La Nuova Ferrara

«Italiani senza spirito critico» Travaglio torna a Ferrara 

«Italiani senza spirito critico» Travaglio torna a Ferrara 

“Slurp”, lo spettacolo di uno dei giornalisti più intransigenti della scena nazionale « È vergognoso dipingere alla stregua di strateghi illuminati mediocri banchieri»

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Il titolo dello spettacolo di Marco Travaglio suona proprio come una leccata. “Slurp” con tutto il suo sarcasmo sarà sul palco del Teatro Nuovo di Ferrara, sabato sera, alle 21, grazie alla perseveranza di uno dei giornalisti più intransigenti della scena nazionale. Avvezzi da sempre al magna magna, “Slurp” come onomatopea non fa più scalpore: «Riguarda il ‘leccaculismo’ dei nostri media nei confronti di chiunque abbia il potere – esordisce Travaglio – L’elisir di lunga vita dei nostri politici dipende dalla stampa che è il piedistallo del loro monumento equestre. Adesso si fa a gara per spiegarci cosa avrebbe sbagliato Renzi, ma quando è stato il momento nessuno aveva il coraggio di dirlo. Quando lo scrissi io, mi presi addirittura del gufo, del conservatore avverso alle “grandi” riforme. È vergognoso dipingere alla stregua di geni e di strateghi illuminati mediocri banchieri. Basti pensare a cosa si scriveva della Fornero e di Monti, i “salvatori dell’Italia”. Se qualcuno lo dicesse oggi verrebbe linciato».
La carrellata di leccate comprende soltanto la Seconda Repubblica, altrimenti lo spettacolo rischierebbe di durare un paio d’anni e non un paio d’ore. È un racconto di come la piaggeria ha allungato la carriera di pochi ai danni di molti. «Agli Italiani mancano lo spirito critico e la capacità di distinguere chi parla per sé e chi anche per gli altri – incalza Travaglio – Bruno Vespa avrebbe evitato di paragonare la Boschi a Santa Teresa D’Avila, ma non è stato l’unico. Sergio Romano associò D’Alema a Quintino Sella, Scalfari prese Monti come l’incarnazione di Cavour e Il Giornale affermò che Berlusconi era più bello di Marlon Brando. Adesso quelli che incensavano Napolitano sono passati a Mattarella, e i fautori di Renzi a Gentiloni. Dal diavolo all’acqua santa. Prima si sbraitava che fosse giusto avere un Presidente della Repubblica impiccione e un Premier invasivo, poi sono stati osannati due anestesisti semidormienti che quasi non aprono bocca».
Svariate delle parole d’ordine del servo encomio sono sempre le stesse da secoli, tanto da pescare dalla propaganda mussoliniana. È sufficiente sostituire il nome di riferimento: «Mussolini sportivo, atletico e scattante» è evoluto in «Berlusconi. Sportivo, atletico e scattante». Travaglio, sostenuto dalla regia di Valerio Binasco e dal tono convincente di Giorgia Salati ha riportato dei brani che non sono cambiati di una virgola. Si tratta di uno spettacolo leggero e divertente, che intende rendersi utile. «È un modo per creare un telespettatore meno beone – conclude il giornalista – che non se le beva proprio tutte. Non essendo possibile educare i colleghi, ci rivolgiamo ai lettori dei quotidiani. Faremo nomi cognomi, perché sappiamo distinguere tra Rondolino e Marco Lillo, tra Vespa e la Gabanelli. Ci siamo assuefatti a una schiera di marchettari, al centro dei conflitti d’interessi. Le televisioni e la carta stampata sono in mano a partiti, finanzieri e palazzinai. Rari sono quelli che campano di imprese autonome, senza prebende pubbliche o favori statali». In sostanza, c’è ancora molto del Rinascimento nella nostra politica, di sicuro la cortigianeria.
Matteo Bianchi

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