teatro abbado
Faber e Pasolini pensatori liberi Sul palco “uniti” da Marcorè
di FABIO ZIOSI
Due anarchici, due poeti, due liberi pensatori che hanno compreso il loro tempo ma, soprattutto, capito il futuro e ne hanno denunciato la deriva. Sono Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè. Le due...
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Due anarchici, due poeti, due liberi pensatori che hanno compreso il loro tempo ma, soprattutto, capito il futuro e ne hanno denunciato la deriva. Sono Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè. Le due “fonti” dello spettacolo Quello che non ho (ultima replica oggi alle 16 al Teatro Comunale Abbado di Ferrara). Mettere il loro pensiero assieme non era cosa facile. Pasolini più intellettuale ma anche più irruento, molte volte crudo fino alla scarnificazione, senza nessuna mediazione. Faber pur tagliente e ricco di denuncia ma anche pieno di ironia e con la musica mescolava parole quasi trapassandoti, ma senza farti sentire dolore. Neri Marcorè e il regista Giorgio Gallione hanno preso questo patrimonio, lo hanno masticato, triturato, intrecciato e reso pienamente disponibile per lo spettatore di oggi. Non era facile ma ci sono riusciti e gli intensi e prolungati applausi di fine spettacolo ne sono stati testimonianza in un teatro stracolmo di gente e con tantissimi giovani. In particolare per questi ultimi se è più facile conoscere le canzoni di De Andrè è più difficile ricordare e comprendere le parole di Pasolini morto assassinato oltre quarant’anni fa. Intrecciare le profezie visionarie di La rabbia di Pasolini con l’album Le nuvole è anche mostrare la società d’oggi. Marcorè aggiunge alla “nuova orrenda preistoria” preconizzata, come il genocidio culturale, 40 anni fa, la realtà attuale dell’inquinamento dell’ambiente, delle violenze sui bambini e del turismo sessuale, dei nuovi schiavi che in Congo scavano per estrarre il coltan, minerale indispensabile per far funzionare i nostri due miliardi di telefonini. E fa pensare quando sul palco canta “Quello che non ho è di farla franca” proprio a tre giorni dall’assoluzione parlamentare di Minzolini. Oppure quando Marcorè cita il cantautore dicendo che “non conosco Rom che hanno rubato attraverso le banche”; e noi a Ferrara sappiamo bene cosa si può fare con le banche. Lo spettacolo comunque si chiude con una luce di speranza. È quella delle lucciole: «Per fortuna anche i profeti – dice Marcorè riferendosi a Pasolini – a volte sbagliano. In campagna ce ne sono ancora. Occorre fermarsi in silenzio e guardare il buio». Ma Marcorè non era solo sul palco. Ad accompagnarlo Giuia, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini, che hanno arricchito questa storia che meritava di essere raccontata.
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