La ‘ferrarese’ Sakina Dopo Battiato la lotta alla violenza
La cantante marocchina dal 2003 vive a Ferrara È attiva per promuovere la cultura mediterranea
4 MINUTI DI LETTURA
Sakina Al Azami, una voce orientale limpida e calda che giunge dal Marocco. Da anni vive a Ferrara, che considera la sua città adottiva, dove prosegue la sua carriera artistica. Una voce che vuole essere ambasciatrice delle note araboandaluse qui in Italia.
Prima di tutto, chi è Sakina Al Azami ?
«Una donna semplice moglie di un uomo fantastico e - spiega - , soprattutto, madre di una dolcissima bimba di 9 anni. E sono anche la figlia di una grande persona: mio padre, che mi ha sempre sostenuta al pari di mia madre. Provengo da una famiglia semplice che però mi ha trasmesso tutti i valori più importanti della vita e della mia cultura. Sono cresciuta a Tétouan, ma sono nata a Casablanca. Mio padre è originario del nord del Marocco. Provengo da una famiglia numerosa, che per quanto fosse legata alle tradizioni e alla cultura marocchina, è sempre stata di ampie vedute. Questo lo dimostrarono quando gli comunicai la mia decisione di lasciare Tetouan, per seguire la mia passione. Non significa che non abbia dovuto sostenere le mie personali battaglie, per poter affermare le mie idee e la mia persona, specie perché la società marocchina di allora non vedeva di buon occhio una ragazza che decideva di spostarsi per il Paese da sola, e per giunta cantare negli hotel e nei locali. Poi mi arrivò la proposta di cantare, per una settimana, in un ristorante a Roma. Ovviamente accettai, ma mai avrei pensato che il destino mi avrebbe portata a decidere di stabilirmi in maniera definitiva, qui in Italia».
Come è finita a Ferrara?
«Giunta a Roma, mi recai nel locale dove mi sarei dovuta esibire. I miei “maestri” mi hanno sempre insegnato il rispetto per la mia arte e la mia voce. Ricordandomi di ciò, scelsi di rifiutare il contratto. Senza un lavoro, ma con un visto in mano di tre mesi, decisi di fare “ il turista per caso …”. Mi spostai finché non mi ritrovai a Ferrara, dove incontrai mio marito. Mi innamorai dei suoi occhi e della magia di questa città, che fin da subito mi ha incantata. Ogni volta che cammino per i suoi vicoli, ho l'impressione di fare un tuffo nel passato. Sono arrivata nel 2003 e ho sempre vissuto a Ferrara. Nel corso degli anni mi è sempre stato consigliato di spostarmi altrove, magari a Roma per avere più opportunità nel mondo della musica, ma non ci sono riuscita. L’idea di lasciare Ferrara non mi va. Perché? In primis per non sradicare mio marito dalla sua città natale, poi non riesce ad andarmene definitivamente da qui, questa città oltre ad avere una magia propria mi ricorda molto Tétouan. Anche questa è una città piccola e ricca culturalmente. In Marocco, è conosciuta come la “Città dell’arte e della cultura».
Dove parte esattamente la sua cultura artistica?
«Dal "Conservatorio di Tètouan", dove ho studiato musica classica occidentale, pianoforte e armonia. Ma ho anche studiato musica andalusa, sotto la guida del maestro Amin Al Akrami. Per questa branca della musica la metodologia di insegnamento si basava sull'apprendimento diretto tra maestro ed alunno, oralmente. Non avevamo testi». La mia carriera artistica, invece, comincia nel 1996 con la mia partecipazione al “Festival della canzone marocchina di Tetouan”, dove ho conquistato il mio primo premio».
Ha studiato la musica arabo andalusa o, meglio la musica classica del Maghreb.
«Esatto, ma la musica Arabo-andalusa è un genere nato nella Spagna islamica, precisamente durante l’occupazione moresca dell’Andalusia. Questo genere viene chiamato in diversi modi. Tetouan è una delle culle di questa musica, per cui era scontato per me cominciare da qui…».
La sua carriera artistica è costellata di nomi importanti con i quali ha collaborato, il primo fra questi è quello di Franco Battiato.
«È un grande artista, con una grande cultura ma, soprattutto, una persona genuina e semplice. La nostra collaborazione è durata tre anni, il mio rispetto per lui, è pari a quello che avevo per i miei maestri, da cui ho appreso la mia conoscenza. Ogni volta che ci esibivamo, la nostra musica non era solo note e parole, ma era anche un dialogo. Il progetto si chiamava “Diwan - l’essenza del reale”: lui mi ha assegnato otto brani da cantare, tra cui alcuni scritti di suo pugno, in arabo. Ma ho avuto il piacere di collaborare anche con Stefano Picchi, Danilo Amerio, Eugenio Bennato, il mastro Diego Basso e altri ancora».
Sappiamo che la sua voce non è l’unico mezzo che usa per fare conoscere e diffondere la cultura mediterranea, ha creato addirittura un’associazione per poter far ciò...
«Si chiama “Al Andalus” e nasce proprio per far avvicinare la cultura araba-andalusa alla cittadinanza ferrarese. Un passo importante nel percorso dell’integrazione, che vede Al Andalus punto d'incontro per le due parti. Proprio per questo, come associazione, abbiamo deciso di aggregarci alla battaglia che la società italiana, e quella ferrarese in particolare, sta portando avanti contro la violenza sulle donne. Facciamo parte di questa società, ed è giusto che tutti noi si faccia fronte unico contro questo male che ci affligge. Un ponte culturale - chiude - che nasce a Ferrara e da quì si prepara ad essere una voce che unisce due diversi mondi».
Asmaa Aboulabil
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Prima di tutto, chi è Sakina Al Azami ?
«Una donna semplice moglie di un uomo fantastico e - spiega - , soprattutto, madre di una dolcissima bimba di 9 anni. E sono anche la figlia di una grande persona: mio padre, che mi ha sempre sostenuta al pari di mia madre. Provengo da una famiglia semplice che però mi ha trasmesso tutti i valori più importanti della vita e della mia cultura. Sono cresciuta a Tétouan, ma sono nata a Casablanca. Mio padre è originario del nord del Marocco. Provengo da una famiglia numerosa, che per quanto fosse legata alle tradizioni e alla cultura marocchina, è sempre stata di ampie vedute. Questo lo dimostrarono quando gli comunicai la mia decisione di lasciare Tetouan, per seguire la mia passione. Non significa che non abbia dovuto sostenere le mie personali battaglie, per poter affermare le mie idee e la mia persona, specie perché la società marocchina di allora non vedeva di buon occhio una ragazza che decideva di spostarsi per il Paese da sola, e per giunta cantare negli hotel e nei locali. Poi mi arrivò la proposta di cantare, per una settimana, in un ristorante a Roma. Ovviamente accettai, ma mai avrei pensato che il destino mi avrebbe portata a decidere di stabilirmi in maniera definitiva, qui in Italia».
Come è finita a Ferrara?
«Giunta a Roma, mi recai nel locale dove mi sarei dovuta esibire. I miei “maestri” mi hanno sempre insegnato il rispetto per la mia arte e la mia voce. Ricordandomi di ciò, scelsi di rifiutare il contratto. Senza un lavoro, ma con un visto in mano di tre mesi, decisi di fare “ il turista per caso …”. Mi spostai finché non mi ritrovai a Ferrara, dove incontrai mio marito. Mi innamorai dei suoi occhi e della magia di questa città, che fin da subito mi ha incantata. Ogni volta che cammino per i suoi vicoli, ho l'impressione di fare un tuffo nel passato. Sono arrivata nel 2003 e ho sempre vissuto a Ferrara. Nel corso degli anni mi è sempre stato consigliato di spostarmi altrove, magari a Roma per avere più opportunità nel mondo della musica, ma non ci sono riuscita. L’idea di lasciare Ferrara non mi va. Perché? In primis per non sradicare mio marito dalla sua città natale, poi non riesce ad andarmene definitivamente da qui, questa città oltre ad avere una magia propria mi ricorda molto Tétouan. Anche questa è una città piccola e ricca culturalmente. In Marocco, è conosciuta come la “Città dell’arte e della cultura».
Dove parte esattamente la sua cultura artistica?
«Dal "Conservatorio di Tètouan", dove ho studiato musica classica occidentale, pianoforte e armonia. Ma ho anche studiato musica andalusa, sotto la guida del maestro Amin Al Akrami. Per questa branca della musica la metodologia di insegnamento si basava sull'apprendimento diretto tra maestro ed alunno, oralmente. Non avevamo testi». La mia carriera artistica, invece, comincia nel 1996 con la mia partecipazione al “Festival della canzone marocchina di Tetouan”, dove ho conquistato il mio primo premio».
Ha studiato la musica arabo andalusa o, meglio la musica classica del Maghreb.
«Esatto, ma la musica Arabo-andalusa è un genere nato nella Spagna islamica, precisamente durante l’occupazione moresca dell’Andalusia. Questo genere viene chiamato in diversi modi. Tetouan è una delle culle di questa musica, per cui era scontato per me cominciare da qui…».
La sua carriera artistica è costellata di nomi importanti con i quali ha collaborato, il primo fra questi è quello di Franco Battiato.
«È un grande artista, con una grande cultura ma, soprattutto, una persona genuina e semplice. La nostra collaborazione è durata tre anni, il mio rispetto per lui, è pari a quello che avevo per i miei maestri, da cui ho appreso la mia conoscenza. Ogni volta che ci esibivamo, la nostra musica non era solo note e parole, ma era anche un dialogo. Il progetto si chiamava “Diwan - l’essenza del reale”: lui mi ha assegnato otto brani da cantare, tra cui alcuni scritti di suo pugno, in arabo. Ma ho avuto il piacere di collaborare anche con Stefano Picchi, Danilo Amerio, Eugenio Bennato, il mastro Diego Basso e altri ancora».
Sappiamo che la sua voce non è l’unico mezzo che usa per fare conoscere e diffondere la cultura mediterranea, ha creato addirittura un’associazione per poter far ciò...
«Si chiama “Al Andalus” e nasce proprio per far avvicinare la cultura araba-andalusa alla cittadinanza ferrarese. Un passo importante nel percorso dell’integrazione, che vede Al Andalus punto d'incontro per le due parti. Proprio per questo, come associazione, abbiamo deciso di aggregarci alla battaglia che la società italiana, e quella ferrarese in particolare, sta portando avanti contro la violenza sulle donne. Facciamo parte di questa società, ed è giusto che tutti noi si faccia fronte unico contro questo male che ci affligge. Un ponte culturale - chiude - che nasce a Ferrara e da quì si prepara ad essere una voce che unisce due diversi mondi».
Asmaa Aboulabil
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
