Un contenitore di storia e cultura Memoria scritta
È nato a Comacchio il Museo del Delta Antico Percorsi ricchi di fascino e pieni di emozioni
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COMACCHIO. Al culmine di un intenso percorso partecipato intrapreso sin dalla scelta del nome e del logo e proseguito poi con il progetto degli allestimenti, finalmente ieri ha avuto compimento l’attesa inaugurazione del Museo Delta Antico. I centurioni romani della Legio Italica hanno presidiato l’ingresso del Museo, preso d’assalto da migliaia di visitatori, dopo la cerimonia inaugurale, effettuata sul Trepponti, in presenza delle massime autorità civili e militari. «Comacchio si riappropria della propria storia, grazie al museo, che rappresenta la memoria storica collettiva», ha sottolineato l’assessore alla cultura Alice Carli, dopo aver ringraziato istituzioni, ricercatori, comitato scientifico e dipendenti. Marco Magnifico, vicepresidente nazionale del Fai, definendo Comacchio «il paradigma dell’Italia Migliore, perché è giovane, non tanto per l’età anagrafica del sindaco, quanto di spirito e per orgoglio nella conoscenza delle proprie radici», ha messo in luce l’impegno congiunto teso alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio culturale del territorio.
Il sindaco Marco Fabbri, con la voce rotta dall’emozione, ha avuto parole di riconoscenza per «i comacchiesi, perché senza quel salto nel buio di 5 anni fa non saremmo qui oggi. Mi avete dato la possibilità di prendere in mano il territorio - ha aggiunto Fabbri - ; ringrazio anche chi mi ha epurato perché forse senza di lui non sarei saltato su dal divano per rimboccarmi le maniche». Un pensiero è stato rivolto agli archeologi e ai ricercatori che con entusiasmo e professionalità hanno fatto rifiorire in questi anni studi e ricerche archeologiche sul territorio e al compianto ex-sindaco Giglio Zarattini. Il primo impatto con il nuovo museo è, senza retorica, di grande effetto perché cattura tutti i sensi. Il piano terra è dedicato agli insediamenti rinvenuti lungo la Fossa Augusta con una sezione specifica occupata dalle stele funerarie. Quella di T. Atilius, risalente all’età giulio-claudia, raffigura un’intera famiglia con Atilia al centro che regge una melagrana. I 700 reperti del carico della nave romana “Fortuna Maris” con l’àncora della stessa a tracciare il guado, in un avvincente viaggio nel tempo, occupano il piano terra dell’ex-ospedale settecentesco degli Infermi, unica testimonianza di architettura neoclassica comacchiese. Un gioco di maxi schermi accompagna il visitatore alla scoperta del mondo antico, dalla preistoria, al medioevo, tra anfore, vasellame, mosaici, sepolture etrusche, sino alla sala centrale del Simposio, dove è esposto uno dei tre crateri del pittore di Chicago, tra i più belli al mondo con scene dionisiache, ispirate alle tragedie greche.
Gli odori delle spezie antiche fanno rimbalzare nell'immaginario il grande fermento dell’emporio commerciale dell'antica città di Spina, tra i più importanti nel bacino del Mediterraneo tra il VII e VIII sec. a.C. Guida d’eccezione per il ministro Dario Franceschini e per le autorità, l’archeologo Mario Cesarano, che ha diretto gli scavi più recenti in Valle Pega e in località Motta della Girata, dove sono venuti alla luce frammenti ceramici ed un imponente monumento, costruito, con ogni probabilità per celebrare il rientro dell'imperatore Claudio, dopo la conquista della Britannia (43 d.C.). Il basamento di due tonnellate, già restaurato, ha trovato posto nel Museo Delta Antico, insieme alla piroga monossile del V sec. d.C., ricoverata per anni nella Manifattura dei Marinati ed anch'essa restaurata. Oltre un migliaio sono i reperti ulteriori ceduti in prestito permanente dal Museo Archeologico Nazionale di Ferrara e mai esposti in pubblico.
Katia Romagnoli
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