Tra amore e tragedia: «Ecco perché Seneca è più che mai attuale»
Laura Marinoni torna al Comunale con il dramma di Fedra. «È una donna condannata a soffrire e ad essere giudicata»
FERRARA. Manca da Ferrara da quasi 5 anni. Da quando, nel novembre 2012, aveva incantato il pubblico del Teatro Comunale Abbado indossando i panni di Blanche, protagonista accanto a Vinicio Marchioni nell’allestimento teatrale di “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams. Nello spettacolo Laura Marinoni era alle prese con un personaggio complesso, in crisi e in continua lotta con sé stesso. Blanche, una donna costantemente giudicata e condannata dalla società circostante.
Venerdì, l’attrice milanese torna sul palco ferrarese portando sotto i riflettori un’altra figura complessa: Fedra. Figlia di Minosse e Pasifae, Fedra, appartiene alla mitologia greca ed è vittima di un destino crudele. La donna sposò Teseo, re di Atene, già padre di Ippolito. Fedra però si innamorò follemente di quest’ultimo e dopo essere stata respinta, in un momento di follia, lo accusò di averla violentata. Per questo atto di cui fu ritenuto colpevole, Ippolito venne maledetto dal padre Teseo e poco dopo, il giovane morì in maniera orribile in mare. La donna non resistendo ai sensi di colpa e al dolore, confessò tutto e poi si uccise. In questa intervista, Laura Marinoni, racconta alla Nuova cosa significa, sia da donna, sia da attrice, portare in scena un classico di questa forza, violenza e tragicità.
Chi è Fedra e come la descriverebbe?
«Fedra è una donna condannata a soffrire per amore. Fedra non fa quasi nulla di male, non commette reati e non “consuma” a livello fisico l’amore che prova per Ippolito. Il suo unico peccato è quello di amare un ragazzo che, per destino, è anche figlio dell’uomo che ha sposato. Penso che sia estremamente moderna questa tragedia. Guardando al mondo che ci circonda possiamo scorgere ovunque storie di amore che per motivi sempre diversi finiscono, o rischiano di finire, in tragedia. Basti pensare alla violenza di genere, ai soprusi fisici, verbali e psicologici di cui tantissimi/e sono vittime. Seneca ha consegnato all’umanità un’opera immortale e sempre attuale».
Com’è per lei da attrice e da donna misurarsi con personaggi come Fedra o Blanche?
«Bellissimo e difficilissimo allo stesso tempo. C’è un filo conduttore che lega queste due figure anche se le epoche in cui si svolgono le storie sono completamente diverse. Sia Blanche sia Fedra, sono donne condannate a fare i conti con loro stesse, a rispondere ad una società per delle colpe che non hanno e per le quali sono costrette a soffrire immeritatamente. Quello che io cerco di fare con il mio lavoro d’attrice è mettermi dalla parte di questi personaggi, capirne la psicologia e trasmettere ciò che la loro storia racchiude e rappresenta».
Lo spettacolo è tratto da “Phaedra” di Seneca, che lavoro è stato fatto su questo testo?
«Il testo di Seneca è presente integralmente nello spettacolo ma sono state fatte anche alcune aggiunte. De Rosa, il regista, ha voluto inserire alcune parti tratte da Euripide e da Lettere morali a Lucilio. Queste parti vengono “declamate” da una dea, figura completamente inventata dal regista, che osserva dall’esterno tutto ciò che succede. Queste sono le variazioni principali poi, ma questo è già più consueto, ci sono alcuni adattamenti del testo e scelte drammaturgiche necessarie affinché la tragedia “funzionasse” a teatro. A volte la trasposizione letterale sul palco non rende come sulla carta».
Anche la scenografia è particolare, tutto avviene dentro e attorno un grande cubo trasparente.
«Questa struttura rappresenta una specie di totem. È un luogo simbolico che volta per volta cambia e si trasforma a seconda delle circostanze. Una volta è una foresta, un’altra è una reggia... è il luogo dell’anima dei personaggi. Grande importanza ha anche il lavoro che è stato fatto sul suono. Grazie a rumori scenici e a microfoni potentissimi, in scena possiamo recitare anche in maniera sottile e intima come se fossimo al cinema; questo ci consente di non perdere sfumature importanti».
Lo spettacolo sarà in scena venerdì e sabato alle 21 e domenica alle 16. Biglietti da 10 a 30 euro. Per info: 0532 202675.
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