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I personaggi senza tempo di Shakespeare 

I personaggi senza tempo di Shakespeare 

Il Gruppo del Tasso racconta i miti eterni del geniale autore: da Giulietta e Romeo all’ironia passando per il soprannaturale

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Mercoledì 17 all’Ariostea il Gruppo del Tasso si cimenterà con William Shakespeare, autore del XVI secolo ancora molto attuale. Ecco cosa significa oggi parlare di lui.
La stessa vita di Shakespeare, nato il 23 Aprile 1564 a Stratford-upon-Avon, è leggenda, e alcuni studiosi dubitano anche della sua esistenza o ipotizzano che ci fosse un collettivo di scrittura dietro a Shakespeare, vista la mole di opere prodotte prevalentemente in venticinque anni, dal 1588 al 1613. I numeri del drammaturgo inglese sono grandiosi: 37 testi teatrali tra commedie e tragedie, 154 sonetti e diversi altri poemi. Fino al 1585 conduce una normale vita a Stratford-upon-Avon, con tanto di moglie, Anne Hathaway, e tre figli Susannah e i gemelli Judith e Hemnet (da cui si suppone Shakespeare abbia tratto ispirazione per il nome Hamlet, protagonista della sua tragedia forse più celebre). È proprio dal 1585 al 1592 che non si ha alcuna notizia di Shakespeare, non si sa cosa abbia fatto e dove sia vissuto, su questo periodo i biografi e gli studiosi hanno fatto qualsiasi tipo di speculazione, come accuse per caccia di frodo o impieghi come insegnante di campagna o, ancora, stalliere a Londra. È proprio nella capitale che lo ritroviamo dal 1592, anno nel quale si dice che avessero già rappresentato alcune sue opere a teatro. Qui vive lavorando e scrivendo per il teatro.
L’argomento Shakespeare è ampio e complesso, in che modo abbiamo deciso di affrontarlo? Verranno toccate alcune delle tematiche minori delle tragedie del bardo e verrà affrontata la grande capacità di Shakespeare di trattare lo sviluppo e la crescita dei personaggi, scegliendo l’esempio di Romeo.
Romeo e Giulietta è forse l’opera più ricordata di William Shakespeare per la tematica affrontata: l’amore tragico dei due ‘sventurati amanti’, appartenenti alle famiglie rivali dei Montecchi e dei Capuleti, da anni in lotta tra loro. Le dispute e l’odio perpetuo ricadranno come una terrena maledizione sui due giovani che si affacciano all’adolescenza.
La storia è conosciuta dalla maggior parte dei lettori e anche chi non si fosse mai avventurato nella lettura, sicuramente ne avrà sentito parlare. Le vicende romantiche appassionano lo spettatore che, toccato dalla bellezza e dalla delicatezza del sentimento d’amore, sogna il lieto fine. In Romeo e Giulietta questa speranza è disattesa. La loro morte è ricordata e discussa. Il loro amore puro e intenso è citato e osannato da milioni di innamorati.
Ma i ‘se’ che possiamo supporre sono molti e rispondono a una motivazione semplice: se le cose fossero andate in un altro modo, il finale sarebbe stato diverso? Difficile rispondere con certezza. Ciò che possiamo tentare è di affidarci ai protagonisti e ai loro atteggiamenti nei confronti degli eventi. In particolare a Romeo, che in ultimo subisce la vista della sua amata Giulietta sul letto di morte. Durante l’incontro si ripercorrerà, dal primo atto della tragedia, lo sviluppo psicologico di questo ‘volubile ed esuberante ragazzo’ tratteggiandone virtù e debolezze scatenate dall’Amore impetuoso e appassionato. Romeo, il cui cambiamento avanza di pari passo con lo svilupparsi del suo amore per Giulietta, si vedrà sottoposto a una serie di prove difficili e sofferte. Ma l’amore è la forza che trasforma e trascina l’innamorato, pronto ad accettare ogni possibile conseguenza.
Altri due degli aspetti determinanti dell’opera di Shakespeare che si cercheranno di toccare sono l’ironia e la fascinazione per il soprannaturale.
L’ironia si sviluppa in diversi modi, possiamo trovare l’ironia del giullare grazie al quale i potenti non vengono risparmiati da critiche. Troviamo l’ironia come follia, mediante la quale l’autore riesce a proiettare lo spettatore nel futuro. Incrociamo l’ironia triviale, caratterizzata dalla battuta semplice e maliziosa, capace di rendere meno aulica e più vera l’intera rappresentazione. Shakespeare non è soltanto un genio della letteratura ma anche un uomo molto attento all’analisi dell’uomo. L’ironia possiede una componente di aggressività esternata attraverso un modus operandi dialogante. Inserire passaggi ironici all’interno di storie tragiche permette di potenziare l’effetto drammatico, attraverso il contrasto fra livelli comunicativi antitetici. Non dimentichiamo, infine, il potere salvifico della risata o del sorriso. In vari testi il ‘Nostro’ crea un parallelismo fra il teatro e la vita, perciò come nella rappresentazione scenica c’è ben poco di vero così nella vita tutto sommato c’è ben poco di sostanziale. E la risata di sicuro fa parte di quel poco sostanziale.
D’altro canto, invec,e il soprannaturale occupa in modo trasversale molte delle opere del grande bardo, quasi un potente richiamo ad un mondo antico grondante di inquietudine, superstizione e mito. Shakespeare non disdegna di infarcire le sue opere con fantasmi, spettri, streghe ed essere fatati. Abbiamo Titania e Oberon e tutto il mondo delle fate di Sogno di una notte di mezza estate, Prospero il mago, Ariel e il folletto Puck de La Tempesta, per poi arrivare al celebre fantasma del padre di Amleto e alla profezia e all’inquietudine delle tre streghe del Macbeth, solo per citarne alcuni. Tutte queste creatura provengono direttamente da un passato barbaro e superstizioso che Shakespeare non nega minimamente, anzi lo accorpa e lo porta nell’immaginario collettivo dell’età moderna per restituirci un mondo ancora più sfaccettato e completo, dove anche le potenze soprannaturali si ritagliano il loro posto nella storia antropologica dell’essere umano.
Ancora una volta Shakespeare è precursore dei tempi, affrontando temi che saranno alla base della letteratura pre-romantica, romantica e gotica, basti pensare a Horace Walpole con il suo Castello di Otranto o I Canti di Ossian raccolti da James Macpherson.
Il Gruppo del Tasso

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