La Nuova Ferrara

Ritratti a ritmo jazz Silvia Cariani disegna in presa diretta 

di SAMUELE GOVONI
Ritratti a ritmo jazz Silvia Cariani disegna in presa diretta 

L’emergente ferrarese espone a palazzo Crema «I carnet sono un’ancora per resistere alla realtà virtuale»

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«Che cos’è per me il disegno? Un modo per avvicinarsi agli altri e catturare le posture, gli umori e i modi di essere della gente». Per Silvia Cariani essere carnettista significa questo, riuscire a immortalare le sfumature delle persone, raccontandone emozioni e pensiero attraverso i colori e le espressioni del viso. A “Diari di viaggio” la Cariani presenta Ritratti in jazz, raccolta di opere realizzate al Torrione di San Giovanni durante l’ultima stagione concertistica del Jazz Club Ferrara. Oltre alla mostra a palazzo Crema, la Cariani terrà anche un workshop dedicato ad aspiranti ritrattisti.
Quando e come nasce l’idea di mescolare disegno e musica dal vivo?
«Canto e faccio musica da sempre, realizzare queste opere mi ha dato la possibilità di studiare il movimento e l’espressività del corpo attraverso il disegno, altra mia grande passione. Ho scelto il Jazz Club perché mi piacciono le sonorità e le atmosfere. Il jazz è il genere musicale che prediligo e quindi recarmi al Torrione a seguire e “immortalare” concerti è un’esperienza che mi ha dato tanto».
Perché?
«Perché tutto cambia a seconda del gruppo che si esibisce. Andavo al Torrione col mio taccuino e la mia matita e cercavo di cogliere gli attimi salienti della performance poi, una volta tornata a casa, aggiungevo il colore. Ho notato che lavorare sul disegno attraverso il ricordo è un modo per fare sintesi, per scremare e avere le idee più chiare».
Che cosa cambiava nel disegno “live”?
«Era tutto più istintivo, fluido e la mano restituiva l’energia in base alla musica del momento. Ho realizzato circa una decina di carnet (taccuini, ndr) al Torrione e mi sono resa conto che prima di questa esperienza ero molto più attenta al disegno, cercavo di dargli una connotazione quasi fumettistica; ora invece il tratto è più libero, più sciolto e in un certo senso è come se fosse quasi più pittorico».
Che cosa propone al pubblico “Ritratti in jazz”?
«Saranno esposte le pagine più significative dei carnet e le stampe ingrandite di alcuni disegni di cui ero particolarmente soddisfatta e a cui ero particolarmente legata».
Da dove arriva la passione per il disegno?
«È una passione nata alcuni anni fa da due fattori; il primo è mio padre, carnettista di viaggio, e l’altro è il mio bisogno di rendere più veri i miei personaggi. Volevo staccarmi dal “modellino” per dare più vita ai personaggi; da qui la voglia di disegnare dal vivo. Ora porto sempre con me un carnet; anche al lavoro per i momenti di pausa (sorride, ndr)».
E il workshop invece in cosa consisterà?
«Si terrà sabato dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30 e non sarà un “corso di disegno” nel senso stretto del termine. Proporrò l’analisi anatomica del capo su modello fisico tridimensionale, per passare alla schematizzazione dei piani facciali su modello vivente e allo studio della mimica. Infine si eseguiranno prove di disegno seguendo un preciso metodo per la misurazione delle proporzioni».
Come descriverebbe quest’arte e “Diari di viaggio”?
«Come un’ancora di salvezza per resistere a una realtà sempre più virtuale e intangibile. La manifestazione è necessaria e può essere stimolante. Cercare di riprodurre un paesaggio o un volto, può arricchire la persona, al di là dei risultati ottenuti. “Diari di viaggio” è un momento di condivisione, non una gara tra artisti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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