La Nuova Ferrara

«Creiamo musicisti più universali» 

«Creiamo musicisti più universali» 

Il maestro Ciavarella ci racconta in prima persona l’esperienza di insegnante

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Sul jazz come genere e indirizzo del Conservatorio ecco il pensiero di Teo Ciavarella, insegnante e popolare musicista con esperienze al fianco di Lucio Dalla, oggi con Enrico Bertolino e Virginia Raffaele.
Nella mia esperienza decennale come docente al Conservatorio Frescobaldi, dove ho la fortuna di insegnare grazie alla lungimiranza dei direttori che si sono succeduti, dal maestro Fabbri all’attuale maestro Scafati e grazie all’importante contributo di Manuzzi, coordinatore dei nostri corsi, ritengo di poter affermare che la presenza del jazz tra le materie di studio rappresenta un contributo importante nel settore della formazione dei giovani musicisti. L’avvento dei corsi di jazz e popular music nei conservatori rappresentano un valore aggiunto ed ampliano la già vasta offerta formativa dei corsi del classico, aprendo la via non solo alla formazione di una nuova figura professionale di musicista, aperto alle musiche del nostro tempo, ma anche ad una nuova generazione di fruitori, ascoltatori e “specialisti della materia”, con la costruzione di nuove competenze culturali e di una nuova categoria di ascoltatori maggiormente competenti dei quali, spero, vedremo i risultati sul mercato del futuro prossimo. L’inserimento nei vari piani di studio di materie a cui una volta, nei corsi strumentali, era data una importanza relativa, penso all’arrangiamento o all’improvvisazione ma non solo, sta delineando un figura professionale di musicista più “universale” rispetto al passato, un professionista capace di valicare le ormai esili barriere che separano i generi musicali e allo stesso tempo di comporre e produrre al di là dello strumento musicale scelto per i propri studi.
Nella mia esperienza professionale, e sono confortato in ciò da esperienze simili dei miei colleghi, mi trovo a condividere il palco con i miei studenti, magari con un background classico, in contesti che spaziano dal jazz al pop, alla musica per il teatro, alle colonne sonore, toccando con mano la versatilità dei musicisti più giovani che, accoppiata ad entusiasmo giovanile ed energia, compensa spesso efficacemente all’inesperienza della loro giovane età.
Attualmente sto dirigendo l’orchestra in un importante programma televisivo sui Rai 2 in prima serata e ben 4 studenti del Frescobaldi mi hanno seguito in questa esperienza (si tratta della trasmissione “Facciamo che io ero” con Virginia Raffaele). Il fatto di poter condividere con artisti giovanissimi le informazioni che io e i miei colleghi abbiamo raggiunto con fatica in tanti anni di attività extracurricolare, partendo da studi tradizionali e partecipando a vari corsi europei e americani, consente ai nostri studenti di avere un punto di partenza nella loro vita professionale molto elevato per la loro età, promettendo sviluppi che invitano al sorriso e all’ottimismo sul futuro della musica in Italia. Ora basta creare i presupposti perché la musica nel nostro Paesea, che vedo molto trascurata, non si appiattisca su logiche di produzione culturale sempre più esigue, per far sì che questa forza nuova messa in campo non debba cercare altrove il terreno fertile di cui necessita per sbocciar completamente.
Teo Ciavarella

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