Marani porta la "Vita di Nullo" in libreria
Appuntamento oggi alle 18 all'Ibs+Libraccio di Ferrara. Accanto allo scrittore di Tresigallo anche il ministro Franceschini e il direttore della Nuova Ferrara
FERRARA. Oggi alle 18 nella sala San Crispino della libreria Ibs+Libraccio di Ferrara (piazza Trento e Trieste) lo scrittore Diego Marani presenterà “Vita di Nullo”, il suo nuovo romanzo nato tra Tresigallo e Bruxelles. Con lui ci saranno il Ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e il direttore della Nuova Ferrara, Luca Traini. L’opera, edita da La Nave di Teseo, è una ballata intensa, cantata da eroi troppo grandi per le piazze in cui abitano. Il palcoscenico è un bar che ha la sacralità di una chiesa e un sacerdote indiscusso, Nullo, che regna su un popolo di rivoluzionari, come Belaghega l’inventore di parole, Patecia il collezionista di tristezze e Scandul, barrelliere per mestiere e pescatore per vocazione. Da quando Nullo è sparito nessuno più sorride al bar, perché lui era l’anima dell’intero paese. Sovrappeso e sognatore fin da bambino, vittima sacrificale dei coetanei eppure insostituibile animatore di ogni serata, Nullo è uno di quei lucidi folli che fioriscono nella provincia italiana.
Ha idee strampalate, geniali, è lo zimbello del gruppo ma riempie la vita di tutti. È vittima e carnefice dei larghi vuoti della pianura padana. Ora Nullo ha finalmente l’occasione della vita per uscire dalla provincia e conquistare la platea del mondo. Lascerà la sua opera incompiuta? «Nullo - aveva raccontato proprio alla Nuova Marani - è un nome di fantasia, ma ispirato alla vita di un compaesano che ho romanzato, perché ogni vita di noi ferraresi è un romanzo da sé. Nullo non è un nome neutro, ma quello che gli anarchici davano ai loro figli, nullo Deo».
Il romanzo, nato da una commistione di vita vera, fantasia e situazioni più o meno verosimili, e il bar, soprattutto nei paesi di provincia, è uno di quei luoghi in cui può accadere di tutto. È, o era e forse oggi non è più così, nei bar che si incontrano e si conoscono personaggi mitici della zona destinati a rimanere nella memoria dell’individuo per sempre. «I rapporti che ho sviluppato al bar da ragazzo - spiegava Marani -, non li ho più ritrovati da nessuna parte. Il legame con il compaesano è più dell’amicizia, perché non lo scegli. Di lui sai tutto perché sei sempre lì, si instaura un'intimità che avviene quasi per osmosi. Ci si bagna nella stessa acqua. Il bar è la piazza dove si sta a lungo e si assiste alle imprese della comunità. Si genera così una memoria collettiva che si trasforma in immaginario. Non ricordo più - chiude lo scrittore - come si chiami la metà della gente del mio bar, ma non dimentico i loro nomignoli».
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