La Nuova Ferrara

Con “Mariti e mogli” la Guerritore presenta il rapporto di coppia 

di SAMUELE GOVONI
Con “Mariti e mogli” la Guerritore presenta il rapporto di coppia 

L’attrice in scena con la Reggiani (ri)legge Woody Allen «Sono personaggi folli, che si amano, si picchiano e ballano»

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«In questo momento il mio mondo immaginario è pieno solo di questi pazzi che si amano, si picchiano e ballano in una notte piena di pioggia». Monica Guerritore definisce così i personaggi del suo nuovo spettacolo “Mariti e mogli” che domani sarà al teatro Fluttuanti di Argenta e, la sera successiva (giovedì) al teatro De Micheli di Copparo. Lo spettacolo, tratto dall’omonimo film di Woody Allen, è stato riadattato dall’attrice che non si è limitata a una trasposizione dal cinema al teatro ma ha fatto un vero e proprio lavoro di scrittura rimettendo mano a sceneggiatura e contesto. Con questo lavoro l’attrice si è messa nuovamente alla prova, confrontandosi anche con ruoli che vanno al di là della recitazione.
In attesa di averla nel Ferrarese insieme a Francesca Reggiani, Pietro Bontempo, Antonio Zavatteri, Alice Spisa, Enzo Curcurù, Lucilla Mininno e Angelo Zampieri, l’abbiamo intervistata per conoscere un po’ meglio questo nuovo spettacolo e per sapere se, nel corso della sua lunga carriera, qualche personaggio è stato più “ingombrante” di altri.
Guerritore, come descriverebbe “Mariti e mogli”?
«Penso che sia come un’esplosione di fuochi artificiali. È una commedia sull’amore, uno spettacolo liberatorio, che sa essere tenero ma anche irriverente e ricco di colpi di scena. È una commedia sull’amore. In scena si piange, si ride, ci si azzuffa, ci si diverte e ci si commuove. Penso che “Mariti e mogli” sia uno spettacolo anarchico e travolgente».
Perché ha scelto di portare in scena questo testo?
«La scelta è dovuta in parte a Francesca Reggiani che da tempo, aveva in mente di realizzare uno spettacolo basato sull’omonimo film di Woody Allen (uscito nel 1992, ndr). Qui, a differenza del lungometraggio e di altri testi, penso che venga portato in scena in maniera netta e chiara il punto di vista della donna che, all’interno di un rapporto di coppia, è sempre diverso rispetto a quello dell’uomo».
C’è qualche esperienza passata che ha influito particolarmente nella regia e nella scrittura di questa opera?
«Per anni ho interpretato a teatro “Scene da un matrimonio”, spettacolo tratto dal film di Ingmar Bergman (1973). Quell’opera mi ha segnata. Per “Mariti e mogli” ho fatto un lavoro di “architettura” oltre che di regia, ho messo in campo le mie esperienze passate e di “Scene da un matrimonio” c’è tanto, però dietro all’allestimento questa volta c’è il mio occhio, un occhio femminile».
La sua carriera è, ed è sempre stata, divisa tra teatro, cinema e televisione. Qual è il suo habitat naturale?
«Devo dire che mi trovo sempre a mio agio. Non cambia essere su un palco o dietro una macchina da presa che poi mi porterà sul grande o sul piccolo schermo; ciò che conta sono la storia e le emozioni. È una sfida continua. Il racconto è alla base di tutto, è quello che mi attrae e che mi spinge a lanciarmi in un progetto piuttosto che in un altro. Ho iniziato così presto a lavorare (nei primi film non aveva nemmeno vent’anni, ndr) che sia il cinema, sia la televisione e sia il teatro, sono per me come una seconda casa. Qui oltre al ruolo di protagonista interpreto anche quello della regista e della sceneggiatrice, è tutto molto stimolante e, in questo caso, direi anche molto “pirotecnico”».
La tournée è appena partita, è vero, ma ha già nuovi progetti all’orizzonte?
«No (sorride, ndr) abbiamo debuttato da pochissimo e per ora resto concentrata su questo lavoro che richiede tanta attenzione ed energia. In scena con me ci sono attori bravi e diversi, ciascuno con le proprie peculiarità, e con Francesca (Reggiani, ndr) mi trovo veramente bene».
Al di là di tutti i personaggi interpretati fino ad oggi, ce n’è uno in particolare di cui le sono rimasti addosso i panni o che vorrebbe interpretare?
«Un interprete sta con il personaggio del momento, gli altri restano in penombra. Ci sono ruoli che mi hanno dato tantissimo ma che poi devo, per forza di cose, mettere in un cassetto. Questo non significa dimenticarli, però non possono nemmeno prendere il sopravvento sugli altri. Ora il mio mondo immaginario è pieno solo di questi pazzi che si amano, si picchiano e ballano in una notte piena di pioggia. Fuori da qui però, al di là di “Mariti e mogli”, ci sono altri personaggi che stanno in disparte, che guardano da un vetro in attesa di essere notati. Ora però non è ancora il loro momento».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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