in piazzetta sant’anna
La magia notturna della cella dove fu imprigionato il Tasso
Nascosto nel sotterraneo di piazzetta Sant’Anna, a Ferrara, sta un piccolo tesoro della tradizione letteraria estense, significativo soprattutto per gli amanti del grande autore della Gerusalemme...
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Nascosto nel sotterraneo di piazzetta Sant’Anna, a Ferrara, sta un piccolo tesoro della tradizione letteraria estense, significativo soprattutto per gli amanti del grande autore della Gerusalemme Liberata. La prigione di Torquato Tasso, la cosiddetta Cella del Tasso, è normalmente chiusa al pubblico e non troppo nota a ferraresi e visitatori, ma in passato è stata vera e propria meta “turistica”. È un luogo di fasti negati, che rimanda a un’esistenza, quella del Tasso, tormentata dalla malattia psico-fisica che lo colpì nella seconda parte della vita: un male che gli causò visioni, manie, ossessioni. Fu dopo la conclusione della sua grande opera che il poeta iniziò a mostrare i primi segni di instabilità e, dopo qualche episodio, venne rinchiuso lì per sette lunghi anni, dal 1579 al 1586.
Nei giorni scorsi il misterioso antro è stato aperto al pubblico per una sola sera, raccogliendo una piccola folla in piazzetta. I partecipanti hanno potuto godere di una visita guidata effettuata dai ragazzi del liceo Roiti, studenti di conservazione dei beni culturali. Come hanno raccontato i ragazzi, mai è stato compreso appieno il motivo di una reclusione tanto lunga, ma quello che si sa con certezza è che alcuni artisti respingono con forza l’esistenza di una malattia. Le emozioni che suscitò nel tempo un luogo tanto particolare possono solo essere immaginate: nel Romanticismo, in particolare, la Cella divenne attrazione capace di richiamare le menti più brillanti dell’epoca. Il tòpos del genio folle sedusse e ispirò artisti di diversa sensibilità e varie epoche. Sull’onda del Grand Tour, di gran moda tra gli intellettuali europei, Goethe fu il primo a visitare i luoghi di Ariosto e di Tasso, lo imitò Byron, e l'immaginario della cella si ritrova anche nelle Operette Morali di Leopardi, anche se il poeta non venne a Ferrara, a dimostrazione di quanto potente fosse la storia della prigione del poeta della corte estense.
La storia, invece, non ha preservato la memoria del Tasso, visto che negli anni ’30 del secolo scorso la cella fu rasa completamente al suolo, per poi essere ricostruita dall’ingegner Savonuzzi, che salvò alcuni pezzi originali. Anche se non si tratta della stessa cella, è tuttavia innegabile l’atmosfera che suscita, testimonianza del dramma di una mente brillante imprigionata in se stessa.
Irene Lodi
Nei giorni scorsi il misterioso antro è stato aperto al pubblico per una sola sera, raccogliendo una piccola folla in piazzetta. I partecipanti hanno potuto godere di una visita guidata effettuata dai ragazzi del liceo Roiti, studenti di conservazione dei beni culturali. Come hanno raccontato i ragazzi, mai è stato compreso appieno il motivo di una reclusione tanto lunga, ma quello che si sa con certezza è che alcuni artisti respingono con forza l’esistenza di una malattia. Le emozioni che suscitò nel tempo un luogo tanto particolare possono solo essere immaginate: nel Romanticismo, in particolare, la Cella divenne attrazione capace di richiamare le menti più brillanti dell’epoca. Il tòpos del genio folle sedusse e ispirò artisti di diversa sensibilità e varie epoche. Sull’onda del Grand Tour, di gran moda tra gli intellettuali europei, Goethe fu il primo a visitare i luoghi di Ariosto e di Tasso, lo imitò Byron, e l'immaginario della cella si ritrova anche nelle Operette Morali di Leopardi, anche se il poeta non venne a Ferrara, a dimostrazione di quanto potente fosse la storia della prigione del poeta della corte estense.
La storia, invece, non ha preservato la memoria del Tasso, visto che negli anni ’30 del secolo scorso la cella fu rasa completamente al suolo, per poi essere ricostruita dall’ingegner Savonuzzi, che salvò alcuni pezzi originali. Anche se non si tratta della stessa cella, è tuttavia innegabile l’atmosfera che suscita, testimonianza del dramma di una mente brillante imprigionata in se stessa.
Irene Lodi
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