Pazzi tra sacro e profano con “Lazzaro”
Lo scrittore ferrarese presenta all’Ibs+Libraccio il suo nuovo romanzo
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Sacro e profano si contendono l’ultima fatica letteraria di Roberto Pazzi, “Lazzaro”, edito da Bompiani. Lo scrittore presenterà il suo ventesimo romanzo oggi, alle 18, ospite della libreria Ibs+Libraccio insieme a Massimo Lugli. Sin dal principio la narrazione si divide in due. Da un lato, fa il suo ingresso un maestro di campagna, il romagnolo Alberto Cantagalli, rabbioso per un paese allo sfascio che ha rinunciato al volume dei suoi valori, alla sua stessa storia, per sguazzare in superficie. Dall’altro Leo Bonsi, il premier inesauribile che da commercialista di provincia si è trasformato in un duce «dal perpetuo sorriso», violentando la costituzione italiana. Quando il ventennio di Berlusconi sembrava non avere risoluzione, attraverso la scrittura Pazzi l’ha espiata per tutti: a causa di un governo sfacciatamente totalitario, immagina chi avrebbe voluto freddarlo… per questo Cantagalli si trasferisce da Fusignano a Roma con solo una Beretta in tasca.
Vittima e Carnefice – come s’intitola la seconda parte – non sono loro, bensì il corpo e lo spirito che compongono ogni individuo. Per quanto i due personaggi appaiano agli antipodi, non è così. L’autore ha reso con acutezza la loro complessità interiore. «Davvero mi dovrò mettere l’anima in pace»: se Bonsi sta tramontando, come si solidifica la cera dopo essere stata mutilata dal calore della fiamma vitale, Cantagalli deve ancora trovare la sua stasi. Il diavolo con cui si confronta senza sosta in un dialogo esistenziale, gli presenterà la reincarnazione di Santa Teresa d’Avila, nel medesimo passamano con cui Virgilio accompagna Dante da Beatrice, con cui un eroe pagano diviene un Cristo urbano nel deserto prodotto dal culto del potere. Più l’ombra incombe su Bonsi, più cresce il suo bisogno di una luce che lo accechi dall’impero dei desideri terreni. E se le parole di Borges conducono Pazzi alla consistenza del buio, saranno i versi di Rilke ad ispirargli la cura. Presente e passato si susseguono sullo sfondo immutabile della Capitale, ma l’essere umano rimane al centro, o meglio, la sua ricerca della felicità che sublima in beatitudine, la farfalla che precede l’uscita di Lazzaro dal sepolcro. Allora perché nel sogno premonitore di Cantagalli non ritorna al mondo?
Alle 11 invece, sempre all’Ibs+Libraccio per il ciclo “Libraio per un giorno” ci sarà Luciana Tufani che racconterà ai presenti il suo bagaglio di letture con auto-ironia e spontaneità: i classici che l’hanno formato, ma di più, i titoli che non abbandonano il suo comodino la notte, dai quali non si separa mai.
Matteo Bianchi
Vittima e Carnefice – come s’intitola la seconda parte – non sono loro, bensì il corpo e lo spirito che compongono ogni individuo. Per quanto i due personaggi appaiano agli antipodi, non è così. L’autore ha reso con acutezza la loro complessità interiore. «Davvero mi dovrò mettere l’anima in pace»: se Bonsi sta tramontando, come si solidifica la cera dopo essere stata mutilata dal calore della fiamma vitale, Cantagalli deve ancora trovare la sua stasi. Il diavolo con cui si confronta senza sosta in un dialogo esistenziale, gli presenterà la reincarnazione di Santa Teresa d’Avila, nel medesimo passamano con cui Virgilio accompagna Dante da Beatrice, con cui un eroe pagano diviene un Cristo urbano nel deserto prodotto dal culto del potere. Più l’ombra incombe su Bonsi, più cresce il suo bisogno di una luce che lo accechi dall’impero dei desideri terreni. E se le parole di Borges conducono Pazzi alla consistenza del buio, saranno i versi di Rilke ad ispirargli la cura. Presente e passato si susseguono sullo sfondo immutabile della Capitale, ma l’essere umano rimane al centro, o meglio, la sua ricerca della felicità che sublima in beatitudine, la farfalla che precede l’uscita di Lazzaro dal sepolcro. Allora perché nel sogno premonitore di Cantagalli non ritorna al mondo?
Alle 11 invece, sempre all’Ibs+Libraccio per il ciclo “Libraio per un giorno” ci sarà Luciana Tufani che racconterà ai presenti il suo bagaglio di letture con auto-ironia e spontaneità: i classici che l’hanno formato, ma di più, i titoli che non abbandonano il suo comodino la notte, dai quali non si separa mai.
Matteo Bianchi
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