l’intervento
Nuova critica al trasloco del Museo del Risorgimento
Il comitato direttivo dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Ferrara ha appreso, da notizie di una conferenza stampa del Comune di Ferrara, che il Museo del Risorgimento “sarà...
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Il comitato direttivo dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Ferrara ha appreso, da notizie di una conferenza stampa del Comune di Ferrara, che il Museo del Risorgimento “sarà traslocato tutto in una parte di Palazzo Pico Cavalieri”. Il Comitato denuncia il carattere frettoloso ed antistorico di questa decisione e la rara insensibilità di una operazione di grande rilievo logistico culturale, annunciata senza aver operato nemmeno la minima consultazione con le numerose associazioni interessate, a cominciare dalla nostra, che negli ultimi anni ha curato per il museo, anche a proprie spese, numerose mostre, conferenze, visite didattiche, propiziando donazioni e rapporti con studiosi, scuole, pubblico vasto, società civile. Infatti il museo del Risorgimento di Ferrara venne istituito nel 1903 nelle sale al piano terra di Palazzo dei Diamanti quasi interamente con le donazioni e ricordi delle famiglie ferraresi eredi dei protagonisti di quell’epoca storica che sta alla base dell’attuale società ferrarese. Si tratta quindi di un museo creato dai cittadini stessi con l’intenzione di perpetuarne la memoria alle future generazioni. La scelta di Casa Pico Cavalieri, per il cui utilizzo esiste un vincolo testamentario, come ricordato da diverse associazioni che ivi hanno sede, è stata fatta senza alcuna riflessione tecnico scientifica e senza aver operato alcun provvedimento amministrativo. Infatti non esiste alcun progetto museale, nessun stanziamento nessuna verifica seria se non un sopralluogo di alcuni giorni fa da parte di amministratori e tecnici comunali, alcuni dei quali non avevano mai visitato prima la struttura. Questa appare del tutto inadeguata, essendo una abitazione privata, priva di saloni, e di caratteristiche tecniche necessarie ad un allestimento museale, quali la sicurezza, l’accesso per i disabili, gli impianti di condizionamento. La prospettiva di un chiusura del museo è inquietante anche dal punto di vista scientifico. Sia l’archivio risorgimentale che quello della Resistenza sono essenziali per qualsiasi ricerca storica sull’epoca contemporanea a Ferrara. In una città che ha subito gravi perdite archivistiche, questa condizione di impraticabilità ambientale impedirebbe il lavoro storico che, nella parte contemporanea, è particolarmente carente allo stato attuale delle cose. L’istituto per la storia del Risorgimento di Ferrara promuoverà nei prossimi giorni incontri e confronti pubblici con le associazioni, le forze culturali ed i singoli cittadini sui temi storici e museografici, terrà conferenze di informazione a cominciare dalla Storia del museo stesso e divulgherà pubblicazioni.
Luigi Davide Mantovani, del Comitato direttivo dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Ferrara.
Luigi Davide Mantovani, del Comitato direttivo dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Ferrara.
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