La Nuova Ferrara

La cruda realtà di Pazzi fatta di politici sporchi 

La cruda realtà di Pazzi fatta di politici sporchi 

Oggi in tutte le librerie esce “Lazzaro”, l’ultimo romanzo dello scrittore ferrarese edito da Bompiani

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“Una farfalla gli batte le ali sul capo fasciato… e Cristo fradicio, le vesti incollate, i capelli appiccicati sotto la pioggia, che ripete “Lazzaro, vieni fuori!” ma l’amico, ritto immobile nel sudario, il corpo fasciato dalla testa ai piedi, non dà ascolto, non vuol tornare…”.
La farfalla dorata che scende sul capo del defunto sembra la stessa che si è appoggiata sulla spalla di Roberto Pazzi, come se fosse il romanzo ad attenderlo da tempo e non viceversa. La sua ultima fatica, Lazzaro (edita da Bompiani), esce proprio oggi in tutte le librerie italiane.
L’ispirazione arriva impetuosa dal Vangelo di Giovanni. Lo scrittore ferrarese (la scorsa estate ha compiuto 70 anni) comincia così, esasperando il libero arbitrio che rende unici gli esseri umani, come se il mondo non potesse più essere tale senza la loro spregiudicata presenza. Lazzaro indugia a svegliarsi… ma perché si oppone? Se il giorno del Giudizio le trombe degli angeli non fossero sufficienti, se tuoni e fulmini si sprecassero nel cielo? Scoppia la rivolta: i giusti disobbediscono, per sentirsi un poco cattivi ed i dannati, dal canto loro, si vogliono assopire tra le braccia del Signore che li ha cacciati...
È solo un sogno. Non c’è nulla di vero, come nel tocco mancato tra il Creatore e la sua creatura più intelligente, frutto dell’immaginazione di Michelangelo. Alberto Cantagalli, il protagonista romagnolo, apre gli occhi all’improvviso, infiammato come Nerone dal proposito di fare piazza pulita di chi ha reso la società un commercio di coscienze e la vita una vetrina. Gli accessori rendono banale l’esistenza e distolgono la vista dalla verità che sta in ognuno.
Pasolini insisteva negli Scritti corsari e Pazzi, che si scontra tutti i giorni con la cronaca, narra in prima persona contro chi calpesta il prossimo per “la fica, la Juventus, la settimana bianca…”. Nel frattempo, l’Italia è crollata sotto il peso di Leo Bonsi, un commercialista entrato in politica grazie al denaro sporco. Il tiranno è arrivato a “stuprare la democrazia”, giustiziando persino alcuni leader dell’opposizione, “i soliti snob dell’ultrasinistra”. Adesso si fa chiamare per nome, Leo… come se il romanzo si fosse scatenato nella sua testa la sera del 12 novembre 2011, memorabile, quando Silvio fu di fatto destituito da re Giorgio. Alberto è intenzionato ad uccidere il Bonsi di turno, come se quel Tartaglia non si fosse limitato a lanciare una statuetta.
La scrittura di Pazzi sembra sempre in bilico tra due realtà ugualmente meritevoli; quasi la sua penna fosse in grado di bucare il velo quotidiano e la sua singolarità si elevasse a sprazzi, trattenendo l’attimo di fronte al pertugio. La ragione per cui, almeno secondo Hesse, se le parole di Cristo fossero cadute in un altro momento, nessuno lo avrebbe ascoltato. Non solo Lazzaro.
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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