il diario del po
Il vino consola per la pesca sfumata
Barbi e cavedani non abboccano ma ci sono le bottiglie di Dolcetto
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Continua il diario del Po dei ferraresi a 60 anni da Soldati.
Ieri mattina ci siamo svegliati a pochi metri dal Fiume Po, dopo aver trovato riparo piantando le nostre tende all’ombra degli alberi che crescono sulle rive. Dopo la cena di venerdì, durante la quale siamo stati ospitati da Marco, un pescatore che gestisce, insieme a diversi amici, un ristorante la cui terrazza è proprio sul fiume; la mattina è stata spesa presso la tenuta Fontanafredda, collocata al centro degli undici borghi del Barolo. Lì siamo stati accolti da Monica che, tra un calice di Moscato e uno di Dolcetto, ci ha illustrato come la tenuta fosse meta del re Vittorio Emanuele II dove trascorreva le vacanze con la defunta moglie e, dopo la dipartita di quest’ultima, con la seconda moglie RosaVercellana, popolana e figlia di un tamburo maggiore dello stesso re. La tenuta venne donata a La bela Rusin ed il re la insignì del titolo di contessa di Mirafiore e Fontanafredda.
Nel pomeriggio siamo tornati alle nostre tende dove abbiamo tentato di pescare alcuni barbi e cavedani, nonostante le buone intenzioni e i consigli di Mauro, pescatore del luogo, nulla ha abboccato. Ma calata la sera dal baule uscivano due bottiglie di Dolcetto regalateci da Monica... Matteo Rubbini
Ieri mattina ci siamo svegliati a pochi metri dal Fiume Po, dopo aver trovato riparo piantando le nostre tende all’ombra degli alberi che crescono sulle rive. Dopo la cena di venerdì, durante la quale siamo stati ospitati da Marco, un pescatore che gestisce, insieme a diversi amici, un ristorante la cui terrazza è proprio sul fiume; la mattina è stata spesa presso la tenuta Fontanafredda, collocata al centro degli undici borghi del Barolo. Lì siamo stati accolti da Monica che, tra un calice di Moscato e uno di Dolcetto, ci ha illustrato come la tenuta fosse meta del re Vittorio Emanuele II dove trascorreva le vacanze con la defunta moglie e, dopo la dipartita di quest’ultima, con la seconda moglie RosaVercellana, popolana e figlia di un tamburo maggiore dello stesso re. La tenuta venne donata a La bela Rusin ed il re la insignì del titolo di contessa di Mirafiore e Fontanafredda.
Nel pomeriggio siamo tornati alle nostre tende dove abbiamo tentato di pescare alcuni barbi e cavedani, nonostante le buone intenzioni e i consigli di Mauro, pescatore del luogo, nulla ha abboccato. Ma calata la sera dal baule uscivano due bottiglie di Dolcetto regalateci da Monica... Matteo Rubbini
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