L’ESTRATTO
Tutto scompare e sulla terra tornano i ragazzi a vedere le stelle
Il brano è estrapolato da “Spighe di grano”. Il racconto rientra nella raccolta “Dall’alto della pianura”, storie ambientate nelle campagne tra Gherardi e Tresigallo.Era maggio e il grano iniziava a...
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Il brano è estrapolato da “Spighe di grano”. Il racconto rientra nella raccolta “Dall’alto della pianura”, storie ambientate nelle campagne tra Gherardi e Tresigallo.
Era maggio e il grano iniziava a spuntare, come ogni anno, in queste terre pianeggianti. Ogni anno veniva piantato e ogni anno cresceva sempre più forte, con busti spessi e chicchi sempre più grandi. Le distese di grano, nelle campagne emiliane, hanno sempre un qualcosa di meraviglioso e di antico. Quando c’è il grano tutto si ferma. Dove prima c’era solo terra arata, adesso si potevano vedere migliaia e migliaia di spighe di grano tendere verso il cielo, verso il sole che ogni maggio caldeggiava i campi e ardeva i papaveri nel grano tanto da renderli croccanti. Prima del campo c’era la terra nuda, e lì correvano le lepri, i fagiani, le volpi. Prima del grano c’erano i bambini che giocavano alla gherla o al bac e pandòn, e qualcuno perfino al gioco con la palla. Poi, nelle sere di primavera, in alcuni punti della terra arata, i giovani innamorati si distendevano a vedere le stelle, per poi finire a baciarsi e fare l’amore. Ma poi tutto cambiava. Arrivavano i buoi per arare la terra, poi la semina e, a poco a poco, le prime foglioline. Già a maggio il campo era colmo di queste lunghe piante dorate che spiravano verso l’azzurro. Le spighe di grano sono piante forti, robustissime, alte come mezzo cristiano. Sembrano messe lì da madre natura solo per essere osservate, contemplate nella loro semplicità e durezza. Ognuna di loro sembra eterna, prepotentemente bella e forte, che sfida la forza di gravità per tentare l’ascensione al creato. In estate le spighe di grano sono così dorate che sembrano appoggiate lì dall’inizio dei tempi (...). Eppure, in ognuna di essa, vi è la fragilità della natura, la caducità del tempo che tutto distrugge, tutto corrode (...). Tutto scompare. E sulla terra nuda e libera ritornano le lepri, i fagiani, le volpi. I bambini con la palla e i ragazzi innamorati a vedere le stelle. Nulla è per sempre.(per gentile concessione dell’editore Pendragon)
Era maggio e il grano iniziava a spuntare, come ogni anno, in queste terre pianeggianti. Ogni anno veniva piantato e ogni anno cresceva sempre più forte, con busti spessi e chicchi sempre più grandi. Le distese di grano, nelle campagne emiliane, hanno sempre un qualcosa di meraviglioso e di antico. Quando c’è il grano tutto si ferma. Dove prima c’era solo terra arata, adesso si potevano vedere migliaia e migliaia di spighe di grano tendere verso il cielo, verso il sole che ogni maggio caldeggiava i campi e ardeva i papaveri nel grano tanto da renderli croccanti. Prima del campo c’era la terra nuda, e lì correvano le lepri, i fagiani, le volpi. Prima del grano c’erano i bambini che giocavano alla gherla o al bac e pandòn, e qualcuno perfino al gioco con la palla. Poi, nelle sere di primavera, in alcuni punti della terra arata, i giovani innamorati si distendevano a vedere le stelle, per poi finire a baciarsi e fare l’amore. Ma poi tutto cambiava. Arrivavano i buoi per arare la terra, poi la semina e, a poco a poco, le prime foglioline. Già a maggio il campo era colmo di queste lunghe piante dorate che spiravano verso l’azzurro. Le spighe di grano sono piante forti, robustissime, alte come mezzo cristiano. Sembrano messe lì da madre natura solo per essere osservate, contemplate nella loro semplicità e durezza. Ognuna di loro sembra eterna, prepotentemente bella e forte, che sfida la forza di gravità per tentare l’ascensione al creato. In estate le spighe di grano sono così dorate che sembrano appoggiate lì dall’inizio dei tempi (...). Eppure, in ognuna di essa, vi è la fragilità della natura, la caducità del tempo che tutto distrugge, tutto corrode (...). Tutto scompare. E sulla terra nuda e libera ritornano le lepri, i fagiani, le volpi. I bambini con la palla e i ragazzi innamorati a vedere le stelle. Nulla è per sempre.(per gentile concessione dell’editore Pendragon)
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