La Nuova Ferrara

Lo spazio delle domande racconterà la storia ebraica 

Lo spazio delle domande racconterà la storia ebraica 

Da mercoledì al Museo della Shoah viene riscoperta la quotidianità di Ferrara Altra iniziativa prima dell’inaugurazione ufficiale: «Daremo tante risposte»

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Il Meis (Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah) inizia a fare sul serio, a svelare un potenziale narrativo che lo renderà qualcosa di più di un museo, una volta completato. Mattone dopo mattone (e non è dell’intervento edilizio che si parla: avanza, comunque, permettendo a dicembre l’inaugurazione vera e propria) siamo arrivati a una mostra molto significativa, non a caso la prima con ingresso a pagamento. Si va al cuore dell’identità ebraica, da riscoprire partendo dalla quotidianità, con “Lo spazio delle domande”, al via mercoledì alle 16. «Il Meis ci tiene a essere aperto anche in questa fase – spiega la direttrice Simonetta Della Seta –, attraverso un itinerario pensato per dare risposte ad alcuni interrogativi: cosa è l’ebraismo, come vivono gli ebrei ogni giorno, cosa mangiano, dove si incontrano. Con quattro sale e per la prima volta un giardino».
Per il sindaco Tiziano Tagliani è un momento importante perché «questa è una tappa in cui il Meis davvero costruisce la propria presenza e la sua missione: dar un quadro della vita quotidiana che possa rimuovere, tramite la conoscenza, il terreno fertile per ogni possibile pregiudizio». Il rabbino Luciano Caro ricorda che «la cultura ebraica può essere definita la cultura delle domande: nella dialettica con le risposte ci si avvicina alla verità, e non c’è una risposta univoca, la migliore è quella che non ci piace e ci fa pensare. Gli stessi libri della Bibbia – prosegue il rabbino – sono pieni di domande, come quello di Giobbe o l’Ecclesiaste; lo stesso Talmud inizia con un interrogativo».
Nel dettaglio, nella palazzina di via Piangipane si potranno ascoltare le interviste realizzate dal regista Ruggero Gabbai a sette ferraresi sulla loro identità ebraica: Marcella Ravenna e Jose Bonfiglioli, Marcello Sacerdoti e Baruch Lampronti, il rabbino Caro, e il presidente della Comunità ebraica cittadina, Andrea Pesaro, affiancato dal nipote Alessandro. La mostra è poi scandita da una selezione di oggetti, usati per riti collettivi o nel quotidiano. Al centro della prima sala la comunità, dove ci si confronta e si cresce insieme, protagonista della successiva è il matrimonio, con la foto di un rito nuziale ebraico officiato nel 1934 nel Tempio di Via Mazzini. «Sono stati ritrovate a Cincinnati musiche originali che si suonavano nelle sinagoghe di Ferrara», anticipa la Della Seta. Nella terza sala la scena curata dalla Fondazione famiglia Sarzi di Bagnolo in Piano riproduce e fa rivivere l’antica via Mazzini: le botteghe, i luoghi di culto, le storie. Ed ecco gli abitanti di allora sotto forma di burattini che il pubblico può liberamente muovere e far dialogare, immaginando per ognuno un'avventura.
L’esposizione prosegue nel giardino dedicato al cibo: piante di alloro, mirto, timo, lavanda e maggiorana disegnano quattro diversi itinerari, ciascuno associato a un alimento: uova, pesce, carne e latte. I visitatori si trovano davanti a biforcazioni e devono decidere quale strada imboccare, tra odori e sapori.
Al termine della mostra, il 27 settembre, «nulla di quanto mostrato sarà messo in deposito né relegato a parte», aggiunge la direttrice che annuncia, sempre dopo l’estate, una nuova installazione intitolata “Attraverso gli occhi degli ebrei italiani”, video di diciotto minuti a volo d’uccello nella tradizione e nella storia.
“Lo spazio delle domande” sarà aperto dal martedì alla domenica in orario 10-13 e 16-18. Ingresso: 7 euro il biglietto intero e 4 il ridotto (titolari di MyFe Card e studenti universitari), gratis i minori di 18 anni.
Fabio Terminali

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