La Nuova Ferrara

vicino a Ferrara

Riaffiora il radar di Hitler 

Riaffiora il radar di Hitler 

La scoperta in un campo a Rosolina (Rovigo). Era strategico contro i bombardieri alleati

3 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:tempo-libero:1.15137814:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/il-radar-dei-nazisti-insediato-a-rosolina-ecco-a-cosa-serviva/71108/71548]]

ROSOLINA (ROVIGO). Una eccezionale scoperta compiuta a Rosolina da un appassionato ricercatore, da 15 anni è sulle tracce delle antiche fortificazioni naziste lungo la Linea Gotica, si avvia ad accrescere la conoscenza della storia del Novecento nel nord Italia. In un campo coltivato a patate attraversato dalla via XXV Aprile, incastonata sino agli anni ’50 nel tracciato della Romea Vecchia, è venuto alla luce un poderoso basamento a pianta esagonale, in pietra a vista e cemento armato, risalente alla seconda guerra mondiale.

«Durante i lavori di pulizia del fondo, circondato dai relitti delle antiche dune, che si trovano anche a Massenzatica - spiega il ricercatore Luciano Chiereghin - mi sono reso conto che stava emergendo qualcosa di eccezionale. Sono un vecchio radio-amatore e ho subito cominciato a documentarmi, sino a scoprire che questa struttura imponente, del peso di circa 200 tonnellate, era un radar, mandato qui da Hitler, per monitorare la distanza, l'altitudine e la direzione degli stormi aerei alleati, che decollavano da Foggia o da Bari, diretti in Germania, per andare a bombardare le industrie belliche tedesche». L’eccezionalità della scoperta sta nel fatto che il radar, oltre ad essere uno di quelli meglio conservati in tutta Europa, grazie alle dune fossili e al proprietario del terreno che lo ha preservato, avrebbe assunto tra la fine del 1943 ed il 1945 un ruolo strategico fondamentale per tutto l'alto Adriatico.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:site:1.15137425:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.15137425:1650614599/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Questa struttura monitorava 37 miglia marine - sottolinea Chiereghin - con un raggio d’azione da Ravenna sino alle porte di Venezia. Gli stormi alleati quando arrivavano qua, dopo esser stati protetti dall’Adriatico sino a Rimini, potevano essere colpiti, perché il radar era in collegamento radio e telefonico con le batterie antiaeree tedesche, che si preparavano ad aprire il fuoco». Il gioco del destino ha fatto sì che la struttura, pressoché intatta, emergesse lungo il percorso della via XXV aprile, strada dedicata alla memoria storica della Resistenza. Nella sua dettagliata ricostruzione Chiereghin non tralascia i dettagli, rilevando che 70 anni fa quel campo di patate era inaccessibile, fortificato su tutti i lati, circondato da camion tedeschi muniti di generatori di corrente e stazioni radio. Manca tuttavia all’appello l’elemento più suggestivo del radar, la parabola che, secondo il racconto del proprietario del fondo, sarebbe finita a Comacchio, l’indomani della Liberazione.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:tempo-libero:1.15137816:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/dentro-il-bunker-del-radar-nazista-di-rosolina/71109/71549]]

«Mio padre Elpidio, mi ha raccontato - dichiara Roberto Zanella, erede e proprietario del terreno - che a 17 anni fu incaricato di trasportare la parabola a Comacchio, a bordo di un carro trainato da un cavallo. Uno speciale lasciapassare gli ha consentito di superare tutti i posti di blocco allestiti tra la Romea ed il Po». Mentre Luciano Chiereghin prosegue le sue ricerche, convinto di poter ritrovare nelle vicinanze le batterie antiaeree tedesche, che venivano allertate dai segnali radar, si apre un nuovo orizzonte per i percorsi-visita nel Delta del Po. «Bisogna essere consapevoli del luogo - commenta Isabella Finotti, guida ambientale - per comprendere il territorio attraverso queste grandi scoperte. Anche le istituzioni devono essere coinvolte perché si apre un affascinante percorso per il turismo culturale nel Delta del Po. Il radar è l’ultimo di una serie di ritrovamenti, avvenuti tutti in mare aperto e risalenti alla prima guerra mondiale. Ma il parco emiliano - conclude - custodisce un patrimonio storico della seconda guerra mondiale all'interno delle pinete».
Katia Romagnoli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google