Giardini nascosti, piccoli angoli di paradiso
In arrivo a Ferrara due giorni alla scoperta di fiori, piante e parchi nascosti e protetti da alti muri e cancelli mai aperti
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Ferrara è un museo “a cielo aperto”, ancora di più quando si decide di mostrare le bellezze che di solito non si possono vedere, o meglio, che si scorgono di sfuggita dai cancelli. Sino all’inizio del ventesimo secolo i proprietari facoltosi abbellivano gli interni di casa per mostrarli a chi contava sulla piazza, le cosiddette ‘sale di rappresentanza’ che esponevano collezioni e mirabilia. Nel centro storico, sabato 13 e domenica 14 maggio, il Festival Interno Verde apre a tutti gli interessati cinquanta giardini selezionati, che si sono salvati dal corso del tempo e dell’asfalto.
Via Campo Sabbionario, 8
Impossibile. È il pensiero obbligato di chi si affaccia per la prima volta su quest’area verde. Dalla strada nulla fa presagire la meraviglia che si paleserà davanti agli occhi dopo aver varcato l’ingresso, ma bastano davvero pochi passi per tornare indietro nel tempo. Il primo giardino, vicino all’abitazione, è un luogo incantato: disegnato all’italiana, con un vialetto definito dalle siepi di bosso, si circonda di folti cespugli fioriti, biancospini, lillà delle indie, gelsomini che si arrampicano sui muri, alte palme che svettano verso il cielo. A terra un tappeto di viole colorato dai tulipani, dagli iris viola e azzurri. Sulla destra, sotto il tiglio centenario, il terreno si alza a custodire i resti del vecchio rifugio antiaereo, a sinistra, coperto dal glicine, un antico berceau in ferro battuto, che chissà quante chiacchiere e quanti caffè ha ospitato. La sorpresa, però, non si esaurisce: basta proseguire lungo il sentiero centrale e lanciare un’occhiata oltre le colonne di pietra per rendersi conto di quanto speciale sia questo spazio. Dopo il giardino si apre la campagna.
Corso Porta Mare, 6
Casa Hirsch è un luogo eccezionale: per la storia di cui è stata protagonista e l’insolito carattere architettonico. Renato Hirsch, industriale ebreo di origine tedesca, acquistò la proprietà nel 1924 e, grazie a successive acquisizioni, riuscì a circondare il palazzo di un vero e proprio parco. La sua biografia offre svariati spunti per interrogarsi e confrontare la Ferrara dell’epoca a quella presente. Minacciato e internato dal regime fascista, costretto a cedere i propri lanifici, fu riabilitato nel dopoguerra grazie all’attività per il Comitato provinciale di Liberazione e, infine, nuovamente allontanato dalla vita cittadina. Si ritirò nel 1946 in Palestina, dove i suoi cari si erano già rifugiati. Dell’edificio originale è rimasto poco: Hirsch operò una decisa ristrutturazione abbinata all’ampliamento. Spaventato dal clima di repressione, introdusse una serie di strumenti protettivi: strategiche vie di fuga e tanti nascondigli, addirittura un sistema idrico antincendio nel sottotetto e un percorso interrato per collegare le cantine al falso pozzo in giardino. Per decorare gli interni chiamò gli artigiani più capaci e utilizzò materiali ricercati, senza che il lusso fosse evidente dall’esterno. L’architettura che si distingue dalla strada riprende gli elementi del periodo Estense, scelta forse suggerita dalle celebrazioni ariostesche del 1928. Il parco rivaleggiava per dimensioni con quello del dirimpettaio, Palazzo Massari. Si dice che ospitasse anche un campo da tennis e perciò si pensa che possa aver ispirato la stesura de Il giardino dei Finzi Contini.
Via Armari, 18
Palazzo Santini Sinz rimane emblematico, perché racchiude il nostro passato dal Rinascimento a ora: la sovrapposizione temporale del gusto che mutava, come l’edera ricopre rampicante la sua terrazza balaustrata, sovrastando quello che era la stagione precedente. L’edificio fu eretto verso la fine del Quattrocento. Delle molte trasformazioni subite nei secoli dal palazzo, la più significativa avvenne nel Settecento, quando su commissione della famiglia Massari furono aggiunti la torre e il monumentale scalone d’onore. In quell’occasione l’orto fu convertito in un ampio giardino, decorato da varie statue. La rappresentazione di Apollo insieme a Euterpe, musa della musica, si può ammirare inserita in fondo al cortile, nella prospettiva neoclassica. Dall’alto della sua finestra, la vista ha condotto a ritroso più volte Roberto Pazzi con la fantasia, che da lassù mostrò il tempietto a tanti amici scrittori a cui è rimasto impresso. Claudio Magris lo nomina ancora.
Via Ugo Bassi, 21
Dulcis in fundo, una scoperta. Entrando nel giardino, contenuto ma vivace, si notano sulla sinistra le tracce di un arco imponente che si intravedono anche sotto il ballatoio, vicino al gelsomino. Lo staff di Interno Verde, in collaborazione con l’Ufficio Ricerche Storiche del Comune, condotto da Francesco Scafuri, ha provato a capire l’origine della struttura, da sempre il cruccio di chi la abita. L’ipotesi più verosimile è che l’arco appartenga all’antica porta di Santa Maria del Vado, inserita nelle mura medievali che furono distrutte a metà del XVI secolo per costruire l’Addizione Erculea.
Matteo Bianchi
Via Campo Sabbionario, 8
Impossibile. È il pensiero obbligato di chi si affaccia per la prima volta su quest’area verde. Dalla strada nulla fa presagire la meraviglia che si paleserà davanti agli occhi dopo aver varcato l’ingresso, ma bastano davvero pochi passi per tornare indietro nel tempo. Il primo giardino, vicino all’abitazione, è un luogo incantato: disegnato all’italiana, con un vialetto definito dalle siepi di bosso, si circonda di folti cespugli fioriti, biancospini, lillà delle indie, gelsomini che si arrampicano sui muri, alte palme che svettano verso il cielo. A terra un tappeto di viole colorato dai tulipani, dagli iris viola e azzurri. Sulla destra, sotto il tiglio centenario, il terreno si alza a custodire i resti del vecchio rifugio antiaereo, a sinistra, coperto dal glicine, un antico berceau in ferro battuto, che chissà quante chiacchiere e quanti caffè ha ospitato. La sorpresa, però, non si esaurisce: basta proseguire lungo il sentiero centrale e lanciare un’occhiata oltre le colonne di pietra per rendersi conto di quanto speciale sia questo spazio. Dopo il giardino si apre la campagna.
Corso Porta Mare, 6
Casa Hirsch è un luogo eccezionale: per la storia di cui è stata protagonista e l’insolito carattere architettonico. Renato Hirsch, industriale ebreo di origine tedesca, acquistò la proprietà nel 1924 e, grazie a successive acquisizioni, riuscì a circondare il palazzo di un vero e proprio parco. La sua biografia offre svariati spunti per interrogarsi e confrontare la Ferrara dell’epoca a quella presente. Minacciato e internato dal regime fascista, costretto a cedere i propri lanifici, fu riabilitato nel dopoguerra grazie all’attività per il Comitato provinciale di Liberazione e, infine, nuovamente allontanato dalla vita cittadina. Si ritirò nel 1946 in Palestina, dove i suoi cari si erano già rifugiati. Dell’edificio originale è rimasto poco: Hirsch operò una decisa ristrutturazione abbinata all’ampliamento. Spaventato dal clima di repressione, introdusse una serie di strumenti protettivi: strategiche vie di fuga e tanti nascondigli, addirittura un sistema idrico antincendio nel sottotetto e un percorso interrato per collegare le cantine al falso pozzo in giardino. Per decorare gli interni chiamò gli artigiani più capaci e utilizzò materiali ricercati, senza che il lusso fosse evidente dall’esterno. L’architettura che si distingue dalla strada riprende gli elementi del periodo Estense, scelta forse suggerita dalle celebrazioni ariostesche del 1928. Il parco rivaleggiava per dimensioni con quello del dirimpettaio, Palazzo Massari. Si dice che ospitasse anche un campo da tennis e perciò si pensa che possa aver ispirato la stesura de Il giardino dei Finzi Contini.
Via Armari, 18
Palazzo Santini Sinz rimane emblematico, perché racchiude il nostro passato dal Rinascimento a ora: la sovrapposizione temporale del gusto che mutava, come l’edera ricopre rampicante la sua terrazza balaustrata, sovrastando quello che era la stagione precedente. L’edificio fu eretto verso la fine del Quattrocento. Delle molte trasformazioni subite nei secoli dal palazzo, la più significativa avvenne nel Settecento, quando su commissione della famiglia Massari furono aggiunti la torre e il monumentale scalone d’onore. In quell’occasione l’orto fu convertito in un ampio giardino, decorato da varie statue. La rappresentazione di Apollo insieme a Euterpe, musa della musica, si può ammirare inserita in fondo al cortile, nella prospettiva neoclassica. Dall’alto della sua finestra, la vista ha condotto a ritroso più volte Roberto Pazzi con la fantasia, che da lassù mostrò il tempietto a tanti amici scrittori a cui è rimasto impresso. Claudio Magris lo nomina ancora.
Via Ugo Bassi, 21
Dulcis in fundo, una scoperta. Entrando nel giardino, contenuto ma vivace, si notano sulla sinistra le tracce di un arco imponente che si intravedono anche sotto il ballatoio, vicino al gelsomino. Lo staff di Interno Verde, in collaborazione con l’Ufficio Ricerche Storiche del Comune, condotto da Francesco Scafuri, ha provato a capire l’origine della struttura, da sempre il cruccio di chi la abita. L’ipotesi più verosimile è che l’arco appartenga all’antica porta di Santa Maria del Vado, inserita nelle mura medievali che furono distrutte a metà del XVI secolo per costruire l’Addizione Erculea.
Matteo Bianchi
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