Crepet inaugura la rassegna tra emozioni e web
di DAVIDE BONESI
Venerdì presenterà “Baciami senza rete” «Il libro è una riflessione su amore e tecnologia»
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Venerdì primo appuntamento e subito un grande nome per la rassegna “Parole d’autore”, inserita nel calendario “Occhiobello letteratura 2017”, organizzato come sempre dal Comune di Occhiobello in collaborazione con l’associazione culturale “Cuore di carta”, ovvero l’ente che cura da anni la celebre Fiera delle parole di Padova. Venerdì alle 21, al teatro don Gino Tosi di Santa Maria Maddalena, la direttrice artistica Bruna Coscia porterà per l’apertura di rassegna Paolo Crepet, popolare psichiatra, scrittore e sociologo torinese, molto conosciuto nella nostra città.
Partiamo dal suo ultimo libro, “Baciami senza rete”: come nasce questo lavoro? Com’è l’amore oggi ai tempi di internet?
«Quando ho cominciato a scriverlo (vedi foto di copertina, ndr) ancora non era così dibattuto il tema. Ho cercato un po’ di prevedere questo argomento e credo di esserci riuscito, visto che ormai ne parlano tutti. Non è una sciocchezza, è una parte importante della nostra vita, le nostre emozioni e relazioni ormai passano dalla tecnologia e questo mi pare un azzardo e le conseguenze ci sono già: una vita relazionale impoverita, non solo quella dei ragazzi, ma anche dei genitori e dei nonni. Ho scritto un libro per esercitare il diritto di critica e per lanciare un messaggio che tocca tante persone».
Che influenza può avere il web sulla vita delle persone in generale e su quella degli adolescenti in particolare?
«Se un adulto vuole farsi chiamare chiocciolina25 e si mette a chattare non è un crimine, però questo gli cambia la vita e non si può dire che non è cambiato niente, anzi, c’è un problema ed è molto grande. La tecnologia digitale non è neutra, alla base ci sono delle mercanzie: c’è sempre qualcuno che vende questa cosa e sono coinvolte le aziende più importanti del mondo, vedi Google, Facebook e altre, che hanno interesse alla diffusione di questo sistema e, guarda caso, non commentano mai negativamente il dilagare di certi modi di vivere».
Il modello genitoriale che vuole padre e madre a tutti i costi amici dei figli va piuttosto di moda oggi. Ma fa davvero bene al percorso di crescita dell’individuo?
«Questa è una delle cose che ho cercato da dire in tutti questi anni di attività, compresi quelli in cui ho tenuto - con grande successo - la scuola per genitori a Ferrara. Purtroppo non era ancora arrivata questa novità, allora forse non si poteva prevedere e questo alla fine diventa un problema in più. Ferrara? E’ una città che adoro, di una bellezza unica, la frequento per vari motivi professionali ormai da trent’anni, lì ho tanti amici, la bellezza di Palazzo dei Diamanti, si mangia bene e si vive meglio. Torno ogni volta che sono nelle vicinanze e anche questa è un’occasione perfetta per visitarla».
Dopo il duplice omicidio di Pontelangorino avvenuto in gennaio lei ha subito detto che per i ragazzi occorre un percorso riabilitativo e non il carcere. Ha detto “La cella sarebbe l’inizio della fine” e questa sua tesi ha spaccato in due l’opinione pubblica.
«Noi facciamo peggio del peggio. Nell’immediato facciamo i cattivi, prendiamo i ragazzi e li sbattiamo in gattabuia dove non capiscono realmente cosa hanno combinato, poi la giustizia diventa buonista e fa gli sconti, senza passare da un percorso riabilitativo e senza far rendere loro conto di cosa hanno fatto. Bisognava essere oggi comprensivi, nel senso di mettere questi ragazzi nelle condizioni di cominciare a capire cosa hanno fatto e non mandarli in galera e chiudere questo processo fra 7-8 anni, quando sarà tardi per intervenire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Partiamo dal suo ultimo libro, “Baciami senza rete”: come nasce questo lavoro? Com’è l’amore oggi ai tempi di internet?
«Quando ho cominciato a scriverlo (vedi foto di copertina, ndr) ancora non era così dibattuto il tema. Ho cercato un po’ di prevedere questo argomento e credo di esserci riuscito, visto che ormai ne parlano tutti. Non è una sciocchezza, è una parte importante della nostra vita, le nostre emozioni e relazioni ormai passano dalla tecnologia e questo mi pare un azzardo e le conseguenze ci sono già: una vita relazionale impoverita, non solo quella dei ragazzi, ma anche dei genitori e dei nonni. Ho scritto un libro per esercitare il diritto di critica e per lanciare un messaggio che tocca tante persone».
Che influenza può avere il web sulla vita delle persone in generale e su quella degli adolescenti in particolare?
«Se un adulto vuole farsi chiamare chiocciolina25 e si mette a chattare non è un crimine, però questo gli cambia la vita e non si può dire che non è cambiato niente, anzi, c’è un problema ed è molto grande. La tecnologia digitale non è neutra, alla base ci sono delle mercanzie: c’è sempre qualcuno che vende questa cosa e sono coinvolte le aziende più importanti del mondo, vedi Google, Facebook e altre, che hanno interesse alla diffusione di questo sistema e, guarda caso, non commentano mai negativamente il dilagare di certi modi di vivere».
Il modello genitoriale che vuole padre e madre a tutti i costi amici dei figli va piuttosto di moda oggi. Ma fa davvero bene al percorso di crescita dell’individuo?
«Questa è una delle cose che ho cercato da dire in tutti questi anni di attività, compresi quelli in cui ho tenuto - con grande successo - la scuola per genitori a Ferrara. Purtroppo non era ancora arrivata questa novità, allora forse non si poteva prevedere e questo alla fine diventa un problema in più. Ferrara? E’ una città che adoro, di una bellezza unica, la frequento per vari motivi professionali ormai da trent’anni, lì ho tanti amici, la bellezza di Palazzo dei Diamanti, si mangia bene e si vive meglio. Torno ogni volta che sono nelle vicinanze e anche questa è un’occasione perfetta per visitarla».
Dopo il duplice omicidio di Pontelangorino avvenuto in gennaio lei ha subito detto che per i ragazzi occorre un percorso riabilitativo e non il carcere. Ha detto “La cella sarebbe l’inizio della fine” e questa sua tesi ha spaccato in due l’opinione pubblica.
«Noi facciamo peggio del peggio. Nell’immediato facciamo i cattivi, prendiamo i ragazzi e li sbattiamo in gattabuia dove non capiscono realmente cosa hanno combinato, poi la giustizia diventa buonista e fa gli sconti, senza passare da un percorso riabilitativo e senza far rendere loro conto di cosa hanno fatto. Bisognava essere oggi comprensivi, nel senso di mettere questi ragazzi nelle condizioni di cominciare a capire cosa hanno fatto e non mandarli in galera e chiudere questo processo fra 7-8 anni, quando sarà tardi per intervenire».
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