La Nuova Ferrara

Viaggio nell’istituzione Frescobaldi «Prima la qualità, pensando al lavoro» 

Viaggio nell’istituzione Frescobaldi «Prima la qualità, pensando al lavoro» 

Il direttore Scafati parla della propria scuola e dei problemi di sbocco professionale per i giovani artisti «Oggi un musicista dev’essere duttile, così i nostri corsi sono aperti ad organizzazione e legislazione»

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Basta scostare il portone in ferro battuto per essere accolti nell’androne dalle note di un organo, piuttosto che di un pianoforte o di un clarinetto. La presenza del Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” invade la Ferrara razionalista, tra la torre rossastra della scuola “Alda Costa”, le mura senape del Cinema Boldini ed il gemello Museo di Storia Naturale. Vanta circa 470 iscritti di ogni età, dai dieci ai trent’anni, e si apre sempre più alla cultura della sua città.
Direttore, cosa manca al conservatorio?
«La realtà è molto complessa - risponde Fernando Scafati -: ci sono tanti corsi da coordinare, che si dividono tra vecchio e nuovo ordinamento. In parte è una scuola che riguarda gli studenti del Liceo, in parte gli universitari, in parte gli allievi che lavorano già. Intendiamo migliorare la veste delle numerose iniziative, sia quelle di nostra produzione, sia quelle a cui diamo un contributo».
Nel senso che mettete a disposizione della città i vostri musicisti?
«Ci sono studenti o docenti che si inseriscono negli eventi cittadini. La rassegna concertistica a Palazzo Crema, ad esempio, o quella a Vigarano Mainarda, sono novità che si sono aggiunte a quelle consolidate».
Dopo l’alta preparazione che offrite ai ragazzi, come fate fronte all’aumento della crisi occupazionale?
«Da un lato dobbiamo funzionare come ente di formazione e la priorità deve restare la nostra missione, quella di organizzare la didattica a tutti i livelli. Bisogna crederci anche indipendentemente dagli effettivi sbocchi lavorativi, altrimenti non esisterebbe più nulla di ciò che comprende la produzione artistica. Sono in difficoltà le orchestre, le associazioni e noi stessi: per l’adozione di nuovi strumenti il Ministero all’anno ha stanziato 80mila euro per circa 80 conservatori in tutta Italia…».
Oggi un musicista è costretto ad “arrangiarsi”.
«Deve essere più duttile. Nei nostri corsi c’è spazio per materie come l’organizzazione degli eventi e la legislazione dello spettacolo, informando lo studente delle dimensioni pratiche con cui dovrà poi confrontarsi. La sfida è di trovare nuove possibilità senza bloccarsi di fronte alle avversità».
Accogliete positivamente il rapporto tra il pop ed i generi più canonici?
«Sicuramente c’è stato un grande sviluppo del Dipartimento di musica jazz e, dal prossimo anno, forniremo anche corsi propedeutici. Il Conservatorio non rifiuta il moderno, ma la base per raggiungere una resa di qualità resta quella classica, sia teorica sia pratica».
E rispetto ai fasti del passato ferrarese?
«Il Dipartimento di musica antica è fondamentale in una città come la nostra, e comprende la classe di canto barocco e rinascimentale, quella di organo e quella in cui si suona il flauto antico. Cerchiamo di favorire una certa differenziazione, permessa anche dalla collaborazione massiccia con le realtà esterne: a Casa Romei, ad esempio, c’è un clavicembalo del Quattrocento. Fare musica in spazi suggestivi, o durante manifestazioni come il Carnevale Rinascimentale, arricchisce l’allievo».
Il vecchio auditorium quando tornerà alla luce?
«Purtroppo subiamo notevoli ritardi burocratici. Non abbiamo ancora ricevuto il finanziamento che è stato stanziato per restaurarlo. La sua mancanza si fa sentire, sia per le prove sia per svariate altre situazioni. Lo utilizzeremo come parte integrante dell’edificio, ma sarà aperto spesso».
Quali sono gli strumenti che riscuotono più successo?
«Di sicuro i corsi jazz sono i più frequentati, perché sono stati una novità. Il pianoforte, la chitarra e il canto, tradizionalmente rimangono quelli che catturano più l’attenzione. Il nostro intento è di far scoprire anche gli altri strumenti, grazie all’iniziativa del “Conservatorio Aperto”. Un fagotto, un oboe e l’arpa sono visti come oggetti lontani e il nostro obiettivo è di avvicinare anche i piccoli al loro suono».
Ci si sta abituando troppo a YouTube…
«In rete - spiega il direttore - ormai è reperibile qualsiasi repertorio. Dal vivo, però, c’è un coinvolgimento fisico diverso, a livello emotivo e oltre quello uditivo. È una vibrazione che coinvolge il corpo per intero».
Esprima un desiderio.
«Trovare nuovi finanziamenti per insonorizzare adeguatamente tutte le aule. Negli anni Trenta, quando è sorto, il Conservatorio necessitava di meno spazio e si sviluppava su un piano soltanto; mentre sopra abitava il direttore. Con il passare del tempo quell’appartamento è stato convertito, ma risente della struttura originaria. Inoltre, siamo obbligati ad appoggiarci alla succursale dei Teatini: sarebbe incredibile poter avere un'unica sede».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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