La Nuova Ferrara

«Nelle incisioni di Mimì l’amore per Ferrara» 

«Nelle incisioni di Mimì l’amore per Ferrara» 

Folco Quilici ricorda le opere della mamma alle quali oggi è dedicata una conferenza alla sala Arengo del Comune

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Non si è mai vista prima una Ferrara tanto netta, tanto onesta, come nelle incisioni di Mimì Quilici Buzzacchi, che da sabato scorso sono esposte alla Idearte Gallery. Domani, alle 17.30, nella sala Arengo della residenza municipale, il critico Lucio Scardino terrà la conferenza intitolata “Mimì Quilici Buzzacchi e l’arte ferrarese fra le due guerre mondiali”, introdotto da Anna Quarzi. La mostra propone la visione diretta delle dieci grandi xilografie composte tra il 1932 ed il ’38, contenute nella cartella Italia Antica e Nuova, edita da Mardersteig, a Milano, nel ’39, con la presentazione di Ugo Ojetti. Ricordiamo che Mimì Quilici, al secolo Emma Buzzacchi, è stata moglie di Nello Quilici, direttore del Corriere Padano.
«È un rapporto profondo – commenta il figlio Folco Quilici, noto scrittore e regista – quello che traspare tra la mano di mia madre e la città, sebbene lei non sia nata fisicamente a Ferrara. E forse questo è stato uno stimolo ancora più forte. Dopo gli sfollamenti della guerra tornava di continuo, anche quando non era semplice. Era rimasto suo padre ad attenderla ogni volta, il nonno, ma soprattutto gli scorci che non si stancava di ritrarre. Il lavoro durava quasi un anno per ciascuna opera: prima faceva il disegno, poi lo riportava su una tavola in legno di bosso giapponese, particolarmente duro. Non poteva sbagliare perché non si poteva correggere. Mi ha sempre meravigliato che questo non ci abbia mai separato da lei. Se non la si distraeva, ci teneva con sé mentre incideva: significava poterla osservare mentre scavava il negativo di quello che nella stampa sarebbe stato bianco. Qualche volta accettava che ci fossero anche i nostri compagni di classe ad assistere all’atto creativo. Si trattava di tavole grosse di spessore, quindi pesanti una volta completate. Cominciati i bombardamenti, mia madre portò via quello che fu possibile dalla casa di viale Cavour. Il carico di queste tavole era tremendo e per quanto l’avessero aiutata, l’avrebbe comunque fatto personalmente, le voleva salvare. Una ad una con molta calma, con molto peso addosso, le trasportava da casa all’Accademia di Arte Moderna, a Roma, facendo sosta nei negozi lungo la via per riprendere fiato. È sempre stata una donna determinata. È la prima volta che arrivano a Ferrara e sono contento che possano essere ammirate nel luogo che le ha ispirate. Mi è rimasta impressa l’ultima che ha realizzato, Leggenda ferrarese, dovuta all’idea della morte, la stessa che aveva ucciso suo marito, mio padre: la ferocia della guerra. San Giorgio che trionfa sul drago con tanto di aureola, al contempo, è un messaggio di speranza e di forza da condividere».
Va, infine, considerato che Mimì Quilici Buzzacchi ha attraversato il Novecento consapevolmente da autodidatta.
«L’artista si è distinta in un periodo complesso – aggiunge la Quarzi, presidente dell’Istituto di storia contemporanea –; Ferrara, grazie alle intenzioni di Balbo, stava diventando una capitale culturale che riuniva fior di intellettuali, specie intorno al “Corriere Padano” diretto dal marito Nello. Leggenda ferrarese è datata 1943, nel momento in cui la famiglia Quilici abbandona la città. L’opera sarà conclusa in seguito, quando Mimì si sentirà pronta ad aggiungere tre elementi fondamentali per contestualizzare l’ultimo secolo: traduce la fine del Fascismo nella morte del drago; disegna tre figure incappucciate, delle quali una prega accanto al muretto del Castello per onorare il gravoso eccidio; inserisce alcune sagome in lontananza che scendono dai cavalli e la campana in movimento sulla torre, tutti simboli della liberazione».
Detto dell’incontro alla sala Arengo di oggi, ricordiamo che l’esposizione rimarrà in parete fino al prossimo 21 aprile, ed è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30, sabato e domenica su prenotazione (telefono 0532-1862076).
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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