Il rugby come occasione di riscatto
Martedì proiezione di “La prima meta” sulla squadra carceraria targata Cavallini
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Sarà presentato al pubblico ferrarese, con una proiezione unica martedì alle 21 alla sala Boldini (preceduta alle 10 da una proiezione all’Arginone) il film La prima meta, pellicola che racconta la nascita del “Giallo Dozza Bologna”, squadra di rugby militante in C2. Cos’ha di particolare questa squadra da meritare un film? Semplice: è formata dai detenuti del carcere di Bologna e già questo, unitamente agli sforzi di realizzare tale scommessa, merita attenzione.
Il legame con Ferrara c’è, ed è forte. Il presidente di questa squadra, nonché persona che ne ha sospinto i primi, determinanti, sforzi è Stefano Cavallini, ex assessore, ma anche ex massimo dirigente del rugby ferrarese targato Cus, che ha abbracciato subito il progetto “Tornare in campo” all’interno del quale va inserita la squadra della Dozza. Facile la lettura in chiave sociale del “tornare in campo”. Il gruppo è formata da carcerati, anche ergastolani, delle più disparate nazionalità, che si sono dovuti conquistare un posto in squadra dopo selezioni non solo fisiche. Nessuno conosceva il rugby se non per sentito dire, ma tutti hanno individuato lo sport come possibilità di riscatto sociale. In tanti son dovuti venire a patti soprattutto con se stessi per far parte della squadra, limitando aspetti del proprio essere che li avrebbero per forza esclusi dal progetto. Questo i detenuti lo sanno bene e hanno sottoscritto un codice etico comportamentale, che prevede sanzioni e l’esclusione in caso di violazione.
E le prime vittorie sono state queste, prima ancora di quelle poi arrivate sul campo nei tre anni di attività ufficiale della squadra. Ovviamente giocano sempre in casa, ma nel terzo tempo canonico (manca la birra, in carcere niente alcol) può incontrare e socializzare con gli avversari ed incontrare anche i familiari ammessi a vedere le partite. Il Cus Ferrara disputò alla Dozza un’amichevole due stagioni fa, esperienza per vari aspetti indimenticabile. Come viver dall’interno un aspetto stile “Quella sporca ultima meta”, dove i carcerati fortunati che potevano seguire il match dalle finestre, facevano la telecronaca a quelli più sfortunati senza visuale.
Il film di Enza Negroni (presente alla serata, ha diretto Jack Frusciante è uscito dal gruppo), racconta la storia del tecnico Max (nella realtà Max Zancuoghi del Bologna rugby 1928) che seleziona tre giocatori per la squadra. Il parallelismo fra le regole sportive e quelle di convivenza, da rispettare se si vuol far parte del progetto, sono alla base del racconto. Che porterà alla vittoria, prima sportiva in campionato, poi sociale quando si “tornerà in campo”, per una partita ben più dura da giocare, due dita fuori dalle porte del carcere, dove lealtà, solidarietà, sostegno, rispetto degli altri e delle regole, non sono solo dogmi della pallaovale. Il docu-film La prima meta è in concorso alla 57ª edizione del Festival dei Popoli.
Dario Cavaliere
Il legame con Ferrara c’è, ed è forte. Il presidente di questa squadra, nonché persona che ne ha sospinto i primi, determinanti, sforzi è Stefano Cavallini, ex assessore, ma anche ex massimo dirigente del rugby ferrarese targato Cus, che ha abbracciato subito il progetto “Tornare in campo” all’interno del quale va inserita la squadra della Dozza. Facile la lettura in chiave sociale del “tornare in campo”. Il gruppo è formata da carcerati, anche ergastolani, delle più disparate nazionalità, che si sono dovuti conquistare un posto in squadra dopo selezioni non solo fisiche. Nessuno conosceva il rugby se non per sentito dire, ma tutti hanno individuato lo sport come possibilità di riscatto sociale. In tanti son dovuti venire a patti soprattutto con se stessi per far parte della squadra, limitando aspetti del proprio essere che li avrebbero per forza esclusi dal progetto. Questo i detenuti lo sanno bene e hanno sottoscritto un codice etico comportamentale, che prevede sanzioni e l’esclusione in caso di violazione.
E le prime vittorie sono state queste, prima ancora di quelle poi arrivate sul campo nei tre anni di attività ufficiale della squadra. Ovviamente giocano sempre in casa, ma nel terzo tempo canonico (manca la birra, in carcere niente alcol) può incontrare e socializzare con gli avversari ed incontrare anche i familiari ammessi a vedere le partite. Il Cus Ferrara disputò alla Dozza un’amichevole due stagioni fa, esperienza per vari aspetti indimenticabile. Come viver dall’interno un aspetto stile “Quella sporca ultima meta”, dove i carcerati fortunati che potevano seguire il match dalle finestre, facevano la telecronaca a quelli più sfortunati senza visuale.
Il film di Enza Negroni (presente alla serata, ha diretto Jack Frusciante è uscito dal gruppo), racconta la storia del tecnico Max (nella realtà Max Zancuoghi del Bologna rugby 1928) che seleziona tre giocatori per la squadra. Il parallelismo fra le regole sportive e quelle di convivenza, da rispettare se si vuol far parte del progetto, sono alla base del racconto. Che porterà alla vittoria, prima sportiva in campionato, poi sociale quando si “tornerà in campo”, per una partita ben più dura da giocare, due dita fuori dalle porte del carcere, dove lealtà, solidarietà, sostegno, rispetto degli altri e delle regole, non sono solo dogmi della pallaovale. Il docu-film La prima meta è in concorso alla 57ª edizione del Festival dei Popoli.
Dario Cavaliere
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