La Nuova Ferrara

Lungo la Romea correva la linea Gengis Khan  

Lungo la Romea correva la linea Gengis Khan  

Bosco Mesola, la struttura difensiva si estendeva per un paio di chilometri I bunker della seconda guerra mondiale recuperati con un importante progetto

2 MINUTI DI LETTURA





BOSCO MESOLA. Dall’autunno del 1943 sino alla Liberazione dall’occupazione nazi-fascista, l’Italia attraversò il periodo più buio e sanguinoso della seconda guerra mondiale e una delle linee difensive tedesche, denominata Gengis Khan, correva lungo il tracciato della Romea vecchia. La linea di fortificazione è articolata su circa due chilometri, attraversa il centro di Mesola e sconfina in veneto. Quella più celebre è tuttavia la Linea Gotica, che attraversava gli Appennini da ovest ad est. A Bosco Mesola, nella pineta del Fondo, area periferica del Boscone, i vecchi bunker, costruiti tra il novembre del 1943 ed il marzo del 1944 con il ricorso alla manodopera locale, sono oggi inseriti tra i percorsi di visita rivolti a scuole e a turisti, a cura dell’associazione Mappe di Comunità.
«Sono una dozzina i vecchi fortini fatti edificare da Hitler - ha spiegato Iride Faraolfi, presidente dell’associazione - in questa zona, perché riteneva che lo sbarco alleato potesse avvenire lungo il tratto di costa compreso tra Ravenna e Venezia. La storia invece ci racconta che fu compiuto ad Anzio il 22 gennaio 1944. Sono strutture in cemento armato, senza fondamenta e ciascuna diversa dalle altre».
Il freddo pungente penetra nella pelle una volta varcato la stretta porta del primo bunker che, secondo la ricostruzione storica, fu utilizzato come postazione di cambio turno per la guardiania nazista. «Questo bunker - ha aggiunto la Faraolfi - era dotato di torretta con antenna radio e cannoni a lunga gittata e fori di areazione». La luce del sole si riverbera tenue dalle finestre minuscole, ma basta proiettare lo sguardo ad un passato non lontano, per rivedere le immagini strazianti di famiglie sfollate, che nel dopoguerra avevano trovato un tetto proprio all’interno del bunker.
L’associazione Mappe di comunità sta compiendo sul territorio una operazione divulgativa, di memoria storica, minuziosa e capillare. A breve distanza dal primo, si scorge un secondo bunker, completamente sovrastato dalla sabbia della pineta, dalla sommità del quale spunta un reticolato metallico. «Questa era una torretta per i carri armati, dotati di cannoni tedeschi requisiti in Francia - ha precisato Iride Faraolfi -, ma lungo la Vecchia Romea, sono rimasti altri bunker, ora all’interno di proprietà private, spesso utilizzati come cantine o magazzini». Il progetto di recupero del percorso dei bunker di Bosco Mesola, finanziato dalla Regione Emilia Romagna, è stato seguito e curato dall’architetto Azzurra Carli, in collaborazione con il Comune di Mesola e con il Gruppo di azione locale Delta 2000, con l’obiettivo di non disperdere la memoria storica e di divulgare ciò che è stato in un tempo che, a pensarci bene, non è poi così lontano.(k.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google