La Nuova Ferrara

capitolo 9 

Il film su Cruijff all’Astra fu ispirazione per i giocatori spallini

Il film su Cruijff all’Astra fu ispirazione per i giocatori spallini

Pubblichiamo integralmente il capitolo 9 del libro di Paolo Negri, intitolato “Cruijff, cinema Astra”.Stagione 1975/76 agli sgoccioli, ultime giornate di campionato. Attendo quel fine settimana dal...

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Pubblichiamo integralmente il capitolo 9 del libro di Paolo Negri, intitolato “Cruijff, cinema Astra”.
Stagione 1975/76 agli sgoccioli, ultime giornate di campionato. Attendo quel fine settimana dal programma doppio. Il sabato pomeriggio, appuntamento al cinema. Domenica, Spal-Reggiana. Il film che aspetto è di tenore calcistico “Il profeta del gol”, celebrazione di Johan Cruijff griffata Sandro Ciotti, mito del giornalismo radiofonico - e non solo - italiano. La pellicola viene proiettata al cinema Astra, pieno centro di Ferrara, in viale Cavour, a due passi dalle Poste e dal Castello. Sullo stesso lato del viale, poco più in là, l’omonimo hotel. L’Astra, appunto, dove spesso arrivano le squadre avversarie della Spal, alla vigilia delle partite di campionato. Entro, mi sistemo su una poltroncina, non c’è affollamento. Poco dopo il mio ingresso, la sorpresona: appare la Spal al completo. La squadra è in ritiro pre-gara, il cinema - sabato - è un rito. E, nell’occasione, non poteva essere scelto un film diverso. Con lo sguardo cerco Cascella. Ci “incrociamo”, mi rivolge un cenno che interpreto di riconoscimento e saluto. Buio in sala. Per chi ama il calcio, il film è magnifico, le immagini stupende, la voce roca di Ciotti aggiunge fascino al fascino. Il tempo vola. Io esco, la Spal pure. Arrivederci al giorno dopo. Spal-Reggiana. Calda domenica di sole, stadio colmo, pelouse spettacolare. Sono in Curva, come sempre. Mi trovo lì da almeno un’ora, arrivo sempre con larghissimo anticipo. Attendo con impazienza che le squadre sbuchino dal sottopassaggio che dagli spogliatoi conduce sul campo. Ho tra le mani un piccolo, vecchio ma perfetto binocolo. Voglio cogliere ogni minimo dettaglio, il più vicino possibile. Fisso la scaletta, con cancelletto di ferro, che porta al terreno di gioco. Eccoli. Cascella entra tra gli ultimi, noto subito la novità: ha le scarpe diverse dal solito. Le Puma. Quelle di Cruijff. Inizia la partita, è una delle più belle di sempre. La Spal gioca alla grandissima, è uno spettacolo, un festival. Paina, ottimo centravanti ma non propriamente un fine dicitore, si produce in qualcosa che non è esattamente nelle sue corde. O che, almeno, non gli ho mai visto fare prima: si disloca sull’out sinistro e avanza conducendo il pallone con l’esterno del destro. Come mostrato da Cruijff nel film del giorno prima. Potenza delle suggestioni. E lo stesso Paina (attaccante di scuola Milan, fisico bestiale, gran colpo di testa, una carriera che - senza la rottura del tendine d’Achille patita un paio di anni prima giocando con la Spal a Brindisi - da buona poteva essere ottima) in tandem con Pezzato confeziona un gol rimasto fino a oggi nella memoria di tutti gli appassionati spallini: scambi continuati, uno-due in corsa, in verticale, dalla metà campo fino all’ingresso in area, tra i due attaccanti, prima della stoccata vincente. Al festival manca Cascella. Il suo gol, intendo, Salvatore si esibisce ad altissimi livelli. E la rete arriva. Nel secondo tempo, nella porta “sotto” la Curva Est, dalla parte opposta a dove mi trovo io. Ma vedo perfettamente la conclusione di collo destro, comoda, per il 2-0 che scatena il definitivo visibilio popolare (ancora Paina segnerà il 3-0 conclusivo). Adesso ho un motivo in più per festeggiare quel successo. Nel nome di Cruijff, se vogliamo.
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