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La nuova opera di De Laurentis Un “western” sulle rive del Po

La nuova opera di De Laurentis Un “western” sulle rive del Po

Venezia 2017 e Cannes 2018, sono questi i festival del cinema a cui punta Ferdinando De Laurentis con il suo nuovo film “Tanto non ti amerò” (titolo provvisorio). L’opera, tratta dal romanzo omonimo...

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Venezia 2017 e Cannes 2018, sono questi i festival del cinema a cui punta Ferdinando De Laurentis con il suo nuovo film “Tanto non ti amerò” (titolo provvisorio). L’opera, tratta dal romanzo omonimo di Nicoletta Canazza racconta di violenza di genere, sulle donne e familiare. Una violenza, quella psicologica, forse più sottile e più difficile da stanare, ma non per questo meno incisiva, destabilizzante e aggressiva. Il film, ambientato tra le campagne del Polesine e quelle ferraresi, racconta la storia di una donna di 45 anni che vive a Venezia e che viene richiamata a casa dalla famiglia per motivi di eredità.
Bisogna decidere se conservare o vendere il podere di un parente defunto. Il ritorno non metterà solo la protagonista davanti a avvocati, notai, carte e burocrazia ma anche (e soprattutto) davanti al suo passato; un passato scomodo che stava bene là dove lei, trasferendosi, lo aveva lasciato: lontano. «In “Tanto non ti amerò” – spiega il regista De Laurentis – ci sono attori professionisti, allievi del Tpo (Teatro polivalente di Occhiobello, scuola di teatro e cinema da lui fondata nel 1996, ndr) e “gente comune”. Sono cresciuto col Neorealismo, con i grandi cineasti del nostro cinema, il mio maestro è stato Tonino Guerra e quindi penso che il cinema debba avere un collegamento diretto con il territorio in cui le storie sono ambientante. È importante – prosegue – ricreare le figure della società per immortalare nell’opera un contesto storico sociale e culturale che, col passare del tempo, è inevitabilmente destinato a cambiare».
Seguendo le parole del regista, del protagonista Saverio Stano e dell’attrice Marika Malavasi, “Tanto non ti amerò” potrebbe quasi essere definito un “western padano”, non nel senso delle pistole e dei duelli ma nel senso del contesto e dei paesaggi in cui si consuma la storia. «Sia io che Saverio siamo arrivati alla recitazione partendo da campi diversi. Siamo entrambi musicisti e ci siamo avvicinati a questa disciplina proprio grazie alla musica e ai musical. Lavorare con Ferdinando (De Laurentis, ndr) è bello perché ti fa sentire veramente parte del progetto nel suo insieme. C’è uno scambio di idee continuo che inizia sul set e finisce con il montaggio». «Il mestiere dell’attore – aggiunge Stano – è una quotidiana scoperta, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e uno dei suoi aspetti più belli è che ti permette di guardare la quotidianità e ciò che ti circonda con occhi diversi; ti accorgi di sfumature che normalmente non noteresti».(s.g.)

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