Una clochard si tinge di giallo e inizia a indagare
È la protagonista del nuovo romanzo del ferrarese Belli: prima presentazione il 21 aprile al bar 91
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Intriga il lettore già dalla copertina il nuovo giallo di Marco Belli. Uno sbaffo di cipria domani uscirà in tutte le librerie per i tipi di Edicola Ediciones, impegnati da anni tra l’Italia e il Cile.
La prima presentazione sarà venerdì 21 aprile, alle 19, direttamente in strada, ai tavolini del bar 91 in San Romano. D’altronde, la protagonista delineata dall’autore è una clochard. Vivian Deacon, un solo nome per un duplice tributo: a Vivian Maier, fotografa americana che ha fatto fortuna una volta scomparsa, e a John Deacon, il bassista dei Queen, che dopo lo scioglimento della band è tornato nell’ombra. Due tipi defilati, ma con grandi doti. La Deacon ha subito la vita e ha imparato ad anticiparla. Non si tratta del solito detective bello e dannato, non ha i dreadlocks rossi della Mila di Strukul, non è per niente cool. È una Miss Marple nullatenente, armata solo del suo ingegno.
«Una clochard – spiega Belli – gode di un punto di vista privilegiato. Può osservare senza essere notata. Non a caso è solita pedinare. E nel momento in cui viene notata, agli occhi del sospettato rimane una barbona con delle sporte, capace solamente di badare alla sua sopravvivenza». In realtà, l’intenzione dell’autore è quella di riscattare la persona rispetto all’apparenza. Ormai settantenne, la Deacon è un medico mancato che ama frequentare gli ambienti intellettuali di Ferrara. La scena del crimine si sviluppa nel centro della città, tra il ghetto ebraico e la zona universitaria. La storia si apre con l’omicidio di Camilla Mantovan, trovata morta davanti al centro sociale “Hasta la victoria”, dove l’investigatrice viene accolta ogni notte. «Non è altro che la Resistenza – prosegue – e rappresenta la mia presa di coscienza nei confronti di uno spazio che ho contribuito a fondare. Un atto d’amore dovuto ai traguardi raggiunti, ma anche agli errori commessi. La Resistenza rimane un polmone di solidarietà dentro le mura».
La Deacon, che si accorge subito di uno sbaffo di cipria sulla guancia della vittima, indaga in silenzio. I carabinieri colgono così l’occasione per strumentalizzare il delitto contro il centro stesso, accusando uno dei gestori. Alla maniera dell’ispettore Malatesta, che ha firmato entusiasta l’introduzione al libro, affiora una certa critica.
«Essendo un’emarginata – insiste Belli – non viene presa sul serio. Persino le forze dell’ordine si appiattiscono sui pregiudizi». E aggiunge, «subiamo una società che si basa troppo sull’aspetto esteriore e sminuisce, o peggio, dà per scontate le qualità di ciascuno. Dietro i lustrini della piazza, Vivian fa emergere la corruzione morale, il conflitto che Ferrara cerca da sempre di coprire o di esorcizzare – conclude – Ma basta grattare l’intonaco per scoprirne il marcio». (m.b.)
La prima presentazione sarà venerdì 21 aprile, alle 19, direttamente in strada, ai tavolini del bar 91 in San Romano. D’altronde, la protagonista delineata dall’autore è una clochard. Vivian Deacon, un solo nome per un duplice tributo: a Vivian Maier, fotografa americana che ha fatto fortuna una volta scomparsa, e a John Deacon, il bassista dei Queen, che dopo lo scioglimento della band è tornato nell’ombra. Due tipi defilati, ma con grandi doti. La Deacon ha subito la vita e ha imparato ad anticiparla. Non si tratta del solito detective bello e dannato, non ha i dreadlocks rossi della Mila di Strukul, non è per niente cool. È una Miss Marple nullatenente, armata solo del suo ingegno.
«Una clochard – spiega Belli – gode di un punto di vista privilegiato. Può osservare senza essere notata. Non a caso è solita pedinare. E nel momento in cui viene notata, agli occhi del sospettato rimane una barbona con delle sporte, capace solamente di badare alla sua sopravvivenza». In realtà, l’intenzione dell’autore è quella di riscattare la persona rispetto all’apparenza. Ormai settantenne, la Deacon è un medico mancato che ama frequentare gli ambienti intellettuali di Ferrara. La scena del crimine si sviluppa nel centro della città, tra il ghetto ebraico e la zona universitaria. La storia si apre con l’omicidio di Camilla Mantovan, trovata morta davanti al centro sociale “Hasta la victoria”, dove l’investigatrice viene accolta ogni notte. «Non è altro che la Resistenza – prosegue – e rappresenta la mia presa di coscienza nei confronti di uno spazio che ho contribuito a fondare. Un atto d’amore dovuto ai traguardi raggiunti, ma anche agli errori commessi. La Resistenza rimane un polmone di solidarietà dentro le mura».
La Deacon, che si accorge subito di uno sbaffo di cipria sulla guancia della vittima, indaga in silenzio. I carabinieri colgono così l’occasione per strumentalizzare il delitto contro il centro stesso, accusando uno dei gestori. Alla maniera dell’ispettore Malatesta, che ha firmato entusiasta l’introduzione al libro, affiora una certa critica.
«Essendo un’emarginata – insiste Belli – non viene presa sul serio. Persino le forze dell’ordine si appiattiscono sui pregiudizi». E aggiunge, «subiamo una società che si basa troppo sull’aspetto esteriore e sminuisce, o peggio, dà per scontate le qualità di ciascuno. Dietro i lustrini della piazza, Vivian fa emergere la corruzione morale, il conflitto che Ferrara cerca da sempre di coprire o di esorcizzare – conclude – Ma basta grattare l’intonaco per scoprirne il marcio». (m.b.)
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