La Nuova Ferrara

Da 22 anni manca Roffi: oggi anche il concorso 

Ieri l’anniversario dell’addio al senatore a cui è stato dedicato un premio letterario a rischio nel 2017

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Proprio ieri è stato celebrato il 22esimo anniversario della morte del senatore ferrarese (acquisito) Mario Roffi.
La notizia triste è che dopo vent’anni quasi certamente in questo 2017 non verrà organizzato il premio letterario che gli è stato intitolato due anni dopo la sua scomparsa. I problemi, come già scritto, sono legati alla chiusura delle Circoscrizioni, perché proprio quella di via Bologna gestiva il concorso. Ora l’eredità è stata rilevata dall’assessore alla cultura del Comune, ma mancano i tempi tecnici per poterlo abbinare alle scuole. «Certamente il concorso non finirà - assicura l’assessore Massimo Maisto -, ma non riusciremo quest’anno a proporlo nel solito periodo (premiazioni a maggio, ndr) così a questo punto le soluzioni sono due: rimandarlo direttamente al 2018 e poi rispettare la cadenza annuale, oppure farlo slittare al prossimo autunno. Ma ritengo sia necessario il coinvolgimento delle scuole cittadine».
Precisato questo, un ricordo di Roffi è necessario per rimandare alla memoria ferrarese, un estense - Modenese per nascita - che tanto amò la nostra città e la sua grande civiltà e cultura. Per ricordarlo riportiamo citando, seppure in parte, quanto scritto in presentazione al pamphlet collettaneo delle liriche vincitrici della 5ª edizione del Concorso letterario dialettale che la Circoscrizione di via Bologna gli volle dedicare a far data per l’appunto dal 1997.
«È importante (...) ricordare il nome di Mario Roffi anche tramite un concorso letterario dialettale locale visto che Modenese, anzi Spilambertese per nascita, tanto amò le altre lingue (fu ottimo traduttore di autori francesi come Racine o Corneille, o inglesi, come Keats, per esempio) e gli altri dialetti, tra cui, soprattutto, il nostro: a lui va ascritto il ‘ritrovamento “di Madòna Frrara ch’è vvgnù in villa”, ‘ufficialmente’ la prima opera drammaturgica in lingua rivierasco-padana-ferrarese di Anonimo risalente al XVII secolo, presso la Biblioteca Estense di Modena. Sua è anche la valorizzazione dell’Aminta di Torquato Tasso tradotta (meglio, interpretata) dal Neppi in lingua dialettale ferrarese, poco prima di morire. A lui si deve il merito del recupero di una sede stabile all’aperto, presso l’Estivo San Guglielmo, intorno agli anni Sessanta, per la ottantacinquenne compagnia dialettale Straferrara - forse la più antica d’Italia - che poté acquisire, a pieno titolo, sovvenzioni statali. E, non a caso, nel 1979, aveva ottenuto il Premio Associazione Stampa di Ferrara: la motivazione, allora, ricordava la dedizione trentennale della sua vita ad una fervida ed intelligente attività “al fine di potenziare i lavori ed i temi culturali ferraresi”, acquisendo generali consensi per il costante impegno con cui aveva cercato di “far uscire” Ferrara dall’ambito di spettacoli di troppo contenuto livello...».
Maria Cristina Nascosi
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