di sensibilizzazione. Perseguirò questa strada e intensificherò il mio impegno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Celentano, quasi due anni di tournèe in tutta Italia. Perché secondo lei lo spettacolo è così apprezzato dal pubblico?
«Innanzi tutto penso che questo spettacolo sia scritto molto bene e una delle sue peculiarità, oltre alla storia, sono proprio i dialoghi, i concetti e le situazioni. Capita spesso a fine rappresentazione di incontrare spettatori che ti dicono: “La penso così anche io” o “mi sembrava di rivedere me stessa”. Qualche volta scappano è tutto il contrario di tutto e chiunque può rivedersi almeno in un frammento della storia o in qualche personaggio».
Questo perché è una commedia sulla vita vera.
«Sì, si parla di sentimenti, rapporti umani, amore tra persone, tradimenti, perdono, amicizia, amore per i cani; insomma, si parla della vita nella sua quotidianità, si riesamina un percorso e ci si mette in discussione».
Si può presentare come se fosse il personaggio che interpreta nello spettacolo?
«Mi chiamo Marzia e sono la moglie di Alessandro (Pino Quartullo, ndr). Ho vissuto gli anni Settanta ed ero una classica figlia dei fiori. Oggi vivo a Milano in un appartamento normale, conduco una vita normale e mio figlio è lontano perché se ne è andato a studiare in America. Ho un cane che mi tiene compagnia, al quale sono molto legata e quando all’improvviso sparisce rimetto in discussione tutta la mia vita».
Cambiamo argomento. Da cantante, giurata e figlia d’arte, cosa ne pensa dei talent?
«Se sono fatti bene hanno una loro valenza però bisogna stare attenti perché, possono creare anche grandi illusioni. Ci sono dei nomi usciti dai talent che conosciamo, apprezziamo e ricordiamo, ma quante ragazze o ragazzi ci sono che sono finiti nell’oblio? I concorrenti o gli aspiranti tali devono acquisire una consapevolezza fondamentale: nessuno sta regalando niente a nessuno; bisogna stare attenti a non farsi usare. Detto questo, forse oggi ce ne sono pure troppi di talent ma credo che sia una fase, un momento di passaggio e poi cambierà ancora; la storia è fatta così».
E prima com’era?
«Una volta i ragazzi che volevano farsi notare da agenti e produttori discografici si davano appuntamento a Milano davanti agli studi per incontrare i produttori che uscivano per andare in pausa pranzo. Oggi non funziona più così, almeno non qui. In California, a Santa Monica, questo metodo per farsi notare per esempio funziona ancora. Forse pure qui si tornerà alle origini, ma non ora».
È mai stata a Ferrara?
«Sono circa 15 anni che non passo da Ferrara anche se me la ricordo bene perché quando la vidi mi piacque tanto. Negli anni Novanta grazie ad un programma che condussi ebbi la possibilità di scoprire e visitare tante località in tutta Italia; fu molto bello».
Sta lavorando a qualche progeto in particolare? Ha un sogno nel cassetto?
«Sono una “pazza”, di progetti ne ho sempre tanti e tutti collegati tra loro. Il mio sogno nel cassetto però è riuscire a portare il concetto di rispetto in generale e per gli animali in particolare, in tutti i Paesi del mondo. È una cosa a cui tengo molto e per la quale mi sono già attivata con campagne e iniziative di sensibilizzazione. Perseguirò questa strada e intensificherò il mio impegno».
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