La Nuova Ferrara

I ragazzi del Roiti guide nella cella del Tasso 

I ragazzi del Roiti guide nella cella del Tasso 

Giovedì l’iniziativa tesa a riscoprire il luogo dove visse il poeta e scrittore che lì realizzò la Gerusalemme Liberata

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Pasolini annunciava profetico negli Scritti corsari quanto l’impero del consumo e il culto degli accessori avrebbero reso superflua la vita, allontanando i sensi dalla verità di ciascuno. “Tu chiamale, se vuoi, emozioni”, secondo Battisti. Correvano gli anni Settatanta e il boom economico lasciava trasparire i primi effetti e con essi i primi timori.
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dall’Unesco nel 1999, proprio per il motivo opposto. “In direzione ostinata e contraria”, cantava De Andrè, perché difendere i beni immateriali significa andare oltre i muri, oltre i preconcetti, e ridare valore ai sentimenti.
La data, che segna anche l’inizio della primavera, riconosce ai versi un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo, della comprensione e della diversità linguistica. La decrescita delle merci può essere “felice” nel frangente in cui restituisce autenticità al tempo vissuto.
Non a caso, la Merini scriveva del suo passato: Sono nata il ventuno a primavera, / ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta. La stessa poesia è una “stagione” folle, poiché scriteriata e generosa.
Dopo un anno trascorso tra le rime di Ariosto, dalle 18 alle 22 di giovedì prossimo, aprirà eccezionalmente la cella di Torquato Tasso, o meglio, la ricostruzione della prigione dove fu rinchiuso nel 1579 per sette anni. Si trattava di una stanza di ospedale, ma veniva riconosciuta a stento dai visitatori dell’Ottocento, essendo stata convertita a legnaia.
L’originale si trovava sotto l’attuale via Boldini e fu distrutta con la costruzione del quartiere modernista. La permanenza non fu piacevole per il poeta. A convincere il duca Alfonso II a spingerlo laggiù, sotto l’ex Ospedale Sant’Anna, fu una diagnosi di malinconia acuta che degenerò in follia. Il poeta fu allontanato dalla corte, perché era stato protagonista di episodi violenti. Aveva la spada facile. Se smarrì la strada, tuttavia il Tasso non esaurì la vena, rendendosi capace di erigere La Gerusalemme Liberata. A calarsi nell’atmosfera di allora saranno i ragazzi della Quarta G del Liceo “Roiti”, che faranno da guida ai più curiosi, raccontando l’influenza che la clausura ebbe nell’immaginario dei postumi. Si generò un vero e proprio mito, che trasportò alcuni intellettuali ai piedi del busto, come Byron, Stendhal o Goethe, e altri a salvarne la follia, come Leopardi. L’occasione fortuita dell’apertura si deve al Salone del Restauro e si potrà entrare solo con un tagliando gratuito, ritirabile allo stand del Comune di Ferrara.
Il poeta che tornerà indietro nei secoli, questa sera, alle 20.30, sarà Matteo Bianchi. Il trentenne è stato invitato dalla città di Este a presentare la sua ultima raccolta, La metà del letto (Barbera), grazie alla passione dell’Associazione Ennesima. Il libro ristampato più volte fungerà da congiunzione tra le radici culturali condivise e la deriva del presente. I ferraresi di una volta emergono «filofrancesi e traditori», all’ombra del Duomo e di qualche smagrito leone che fa la guardia alla piazza, ma anche nostalgici e taciturni. Gente che sa mettersi in ascolto. La poesia diventa il mezzo per passare da una verità personale, scoperta attraverso il dolore, a una universale, curata dall’egopatia. Di verità fragorosa e senza finzione è satura anche la novità di Matteo Fantuzzi, che oggi rilancia ZoomPoesia, la collana Feltrinelli. Una sfida inaspettata, che la casa editrice ha raccolto nei confronti di un microcosmo poetico salottiero, o peggio, proprietà di opinionisti e baroni accademici. Chi non è mai finito a La stazione di Bologna? È lì che si comprende / il senso di una strage, / quando il silenzio avvolge e copre / senza scelta e senza distinzione / come la gente attorno a una stazione / che prende il treno per lavoro / o per le ferie, a inizio agosto / di mattina, come sempre.

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