Storie di amore e di follia nelle campagne ferraresi
di SAMUELE GOVONI
Con “Dall’alto della pianura” Muroni racconta la vita tra Gherardi e Tresigallo L’autore: i protagonisti sono anime insignificanti che bramano l’infinito
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Ci sono storie che passano, che non si leggono sulle pagine dei libri, che non sono immortalate nelle fotografie, che non sono registrate agli atti o nei documenti ufficiali. Sono storie tramandate a voce da un nonno a un bambino; che passano di bocca in bocca nei paesi e che forse si trasformano di anno in anno ma che comunque, contengono sempre quel margine di verità, quella base certa da cui tutto è cominciato. Sono queste le storie perdute di amore e di follia narrate da Stefano Muroni in “Dall’alto della pianura”, raccolta di otto racconti edita da Pendragon e da un paio giorni in tutte le librerie di Italia. In quelle pagine, la cui prefazione è stata affidata allo scrittore Diego Marani, Muroni mette nero su bianco episodi realmente accaduti, o verosimili, consumatisi nelle capagne di Tresigallo, Gherardi e Jolanda di Savoia in tempi ormai lontani, come gli anni della Bonifica, della guerra e della ricostruzione. Anni di miseria e felicità, di povertà e speranza o di grigio timore che il futuro, tutto il futuro che doveva arrivare, sarebbe stato sempre e solo così: campi, fatica, sudore, dolore e miseria. Ma se è vero che “nel disastro il futuro era sempre lì a sorriderci”, è vero anche che quando a riempire i polmoni dei braccianti era solo la polvere dei campi, arrivava comunque la notte con le stelle luminose dei cieli d’estate, o un fiasco di buon vino da bere in compagnia o gli spettacoli dei “mezzi matti” (o dei geni) dei paesi vicini che arrivavano in bicicletta per esibirsi nelle corti davanti a bambini in festa e genitori spensierati. Almeno per quel paio d’ore in cui tutti i problemi e le difficoltà sembravano lontane. L’autore racconta in prima persona e attraverso i volti della povera gente un secolo che non ha fatto sconti a nessuno. Lo fa usando la “magia” del racconto, del sogno, della favola, raccontando momenti terribili e violenti, come la povera Oriele che viene massacrata di botte e che, dopo una vita di lavoro e fatica, non può nemmeno abbracciare la figlia che ha appena messo al mondo. Le storie sono legate da una corda doppia e possente, come quelle che si facevano nel Ferrarese con la canapa; sono storie distanti e vicine, uniche e irripetibili o fatte in serie. Chissà quanti braccianti, contadini e operai hanno patito la fame, la sete, il caldo nei campi arsi dal sole o il freddo in cascine umide, piene di spifferi o riscaldate da una piccola unica stufa. «Non è una semplice raccolta di racconti giovanili - spiega l’autore - ma un vero e proprio romanzo di racconti: nobili avventure di anime insignificanti che bramano l’infinito senza mai trovarne appagamento, diavoli sciagurati schiavi delle proprie piccolezze quotidiane, eppure così fraternamente congiunti a una coscienza profonda di umanità e speranza».
“Dall’alto della pianura. Storie perdute di amore e di follia”, arriva a due anni di distanza da “Tresigallo, città di fondazione. Edmondo Rossoni e la storia di un sogno” (ed. Pendragon, 2015). Sono due opere diverse ma comunque non lontane. Entrambe parlano di campagne, miseria, voglia di riscatto, sogni e vita. «Queste storie - scrive Marani - sono esattamente un censimento della memoria, di tutto quello che si sa di questa terra e della sua gente, casa per casa, strada per strada, possessione per possessione, ettaro per ettaro, anche dove non c’è nulla qualcosa è successo ed è la memoria a ritrovarne il punto esatto, come la mappa di un tesoro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
“Dall’alto della pianura. Storie perdute di amore e di follia”, arriva a due anni di distanza da “Tresigallo, città di fondazione. Edmondo Rossoni e la storia di un sogno” (ed. Pendragon, 2015). Sono due opere diverse ma comunque non lontane. Entrambe parlano di campagne, miseria, voglia di riscatto, sogni e vita. «Queste storie - scrive Marani - sono esattamente un censimento della memoria, di tutto quello che si sa di questa terra e della sua gente, casa per casa, strada per strada, possessione per possessione, ettaro per ettaro, anche dove non c’è nulla qualcosa è successo ed è la memoria a ritrovarne il punto esatto, come la mappa di un tesoro».
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