La Nuova Ferrara

De Giovanni porta i libri in tv «Penso solo alle mie storie» 

Dopo “I Bastardi di Pizzofalcone” torna con “I Guardiani” ambientato a Napoli «La fiction ha un linguaggio diverso ma sono fiero quando arrivo in televisione»

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Nella fucina creativa di Maurizio De Giovanni si entrerà sabato, alle 18.30, in piazza Trepponti. Il maestro del giallo internazionale porterà con sé I Guardiani, l’ultima fatica letteraria edita da Rizzoli. Le apparenze ingannano, ma restano fondamentali per alimentare una narrazione convincente, per accendere il fuoco della curiosità nel lettore. De Giovanni ha apprezzato in modo particolare la direzione artistica dell’amico Marcello Simoni: «Ritengo che il noir italiano abbia bisogno di rassegne come questa, momenti di confronto che mettono in comunicazione anche noi autori e ci offrono ulteriori stimoli».
Marco Di Giacomo, il protagonista, è in grado di intuire i legami tra visibile e invisibile.
«È un antropologo piuttosto disordinato - spiega -. Uno scienziato distratto e estraneo dal mondo, che segue le sue eccentriche teorie, almeno agli occhi di chi gli sta intorno. Molto guardingo e diffidente, nel suo passato ha espresso queste teorie con troppo entusiasmo da non essere preso sul serio da mondo accademico. Un peccato di gioventù».
È un espediente per dare credibilità alla teoria stessa?
«L’ipotesi di un’identità geofisica tra gli antichi luoghi di culto napoletani è frutto della mia fantasia. Allo stesso modo ho riportato la concezione di Lisi, la nipote del professore, la quale è convinta ci siano ancora sacerdoti che pratichino questi culti pagani in contatto tra di loro».
La teoria del complotto che sta alla base è un omaggio a Napoli. Serve a riportarla al centro del mondo?
«Napoli è un luogo assolutamente peculiare, con oltre tremila anni di storia documentata. È una città che si è sedimentata su un territorio più unico che raro: c’è un mondo sotterraneo non integralmente esplorato. Inoltre, Napoli è schiacciata tra due colline, una montagna e il mare, nonché edificata su un vulcano. Di fatto, tra i Campi Flegrei fino al Vesuvio non c’è soluzione di continuità. Mi divertiva l’idea di accedere a un nuovo tipo di narrativa popolare, diversa dalle mie prove precedenti».
Di detective che indagano insieme a un assistente fidato ne abbiamo visti tanti. Funziona sempre?
«Dipende... prima è necessario conoscere le vere identità delle persone, tanto nella realtà quanto nella finzione. Ho voluto dimostrare quanto siano fallaci le apparenze, quindi starei attento a ricondurre i miei personaggi a stereotipi».
C’è chi la considera una storia già confezionata per il piccolo schermo. Oggi uno scrittore di gialli quanto subisce l’influenza delle fiction?
«I gialli rispondono a dei canoni, le fiction ad altri. Sono due linguaggi differenti. Fatalmente se concepisci dei personaggi che vengono seguiti da tanta gente, è difficile non tenerne conto una volta che vengono interpretati. L’entità numerica di chi ha accesso a questo tipo di fruizione ti influenza per forza...».
I Bastardi di Pizzofalcone: cosa si prova a vedere i propri personaggi in tv?
«Sono molto fiero che le mie storie ci siano arrivate. Il mio atteggiamento però non cambia. Non penso al lettore quando scrivo, tantomeno al telespettatore. Penso solo ai personaggi ed ai loro bisogni, al loro volume e alle relazioni che intraprendono l’un l’altro».
L’interpretazione di Gassman ha reso giustizia al commissario Lojacono?
«Direi proprio di sì - chiude De Giovanni -. Alessandro è attore preciso e sensibile. In ogni aspetto del suo lavoro non ha mancato un tratto. Ho avuto fortuna con lui e con gli altri interpreti dei quali è il capitano. Sono molto soddisfatto, d’altronde, la classe attoriale napoletana è di alto livello». (mat.bia.)

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