Con Virzì trionfa la commedia al femminile
di GIUSEPPE DISTEFANO
La pazza gioia fa incetta di premi. Il regista: mi sono avvicinato al disagio mentale nei panni della persona fragile
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Autoproclamatosi portavoce del riesumato “Pci”, inteso come Partito del Cinema Italiano, uno scatenato Roberto Benigni davanti al presidente della Repubblica Mattarella, aveva dato inizio, al mattino, durante il consueto ricevimento al Quirinale, alla 67esima edizione dei premi David di Donatello. Quello di Benigni, premiato col David alla carriera, è stato il marchio di fabbrica della grande festa del nostro cinema, celebrato nel mondo proprio come ha ricordato l’attore toscano. Una festa nel segno delle donne, proprio come quelle raccontate da Paolo Virzì, ovvero le Thelma e Louise all’italiana del film del regista livornese: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti.
Il David che Claudio Santamaria ha consegnato alla vincitrice, Valeria Bruni Tedeschi, ha letteralmente scatenato l’attrice torinese che ha voluto l’amica e collega sul palcoscenico durante la lettura dei ringraziamenti più irresistibili della storia del Premio. Spulciati da un foglio che si era preparata, tra risate incontenibili, imbarazzo, commozione e lacrime di gioia, ha esordito: «Ringrazio la mia povera psicanalista. Ringrazio Leopardi, Natalia Ginzburg, Anna Magnani, mia madre, mia sorella, mia zia. Ringrazio gli uomini che mi hanno amata e che ho amato; quelli che mi hanno abbandonata…» e, intervenendo a sorpresa, la Ramazzotti ha continuato la sua frase con «e quelli che ti ameranno».
Quindi, definendo il loro rapporto, Tedeschi ha aggiunto: «Io e Micaela siamo un po’ come Stanlio e Ollio: senza di lei il mio personaggio di Beatrice non potrebbe esistere». Ad aggiungersi alle due protagoniste proprio il livornese Virzì, dominatore assoluto della serata per essersi aggiudicato ben cinque statuette per “La pazza gioia”, tra cui le principali per la miglior regia e il miglior film (e ancora, scenografia e acconciatura). Il ringraziamento di Virzì è subito andato «alle tante donne di cui mi sono circondato con questo film. Quindi agli psichiatri, e a chi lavora nei luoghi della salute mentale che abbiamo disturbato durante tutte le riprese». È una delle novità del cinema italiano questo road-movie al femminile, che racconta la storia di due donne sconosciute, un po’ svitate e infelici, che scappano da una comunità terapeutica fuggendo in macchina, e che infine, dopo mille peripezie, ritrovano la forza per ricominciare, il regista ci ha riportato alla miglior commedia all’italiana, come non se ne vedeva da anni.
«Un incrocio tra commedia e tragedia, dolore penoso e gioia - ha spiegato Virzì -, avvicinandomi ai temi del disagio mentale non con l’aria del terapeuta, ma nei panni della persona fragile che ha bisogno di capire qualcosa anche di sé. Siamo tutti, in realtà, inadeguati, imperfetti. Non mi interessano gli eroi, non mi interessano i malvagi. Mi interessa quello che sta in mezzo, che forse è la natura umana con il suo mistero e anche nella sua indicibilità».
Ed è questa la forza del film. Sei premi anche a “Indivisibili” di Enzo De Angelis, tra i quali quello per il musicista e la canzone originale (Abbi pietà di noi) al napoletano Enzo Avitabile, che ha dedicato il David «alle periferie di Napoli e di tutto il mondo, per l’ispirazione»; e, migliore attrice non protagonista, Antonia Truppo, al suo secondo David dopo quello vinto la scorsa edizione con “Lo chiamavano Jeeg Robot”. L’attrice napoletana, classe 1977, che ha interpretato il ruolo della madre instabile delle due gemelle protagoniste, ha sottolineato, nei ringraziamenti, il coraggio dei produttori e del regista per aver fatto un film con attori sconosciuti. «Spero che il cinema italiano – ha chiosato – prenda un po’ di questa vostra audacia».
«Prima ancora di provare a raccontare, a costruire storie amiamo scrivere immagini, qualcosa che lo spettatore possa portare con sé il più a lungo possibile», ha detto il regista e sceneggiatore De Angelis, accanto a Barbara Petronio e Simone Guaglianone, vincitori per la miglior sceneggiatura. Da segnalare la novità di quest’anno dei David, e cioè la decisione dell’Accademia di premiare anche la “miglior sceneggiatura adattata”, un riconoscimento alla capacità di trasformare in immagini una storia già edita. Vincitori sono stati Gianfranco Cabiddu, Ugo Chiti e Salvatore De Mola per La stoffa dei sogni, un film che parla anche di teatro. E a un grande uomo di teatro, Luca De Filippo, da poco scomparso, gli autori hanno dedicato il premio. La grande festa, condotta da Alessandro Cattelan, consegna così agli italiani «il cinema più bello del mondo».
Il David che Claudio Santamaria ha consegnato alla vincitrice, Valeria Bruni Tedeschi, ha letteralmente scatenato l’attrice torinese che ha voluto l’amica e collega sul palcoscenico durante la lettura dei ringraziamenti più irresistibili della storia del Premio. Spulciati da un foglio che si era preparata, tra risate incontenibili, imbarazzo, commozione e lacrime di gioia, ha esordito: «Ringrazio la mia povera psicanalista. Ringrazio Leopardi, Natalia Ginzburg, Anna Magnani, mia madre, mia sorella, mia zia. Ringrazio gli uomini che mi hanno amata e che ho amato; quelli che mi hanno abbandonata…» e, intervenendo a sorpresa, la Ramazzotti ha continuato la sua frase con «e quelli che ti ameranno».
Quindi, definendo il loro rapporto, Tedeschi ha aggiunto: «Io e Micaela siamo un po’ come Stanlio e Ollio: senza di lei il mio personaggio di Beatrice non potrebbe esistere». Ad aggiungersi alle due protagoniste proprio il livornese Virzì, dominatore assoluto della serata per essersi aggiudicato ben cinque statuette per “La pazza gioia”, tra cui le principali per la miglior regia e il miglior film (e ancora, scenografia e acconciatura). Il ringraziamento di Virzì è subito andato «alle tante donne di cui mi sono circondato con questo film. Quindi agli psichiatri, e a chi lavora nei luoghi della salute mentale che abbiamo disturbato durante tutte le riprese». È una delle novità del cinema italiano questo road-movie al femminile, che racconta la storia di due donne sconosciute, un po’ svitate e infelici, che scappano da una comunità terapeutica fuggendo in macchina, e che infine, dopo mille peripezie, ritrovano la forza per ricominciare, il regista ci ha riportato alla miglior commedia all’italiana, come non se ne vedeva da anni.
«Un incrocio tra commedia e tragedia, dolore penoso e gioia - ha spiegato Virzì -, avvicinandomi ai temi del disagio mentale non con l’aria del terapeuta, ma nei panni della persona fragile che ha bisogno di capire qualcosa anche di sé. Siamo tutti, in realtà, inadeguati, imperfetti. Non mi interessano gli eroi, non mi interessano i malvagi. Mi interessa quello che sta in mezzo, che forse è la natura umana con il suo mistero e anche nella sua indicibilità».
Ed è questa la forza del film. Sei premi anche a “Indivisibili” di Enzo De Angelis, tra i quali quello per il musicista e la canzone originale (Abbi pietà di noi) al napoletano Enzo Avitabile, che ha dedicato il David «alle periferie di Napoli e di tutto il mondo, per l’ispirazione»; e, migliore attrice non protagonista, Antonia Truppo, al suo secondo David dopo quello vinto la scorsa edizione con “Lo chiamavano Jeeg Robot”. L’attrice napoletana, classe 1977, che ha interpretato il ruolo della madre instabile delle due gemelle protagoniste, ha sottolineato, nei ringraziamenti, il coraggio dei produttori e del regista per aver fatto un film con attori sconosciuti. «Spero che il cinema italiano – ha chiosato – prenda un po’ di questa vostra audacia».
«Prima ancora di provare a raccontare, a costruire storie amiamo scrivere immagini, qualcosa che lo spettatore possa portare con sé il più a lungo possibile», ha detto il regista e sceneggiatore De Angelis, accanto a Barbara Petronio e Simone Guaglianone, vincitori per la miglior sceneggiatura. Da segnalare la novità di quest’anno dei David, e cioè la decisione dell’Accademia di premiare anche la “miglior sceneggiatura adattata”, un riconoscimento alla capacità di trasformare in immagini una storia già edita. Vincitori sono stati Gianfranco Cabiddu, Ugo Chiti e Salvatore De Mola per La stoffa dei sogni, un film che parla anche di teatro. E a un grande uomo di teatro, Luca De Filippo, da poco scomparso, gli autori hanno dedicato il premio. La grande festa, condotta da Alessandro Cattelan, consegna così agli italiani «il cinema più bello del mondo».
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