“Mozart a Bologna”, ovvero vivere e suonare fra le Torri
di SAMUELE GOVONI
Il docufilm racconta la vita e il fermento artistico musicale nella città di Dalla, Il videomaker argentano Belsito firma la regia: abbiamo unito sacro e profano
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«I musicisti se non sono su un palco o in uno studio di registrazione sono spesso a fare baldoria in qualche pub o osteria. È sempre stato più o meno così, almeno stando alle storie e alle leggende che popolano il mondo della musica». A dirlo è Andrès Belsito, batterista e videomaker che vive a Consandolo e che insieme a Graziano Cernoia (So Mango Production) ha firmato la regia di Mozart a Bologna, docufilm girato all’interno della storica liuteria Stanzani a due passi dai Giardini Margherita.
Mozart a Bologna prende le mosse proprio da qui, dall’idea di mescolare “sacro e profano”, ovvero la musica alta (e non solo) con le notti in osteria; un mix nuovo e allo stesso tempo antichissimo che porta lo spettatore a confrontarsi con spartiti, teatri, strumenti ma anche calici, chiacchiere da bar e underground. Il docufilm, prodotto da Ernesto Ricci Maccarini e Luca Stanzani è stato montato da Andrea Sorricaro e Ester Barioni. Girato con pochissime risorse economiche, per non dire «a zero budget», in Mozart a Bologna si alterano una ventina di musicisti diversi della scena contemporanea bolognese. Fra i tanti Antonio Stragapede, Daniele dell’Omo, Jimmy Villotti, Silvia Donati, Aleksander Sasha Karlic e Zinny Martini si sono incontrati nella bottega di Stanzani, o nel bar che gli sta accanto, e qui hanno suonato, improvvisato, discusso e scherzato.
«Ci sono voluti due anni di lavoro per portare a termine il docufilm. Terminate le riprese - racconta Belsito - si è lavorato al montaggio. Abbiamo voluto fare le cose con cura, siamo stati attenti ad ogni dettaglio al fine di non tradire una città, un’idea e quello che per addetti ai lavori e non, è ormai diventato a tutti gli effetti un punto di riferimento». Presentato in prima assoluta lo scorso 11 marzo al museo della Musica in Strada Maggiore 34, il lungometraggio ha riscosso da subito grande successo.
«Al di là di ogni aspettativa. La proiezione è stata fatta in una sala da cento posti ma - sorride il videomaker argentano - di persone ne sono arrivate molte di più; in tanti purtroppo non hanno potuto prendere parte all’incontro, altri hanno guardato Mozart a Bologna sullo schermo di un bar vicino che trasmetteva il docufilm in differita. È stato un momento davvero bello che ci ha dato grande soddisfazione». Dal museo al bar, ancora una volta “sacro e profano” si sono uniti. La Bologna delle osterie, la Bologna degli orchestrali, dell’università e del movimento punk. E Mozart? Cosa che attinenza ha con tutto questo? La risposta è presto detta. Nel 1770 il genio si recò a Bologna per sostenere un prestigioso esame con padre Martini ma forse, anche lui rapito dalle atmosfere goderecce della notte, calcò un po’ la mano e il giorno dopo rischiò di non passare l’esame.
«Ora il docufilm farà il suo corso e verrà presentato in diversi festival e magari - conclude Belsito - anche in altri contesti. Il suo stile è trasversale; può essere visto in un pub durante l’aperitivo, in un museo o in una sala cinematografica».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mozart a Bologna prende le mosse proprio da qui, dall’idea di mescolare “sacro e profano”, ovvero la musica alta (e non solo) con le notti in osteria; un mix nuovo e allo stesso tempo antichissimo che porta lo spettatore a confrontarsi con spartiti, teatri, strumenti ma anche calici, chiacchiere da bar e underground. Il docufilm, prodotto da Ernesto Ricci Maccarini e Luca Stanzani è stato montato da Andrea Sorricaro e Ester Barioni. Girato con pochissime risorse economiche, per non dire «a zero budget», in Mozart a Bologna si alterano una ventina di musicisti diversi della scena contemporanea bolognese. Fra i tanti Antonio Stragapede, Daniele dell’Omo, Jimmy Villotti, Silvia Donati, Aleksander Sasha Karlic e Zinny Martini si sono incontrati nella bottega di Stanzani, o nel bar che gli sta accanto, e qui hanno suonato, improvvisato, discusso e scherzato.
«Ci sono voluti due anni di lavoro per portare a termine il docufilm. Terminate le riprese - racconta Belsito - si è lavorato al montaggio. Abbiamo voluto fare le cose con cura, siamo stati attenti ad ogni dettaglio al fine di non tradire una città, un’idea e quello che per addetti ai lavori e non, è ormai diventato a tutti gli effetti un punto di riferimento». Presentato in prima assoluta lo scorso 11 marzo al museo della Musica in Strada Maggiore 34, il lungometraggio ha riscosso da subito grande successo.
«Al di là di ogni aspettativa. La proiezione è stata fatta in una sala da cento posti ma - sorride il videomaker argentano - di persone ne sono arrivate molte di più; in tanti purtroppo non hanno potuto prendere parte all’incontro, altri hanno guardato Mozart a Bologna sullo schermo di un bar vicino che trasmetteva il docufilm in differita. È stato un momento davvero bello che ci ha dato grande soddisfazione». Dal museo al bar, ancora una volta “sacro e profano” si sono uniti. La Bologna delle osterie, la Bologna degli orchestrali, dell’università e del movimento punk. E Mozart? Cosa che attinenza ha con tutto questo? La risposta è presto detta. Nel 1770 il genio si recò a Bologna per sostenere un prestigioso esame con padre Martini ma forse, anche lui rapito dalle atmosfere goderecce della notte, calcò un po’ la mano e il giorno dopo rischiò di non passare l’esame.
«Ora il docufilm farà il suo corso e verrà presentato in diversi festival e magari - conclude Belsito - anche in altri contesti. Il suo stile è trasversale; può essere visto in un pub durante l’aperitivo, in un museo o in una sala cinematografica».
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