Da Buenos Aires a Ferrara Colleción Tango all’Abbado
di SAMUELE GOVONI
Il coreografo argentino racconta lo spettacolo frutto di dieci anni di lavoro «Sul palco mescoliamo tradizione e avanguardia per raccontare un incontro»
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Leonardo Cuello, coreografo argentino con il ritmo nel sangue e una passione per il tango che lo accompagna da tutta la vita, sarà insieme alla sua compagnia il prossimo weekend (1 e 2 aprile) sul palco del Teatro Comunale Abbado di Ferrara per uno spettacolo che unisce tradizione e innovazione. “Colleción Tango” è il frutto di un lavoro durato anni, in cui passi, luci, espressione e musica si fondono per creare un unicum chiamato passione. In attesa di avere il maestro tanguero in città, lo abbiamo “raggiunto” a Buenos Aires per capire da un puro sangue che cos’è il tango.
Che cos’è il tango per lei?
«Un fenomeno popolare meraviglioso che ha un attaccamento profondo con la mia terra. È una cosa che ho ereditato dai miei genitori che, a loro volta, avevano ereditato dai loro. Sono nato e cresciuto col tango e senza di esso non so cosa sarebbe potuto essere della mia vita. Da sempre porto in me questa danza popolare che mi permette di essere libero e, anche in futuro, voglio che continui a “farmi volare” come è successo fino ad oggi».
Come descriverebbe questo spettacolo?
«Come il prodotto di un viaggio investigativo, frutto di oltre 10 anni di lavoro. “Colleción Tango” è la raccolta di una serie di brevi opere nate in varie fasi durante questa ricerca. Ciascuno dei miei corti teatrali è il prodotto di un profondo processo creativo individuale. “Colleción Tango” è uno spettacolo intenso che fonde tradizione e avanguardia. Gli spettatori vengono trasportati in una dimensione suggestiva in cui danza e teatralità si fondono e in tutte le scene si percepisce una profonda e emozionante atmosfera tanguera».
Cosa le piace di questa danza e perché secondo lei sta appassionando persone di tutto il mondo?
«Il tango è un ballo intimo e profondo, che può essere appreso e eseguito da ciascuno di noi in qualsiasi momento della sua vita. Il tango è come una danza sociale, cattura immediatamente ciascuna delle persone che ne viene in contatto. Non si tratta di mostrare abilità o velleità particolari, il tango è la storia di un incontro intenso. Si balla in coppia, abbracciati uno all’altra e quindi l’intensità dell’incontro è nella natura stessa di questa danza. Inoltre, il tango, è improvvisazione, ci sono molti codici che la compongono. Il tango è libertà e creatività».
La sua compagnia è nata nel 2005, di che cosa vi occupate?
«Il nostro compito è quello di fare ricerca, studiare nuovi passi per trovare un modo sempre nuovo e diverso di concepire il tango. Mi piace anche pensare di ampliare il raggio d’azione, di trasformare la danza in un gioco, in qualcosa di surreale, come se sul palco prendesse vita un sogno. Nei nostri spettacoli si intersecano i passi, il sound della band, le luci, i costumi e le scene; sono tutte componenti fondamentali. Tutto sul palco si svolge ad alta intensità e la cura del dettaglio è imprescindibile; del resto, nei nostri spettacoli, nulla è lasciato al caso».
Da argentino e da tanguero, come vede il futuro di questa danza?
«Infinito, il tango è incredibile. Penso che sia capace di catturare tutti quelli che gli si avvicinano. Ogni giorno gli appassionati, i ballerini e gli spettatori crescono e credo che questo processo sia possibile anche grazie alla commistione di culture, musicisti, scrittori, ballerini e coreografi che si misurano con questa danza. Fa tutto parte di un processo di crescita e arricchimento. Il tango è nato alla fine del 1800, attraverso il 1900 si è fortificato facendosi conoscere nel mondo. Oggi, penso che sia inarrestabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Che cos’è il tango per lei?
«Un fenomeno popolare meraviglioso che ha un attaccamento profondo con la mia terra. È una cosa che ho ereditato dai miei genitori che, a loro volta, avevano ereditato dai loro. Sono nato e cresciuto col tango e senza di esso non so cosa sarebbe potuto essere della mia vita. Da sempre porto in me questa danza popolare che mi permette di essere libero e, anche in futuro, voglio che continui a “farmi volare” come è successo fino ad oggi».
Come descriverebbe questo spettacolo?
«Come il prodotto di un viaggio investigativo, frutto di oltre 10 anni di lavoro. “Colleción Tango” è la raccolta di una serie di brevi opere nate in varie fasi durante questa ricerca. Ciascuno dei miei corti teatrali è il prodotto di un profondo processo creativo individuale. “Colleción Tango” è uno spettacolo intenso che fonde tradizione e avanguardia. Gli spettatori vengono trasportati in una dimensione suggestiva in cui danza e teatralità si fondono e in tutte le scene si percepisce una profonda e emozionante atmosfera tanguera».
Cosa le piace di questa danza e perché secondo lei sta appassionando persone di tutto il mondo?
«Il tango è un ballo intimo e profondo, che può essere appreso e eseguito da ciascuno di noi in qualsiasi momento della sua vita. Il tango è come una danza sociale, cattura immediatamente ciascuna delle persone che ne viene in contatto. Non si tratta di mostrare abilità o velleità particolari, il tango è la storia di un incontro intenso. Si balla in coppia, abbracciati uno all’altra e quindi l’intensità dell’incontro è nella natura stessa di questa danza. Inoltre, il tango, è improvvisazione, ci sono molti codici che la compongono. Il tango è libertà e creatività».
La sua compagnia è nata nel 2005, di che cosa vi occupate?
«Il nostro compito è quello di fare ricerca, studiare nuovi passi per trovare un modo sempre nuovo e diverso di concepire il tango. Mi piace anche pensare di ampliare il raggio d’azione, di trasformare la danza in un gioco, in qualcosa di surreale, come se sul palco prendesse vita un sogno. Nei nostri spettacoli si intersecano i passi, il sound della band, le luci, i costumi e le scene; sono tutte componenti fondamentali. Tutto sul palco si svolge ad alta intensità e la cura del dettaglio è imprescindibile; del resto, nei nostri spettacoli, nulla è lasciato al caso».
Da argentino e da tanguero, come vede il futuro di questa danza?
«Infinito, il tango è incredibile. Penso che sia capace di catturare tutti quelli che gli si avvicinano. Ogni giorno gli appassionati, i ballerini e gli spettatori crescono e credo che questo processo sia possibile anche grazie alla commistione di culture, musicisti, scrittori, ballerini e coreografi che si misurano con questa danza. Fa tutto parte di un processo di crescita e arricchimento. Il tango è nato alla fine del 1800, attraverso il 1900 si è fortificato facendosi conoscere nel mondo. Oggi, penso che sia inarrestabile».
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